Donne in Italia: istruzione, lavoro e divari ancora da colmare

Donne

Se sei donna, meno. Se sei uomo, di più. Non è un’iperbole, ma la realtà che ancora oggi definisce il mercato del lavoro in Italia. Lo confermano i più recenti dati Istat: le donne oggi sono sempre più istruite – rappresentano il 59,4% dei laureati – e guidano circa 1,3 milioni di imprese, pari al 22% del totale nazionale. Eppure, maggiore formazione e intraprendenza non si traducono automaticamente in opportunità reali: il tasso di occupazione femminile si attesta al 53,3%, quasi 18 punti percentuali sotto quello maschile, e il gender pay gap medio rimane ancora del 10,4%.

Perché le donne faticano a emergere

Gli uomini percepiscono stipendi superiori alle donne in tutte le categorie professionali, con divari più marcati tra operai, dirigenti e impiegati, mentre tra i quadri la differenza è più contenuta (ma comunque significativa). Considerando fattori oggettivi come titolo di studio, esperienza, ruolo e peso organizzativo, il gender pay gap si riduce fino al 3,1%, mostrando che una parte del divario è spiegabile da elementi strutturali, ma resta comunque una quota di disparità potenzialmente ingiustificata.

Anche ai vertici aziendali le donne faticano a emergere. Nei consigli di amministrazione delle società quotate la loro presenza è ormai intorno al 43%, grazie alle norme sulla parità di genere, ma solo il 2,2% ricopre il ruolo di amministratrice delegata e appena il 3,5% quello di presidente del CdA. Una volta raggiunta la posizione apicale, tuttavia, le differenze retributive tendono a scomparire, ma il percorso rimane lungo e accidentato.

Tra dinamiche culturali e strutturali

Le difficoltà delle donne derivano anche da dinamiche culturali e strutturali. Il 70% del lavoro di cura non retribuito è svolto da donne, e la maggioranza dei part-time involontari riguarda proprio il genere femminile, con percentuali significativamente superiori alla media europea. L’accesso alle professioni STEM rimane limitato, mentre in settori come sanità, assistenza sociale, istruzione e servizi le donne superano il 50% degli occupati. La maternità continua a incidere sul percorso professionale: meno della metà delle madri tra 25 e 34 anni risulta occupata e una donna su due tra i 18 e i 24 anni percepisce la maternità come un ostacolo per la carriera.

Non mancano strumenti pubblici, incentivi e misure di sostegno, spesso non intercettati perché la comunicazione privilegia misure legate alla genitorialità a scapito di quelle collegate a lavoro, formazione o autonomia economica. Superare questo bias informativo è essenziale per tradurre competenze e impegno in opportunità concrete.

Il sistema italiano in fase di aggiornamento

Il sistema italiano è in fase di aggiornamento: lo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2023/970 su equità e trasparenza retributiva è in esame preliminare, ma molte aziende sono ancora lontane da una piena maturità nella gestione della parità salariale.

Il quadro complessivo mostra una donna sempre più istruita, intraprendente e pronta a occupare spazi di leadership, ma che deve ancora confrontarsi con divari retributivi, barriere culturali e strumenti di supporto non sempre efficaci. Colmare queste lacune non è solo una questione di equità, ma anche un’opportunità per valorizzare pienamente competenze e talenti femminili nel sistema economico italiano.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.