Le monarchie del Golfo negli ultimi anni si erano impegnate con grande attenzione a costruire una nuova immagine internazionale: quella di un’area stabile, aperta agli affari e capace di attrarre capitali e turismo nonostante le tensioni storiche del Medio Oriente. Città come Dubai, Abu Dhabi e Doha sono diventate simboli di questa strategia, trasformandosi in hub globali per il commercio, la finanza e il turismo di lusso. L’escalation militare legata al conflitto in Iran rischia però di mettere in discussione questo modello. Nel giro di pochi giorni, la crisi ha provocato chiusure dello spazio aereo, cancellazioni di voli e un clima di forte incertezza che si riflette già sulle prospettive economiche della regione.
Il settore più colpito dalla guerra in Iran è il turismo
Il comparto turistico è tra quelli più esposti agli effetti della crisi. Negli ultimi anni il Medio Oriente aveva registrato una crescita costante degli arrivi internazionali, superando nel 2025 la soglia dei 100 milioni di visitatori. Per alcune economie del Golfo, il turismo rappresenta ormai una componente significativa del prodotto interno lordo: negli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, nel 2024 il settore pesava per circa il 13% dell’economia nazionale.
Le tensioni militari rischiano però di ridimensionare queste prospettive. Se il conflitto dovesse prolungarsi, gli arrivi internazionali nell’area potrebbero diminuire sensibilmente nel corso del 2026. Ma il danno sembra già piuttosto evidente con disdette record registrate in questa settimana e si stimano che il settore abbia subito perdite per 5 miliardi di dollari.
Il rischio per gli investimenti e i piani di sviluppo
Oltre al turismo, la guerra rischia di avere conseguenze sui grandi progetti di trasformazione economica promossi dai Paesi del Golfo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno avviato programmi di investimento molto ambiziosi per ridurre la dipendenza dalle entrate petrolifere e sviluppare nuovi settori economici.
Tra questi spicca il piano saudita Vision 2030, che prevede investimenti per centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture, tecnologia, cultura e intrattenimento. Progetti simili sono stati avviati anche negli Emirati e in Qatar, con l’obiettivo di attirare capitali stranieri e posizionare la regione come centro globale dell’innovazione e dei servizi.
La regione inoltre sta cavalcando la crescita dell’AI con investimenti importanti, in collaborazione con le big tech mondiali, sui data center. Anch’essi però non sono stati risparmiati dal conflitto e nei giorni scorsi tre infrastrutture (due negli Emirati Arabi Uniti e una in Bahrein) di Amazon Web Services sono state colpite e danneggiate.

