I commenti del Ceo di Nvidia, Jensen Huang, durante la conference call sui risultati del quarto trimestre potrebbero un giorno essere ricordati come il punto più alto della bolla dell’intelligenza artificiale: il momento classico in cui, in ogni ciclo speculativo, entusiasmo e fiducia sconfinata finiscono per prevalere sul buon senso. Perché non sia così, occorrerebbe che, a partire dal 2026, gli Stati Uniti imboccassero una delle più grandi e senza precedenti fasi di espansione economica della storia moderna.
È uno scenario in cui Huang crede fermamente. Il suo messaggio agli investitori è stato chiaro: la massiccia spesa delle Big Tech nelle tecnologie di AI – in particolare nei chip prodotti da Nvidia – è tutt’altro che vicina alla conclusione. “Questo nuovo modo di fare computing non tornerà indietro”, ha dichiarato, sottolineando che le aziende continueranno ad ampliare la propria capacità di calcolo anche negli anni a venire.
Risultati straordinari per Nvidia, ma il mercato resta prudente
Nvidia ha chiuso gli ultimi tre mesi del 2025 con risultati eccezionali. La domanda per i suoi chip dedicati all’intelligenza artificiale è cresciuta in modo esplosivo: il fatturato è aumentato del 73%, raggiungendo 68,1 miliardi di dollari. L’azienda ha inoltre previsto un’ulteriore crescita delle vendite nel trimestre in corso, fino al 78%.
Eppure, nonostante questi numeri da record, il titolo in Borsa è salito di meno dell’1%. Il motivo risiede in una questione strutturale: oltre la metà dei ricavi di Nvidia proviene da cinque grandi “hyperscaler” – colossi tecnologici come Google e Amazon – che stanno acquistando in massa GPU per alimentare i giganteschi data center AI in fase di costruzione.
Molti di questi operatori hanno annunciato l’intenzione di raddoppiare le spese in conto capitale (capex) nel corso dell’anno. Meta, che nel 2025 ha investito 72 miliardi di dollari, punta a spendere fino a 135 miliardi. Google ha indicato investimenti fino a 185 miliardi, rispetto ai 91 miliardi dell’anno precedente. Complessivamente, i principali hyperscaler prevedono quasi 700 miliardi di dollari di capex in un solo anno.
La grande domanda: quanto può durare?
Il nodo cruciale è la sostenibilità di questa dinamica. Queste aziende stanno già investendo più di quanto generino in termini di flusso di cassa libero e stanno aumentando il ricorso al debito per finanziare l’espansione delle infrastrutture AI.
Se il gruppo dei cinque maggiori operatori raddoppiasse il capex ogni anno, la spesa arriverebbe a 2.800 miliardi di dollari entro il 2028 e a 5.600 miliardi nel 2029. Numeri colossali, che inevitabilmente alimentano dubbi tra gli analisti di Wall Street: chi sosterrà la domanda in futuro? Il restante 50% dei clienti di Nvidia sarà sufficiente a mantenere il ritmo? E soprattutto, quali applicazioni concrete giustificheranno investimenti di tale portata?
La visione di Huang: un’espansione strutturale
Huang ha risposto con sicurezza, illustrando una logica di crescita quasi strutturale. In passato, ha spiegato, il mondo investiva tra i 300 e i 400 miliardi di dollari l’anno nel computing tradizionale. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il fabbisogno di potenza di calcolo sarebbe fino a mille volte superiore. Se l’AI continuerà a generare valore, il mondo – secondo Huang – investirà di conseguenza per produrre sempre più “token”, l’unità base di elaborazione dei modelli di intelligenza artificiale.
Secondo il Ceo, la capacità globale necessaria per generare token supera già ampiamente i 700 miliardi di dollari di investimenti annui previsti oggi. E la traiettoria, a suo avviso, è destinata a proseguire. Sul fronte delle applicazioni, Huang ha indicato nell’“AI agentica” un punto di svolta raggiunto negli ultimi mesi. Il passo successivo sarà l’“AI fisica”, con modelli integrati in robotica e macchinari industriali. “L’intelligenza artificiale è qui. Non tornerà indietro. E continuerà solo a migliorare”, ha affermato.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com

