Petrolio, con la guerra in Iran la Russia è più ricca. E dagli Usa arriva il favore a Putin 

vladimir putin petrolio

Con la guerra in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz, la Russia ha guadagnato tra gli 1,3 e gli 1,9 mld di dollari dalle tasse sulle esportazioni di petrolio, grazie alla crescente domanda di greggio russo da parte di India e Cina. 

In pratica, scrive il Financial Times, la Russia sta guadagnando fino a 150 mln di dollari al giorno in entrate extra budget dalle sue vendite di petrolio. Per il Ft il Paese di Vladimir Putin è “il grande vincitore dal conflitto in Medio Oriente”. Intanto anche le compagnie petrolifere Usa stanno beneficiando dalle conseguenze del conflitto.

E dal 12 marzo i russi, che intanto sono impegnati nel conflitto in Ucraina, hanno un vantaggio in più: Washington ha rimosso per un mese sanzioni ai prodotti petroliferi di Putin, fino all’11 aprile. In pratica, gli Usa consentono temporaneamente la consegna del greggio russo già in mare per calmare i prezzi del petrolio. Il risultato? La quotazione dell’oro nero continua a viaggiare sui 100 dollari al barile. Attualmente la Russia ha circa 100 milioni di barili in transito in mare.

“Per aumentare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta fornendo un’autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare”, è la comunicazione del Segretario del Tesoro Scott Bessent.  

“Questa misura mirata e a breve termine si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà un significativo vantaggio finanziario al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”, secondo Bessent. L’atto si applica esclusivamente al petrolio greggio o ai prodotti petroliferi russi caricati sulle navi a partire dal 12 marzo, è vero, ma è difficile non inserirlo in un quadro già molto favorevole a Putin. 

Quanto guadagnerà la Russia con il petrolio

Le stime del Ft dicono che il governo russo potrebbe ricevere fino a 4,9 miliardi di ricavi aggiuntivi complessivi solo entro la fine di marzo se i prezzi del greggio Urals (la principale miscela di riferimento per le esportazioni di petrolio della Russia) resteranno sui 70-80 dollari al barile di questo mese. 

Il livello precedente era 52 dollari, e infatti gli ultimi anni non sono stati facili per la Russia, che oltre al calo del prezzo dell’oro nero ha dovuto fronteggiare le minori vendite in India provocate dalle pressioni di Washington. Pressioni che gli americani hanno già allentato in precedenza, con un ‘waiver’ i 30 giorni, fornendo al petrolio di Putin una valvola di sfogo importante verso Est.

L’impatto dell’India sui conti russi

“L’India è uno dei principali importatori di petrolio dal Medio Oriente”, spiega Simona Benedettini, Ceo di RACE Consulting. Quella sospensione ha dato quindi una mano all’India ma soprattutto alla Russia, “che dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la chiusura dell’Europa a gas e petrolio ha dovuto reinventarsi”.

Una svolta possibile grazie a Paesi come Cina e India, che hanno approfittato delle conseguenze del conflitto in Ucraina per stringere i rapporti con Mosca.

Considerati gli ultimi sviluppi, dice Benedettini, le stime miliardarie dei benefici per la Russia sono addirittura sottostimate. “La Russia è ancora un Paese di assoluta rilevanza nel definire gli equilibri sui mercati energetici. E’ ancora oggi il terzo produttore di petrolio al mondo, mentre per lo stretto di Hormuz ancora sono in dubbio scorte militari a breve per i transiti delle petroliere. A questo punto, l’unica cosa che può porre fine a queste dinamiche è la fine del conflitto stesso”.

Iran, un’opportunità per la Russia

Per le casse russe (con il Paese alle prese con la costosa guerra in Ucraina) il futuro sembra promettente. L’opportunità, con la guerra in Iran, è quella di riprendersi un posto di primo piano nel mercato energetico mondiale.

Kirill Dmitriev, inviato economico del presidente russo Vladimir Putin, ha detto che gli Stati Uniti stanno “riconoscendo l’ovvio: senza il petrolio russo, il mercato globale dell’energia non può rimanere stabile”.

La Bbc riporta che Bill Browder, un ex finanziere che ha guidato una campagna per imporre sanzioni ai massimi funzionari russi accusati di corruzione, pensa che la mossa di Trump sia stata “una decisione terribile che arricchirà Putin e prolungherà la guerra in Ucraina”.

Intanto “la guerra in Medio Oriente sta creando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero mondiale”, dice l’Agenzia internazionale per l’energia. 

Una dichiarazione ancora più significativa se si considera che proprio l’Aie ha svincolato 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza dei suoi Paesi membri, altra cifra senza precedenti. Non è bastato: i prezzi del petrolio non si fermano. E per ora tra le potenze mondiale nessuna ne sta traendo un vantaggio così evidente come la Russia di Putin. 

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Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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