‘Italians do it better’, anche negli aeroporti. O almeno, così sembra guardando dall’estero. L’Italia viene spesso citata come esempio di eccellenza nella gestione dell’hospitality e uno dei luoghi in cui questo vantaggio competitivo emerge con più evidenza è proprio l’aeroporto, crocevia globale di viaggiatori per turismo e affari. A sostenerlo – con toni espliciti – è il settimanale britannico The Spectator, che in un recente articolo ha attaccato frontalmente il sistema aeroportuale del Regno Unito, definendolo “una vergogna: un habitat innaturale fatto di umiliazioni, disagi e truffe”, aggravato da inefficienze operative, scarsa qualità del servizio e un’estetica spesso trascurata.
Il confronto: Fiumicino vs aeroporti britannici
Il paragone con Aeroporto di Roma Fiumicino è immediato. Non a caso, lo scalo romano di ADR è stato recentemente premiato come miglior aeroporto d’Europa per il nono anno consecutivo. Nel 2024 ha superato i 40 milioni di passeggeri, confermandosi uno degli hub più importanti del continente e un asset strategico per il turismo italiano, che continua a registrare livelli record di presenze internazionali.
Ma il punto non è solo quantitativo. È qualitativo. Gli aeroporti sono sempre più la prima e l’ultima impressione di un Paese: non solo infrastrutture di transito, ma spazi che raccontano un modello economico e una visione. In Italia funzionano come vetrine. Nel Regno Unito come punti di passaggio. Ed è proprio in questa differenza, più che nei numeri, che si misura chi, forse, ‘does it better’.
Il vantaggio degli investimenti anticipati
Uno degli elementi più concreti del divario riguarda sicurezza ed efficienza operativa. Fiumicino ha investito con largo anticipo negli scanner a tomografia computerizzata (CT), introducendo una tecnologia che consente ai passeggeri di non rimuovere liquidi o dispositivi elettronici dal bagaglio. Il risultato è un tasso di controllo manuale inferiore al 5%—e, per i passeggeri, la fine del rituale noioso di “tirare fuori laptop e liquidi” ai controlli di sicurezza.
Al contrario, negli aeroporti britannici come Gatwick Airport, dove questi sistemi sono stati implementati solo di recente, il tasso di bagagli respinti ha superato il 60%, con conseguenti rallentamenti e costi operativi più elevati. Anche Heathrow Airport, tra i più trafficati al mondo, ha faticato a modernizzare i propri processi con la stessa rapidità.
L’esperienza del passeggero
Il vero punto, però, è un altro: l’esperienza del passeggero. Come osserva The Spectator, Fiumicino è “pieno di luce”, con un’offerta gastronomica che privilegia qualità e identità locale – dal caffè espresso alla pasta fresca, fino a pizza e gelato artigianale – mentre i grandi marchi globali restano presenti ma defilati. Senza dimenticare le aree fumatori “pulite e trasparenti ovunque, a differenza di Gatwick, dove devi pagare 40 sterline per accedere all’unica lounge che permette di fumare”.
Anche il retail segue la stessa logica. Marchi come Fabriano, Gallo e Borsalino trasformano lo spazio commerciale in una vetrina del Made in Italy, lontana dalla standardizzazione delle high street replicate negli aeroporti britannici. È una reazione a catena: un ambiente più piacevole aumenta il tempo di permanenza e, di conseguenza, la spesa media per passeggero, una componente sempre più centrale nei ricavi aeroportuali, sempre meno dipendenti dalle sole attività aviation.
Il capitale culturale
Il paradosso è evidente: il Regno Unito resta una delle economie più avanzate al mondo, ma nei suoi aeroporti fatica a tradurre questa forza in qualità percepita. L’Italia, pur con una crescita più modesta, riesce invece a valorizzare un asset intangibile – il capitale culturale – trasformandolo in vantaggio competitivo.
E c’è un dettaglio, più di altri, che sintetizza questa differenza. Come osserva The Spectator, ciò che eleva Aeroporto di Roma Fiumicino a un livello di “coolness quasi divino” è la presenza diffusa di esposizioni di statue antiche, mosaici e affreschi provenienti da Ostia Antica, la risposta romana a Pompei. Perché, in fondo, “rendere gli spazi pubblici belli è una scelta”.

