Anche il cloud diventa un obiettivo della reazione iraniana all’attacco Usa-Israele. Sono stati colpiti da droni negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein tre data center di Amazon Web Services, il braccio di Amazon che è il principale fornitore al mondo di servizi cloud, con una quota mondiale del 30%.
Aws ha spiegato che due dei suoi data center negli Emirati Arabi Uniti sono stati “direttamente colpiti” da droni mentre un sito in Bahrein è stato danneggiato da “un attacco con drone nelle immediate vicinanze”. Inizialmente era stato riferito che erano stati colpiti da generici ‘objects’.
L’attacco ha causato interruzioni dei servizi in alcuni aree.
A causa del conflitto in corso in Medio Oriente e in Iran, spiega Amazon, “le nostre infrastrutture nelle due regioni interessate hanno subito danni materiali”. Questi attacchi, rileva il colosso Usa, “hanno causato danni strutturali e interruzioni di corrente nei nostri siti e, in alcuni casi, l’attivazione dei sistemi antincendio ha provocato ulteriori danni legati all’acqua”.
Amazon ha detto di lavorare a stretto contatto con le autorità locali, sottolineando che “la priorità assoluta è data alla sicurezza del personale durante tutte le operazioni di ripristino”.
Aws ha raccomandato ai suoi clienti di “salvare tutti i dati critici” e di trasferire le proprie operazioni verso server Aws situati in altre parti del mondo.
I data center sono ormai un’infrastruttura critica e colpirli può provocare grossi danni ai Paesi obiettivo del contrattacco iraniano. Per capirne l’importanza, basta pensare che due anni fa Aws e Palantir hanno siglato un accordo con Anthropic per mettere a disposizione Cloud anche per scopi classificati. Proprio Anthropic è finita al centro dell’attenzione per il ruolo che ha avuto nell’intelligence Usa alla base dell’attacco in Iran.

