Mentre scade il trattato New Start, il mondo cerca un nuovo equilibrio tra tre superpotenze per evitare il ritorno alla ‘legge della giungla’.
Siamo davvero certi che il multilateralismo sia definitivamente passato di moda? Il compianto Joe Nye, professore emerito di Harvard scomparso qualche mese fa e ‘papà’ del soft power, ovvero del potere della persuasione che completa il più classico potere di coercizione, riteneva che il mondo globalizzato avesse già creato tanti e tali vincoli da rendere impossibile un ritorno alla legge della giungla.
Nemmeno l’effetto Trump, i dazi, le guerre in corso e l’ascesa impetuosa di nuovi attori globali come la Cina sarebbero dunque in grado di farci ripiombare in uno scenario da XV secolo, con le grandi potenze impegnate a combattersi per il dominio dei mari e delle rotte di oro e spezie.
Certo, il multilateralismo non gode di ottima salute. Ce ne siamo accorti lo scorso 5 febbraio, quando è cessato il trattato New Start, che ha consentito di limitare la proliferazione e l’utilizzo di testate nucleari tra Stati Uniti e Russia. L’accordo ha attraversato buona parte della seconda metà del Novecento e il primo scorcio del nuovo millennio.
All’apice della Guerra Fredda, Washington e Mosca stoccavano rispettivamente 2.500 testate nucleari. Un’enormità, frutto della costante rincorsa alla perfetta simmetria strategica e alla deterrenza: nessuno dei due contendenti doveva avere (o percepire di avere) un vantaggio, altrimenti la tentazione di premere il pulsante rosso sarebbe stata più forte.
Un principio spettrale ma che ha permesso al mondo di scongiurare lo scenario di un olocausto nucleare. Il primo Trattato Start viene firmato nel 1991, a pochi anni dalla caduta del Muro di Berlino. La sua versione più aggiornata, conosciuta per l’appunto come New Start, è del 2010, a cui è seguita un’ulteriore revisione nel 2021.
Donald Trump e Vladimir Putin hanno aspettato l’ultimo momento utile, ben oltre la scadenza formale, per prorogare la validità dell’accordo, il cui abbandono ci avrebbe portati più vicini alla drammatica ‘mezzanotte’, l’ora più buia che gli scienziati monitorano proprio dalla Guerra Fredda. Su quel quadrante mancano ormai pochi secondi.
Non è catastrofismo ma la presa d’atto che nel mondo il numero di testate nucleari non è mai stato così elevato. Sono potenze atomiche ovviamente i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Usa, Cina, Russia, Francia e Regno Unito). Lo sono diventate negli anni il Pakistan, l’India, la Corea del Nord e Israele.
Cercano l’atomica disperatamente anche la Corea del Sud, l’Iran e l’Arabia Saudita. Ora ci sono sei mesi per pensare ad un nuovo testo che, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrebbe coinvolgere anche la Cina, asseverando così il fatto che il mondo va organizzandosi su tre grandi sfere d’influenza ma lasciando accesa la speranza che ci sia ancora spazio per il dialogo e una chance di salvare il multilateralismo.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)
