Puig ed Estée Lauder trattano la fusione: in gioco un’operazione da 40 miliardi

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La notizia arriva nella tarda serata di lunedì, a mercati ormai chiusi e la sua portata potrebbe ridisegnare la mappa del beauty di lusso a livello mondiale. Puig e The Estée Lauder Companies hanno confermato ufficialmente di essere in trattativa per una potenziale fusione. In un comunicato congiunto, i due gruppi hanno dichiarato di stare valutando la possibilità di “unire le proprie attività”, precisando però che “non è stata presa alcuna decisione definitiva né è stato raggiunto alcun accordo”. Un annuncio atteso e al tempo stesso dirompente, che arriva in un settore in piena ridefinizione degli equilibri.

Chi sono i due protagonisti

Da una parte c’è Estée Lauder, il gigante americano della cosmesi di lusso fondato dalla famiglia Lauder e oggi guidato dal ceo Stéphane de La Faverie. Con un fatturato di 14,3 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato di circa 28-31 miliardi di dollari a seconda delle sedute, il gruppo vanta un portafoglio di marchi tra i più prestigiosi al mondo: oltre al brand omonimo, comprende Tom Ford Beauty, acquisito nel 2022 per 2,8 miliardi di dollari, Clinique, Jo Malone London, La Mer, Le Labo, Aveda, Balmain Beauty e Aerin Beauty.

Dall’altra c’è Puig, storica società di fragranze e cosmetici con sede a Barcellona, gestita dalla famiglia Puig e quotata alla borsa spagnola dal maggio 2024, con una delle più grandi Ipo in Spagna degli ultimi dieci anni. Nell’esercizio 2025 il gruppo ha superato i 5 miliardi di euro di ricavi, capitalizza poco meno di 15 miliardi di euro e può contare su un portafoglio di marchi altrettanto riconoscibile: Jean Paul Gaultier, Rabanne, Carolina Herrera, Nina Ricci, Dries Van Noten e Charlotte Tilbury. Le fragranze rappresentano oltre il 70% del suo fatturato.

Insieme, i due gruppi hanno realizzato nell’insieme oltre 20 miliardi di dollari di ricavi nel 2025. La loro fusione darebbe vita a un colosso della bellezza di lusso con una capitalizzazione di Borsa superiore ai 40 miliardi di dollari.

La risposta al maxi deal L’Oréal-Kering

Per capire il contesto in cui matura questa operazione, bisogna fare un passo indietro. Lo scorso ottobre, Kering, proprietaria di Gucci, ha ceduto la propria divisione cosmetica a L’Oréal per circa 4,7 miliardi di dollari, rafforzando ulteriormente la posizione del colosso francese nel segmento del beauty di lusso. Un’operazione che ha spostato gli equilibri del settore e che, secondo fonti vicine alla vicenda citate da Reuters, avrebbe spinto Puig e Estée Lauder ad accelerare le proprie riflessioni strategiche. L’entità nata da una loro eventuale fusione sarebbe, secondo queste fonti, “meglio attrezzata per competere con L’Oréal”.

Non è un caso che Marc Puig, presidente esecutivo del gruppo, abbia confermato che anche Puig era stato contattato da Kering prima che l’accordo con L’Oréal venisse siglato. Un retroscena che conferma come il gruppo catalano fosse già da tempo nel radar dei grandi movimenti di consolidamento del settore.

Fragranze, il terreno comune

Il denominatore comune tra i due gruppi è chiaro: le fragranze. Un segmento in cui entrambi sono forti, ma in cui Estée Lauder accusa un ritardo strutturale rispetto ai principali concorrenti. “Estée Lauder ha una lacuna significativa nel suo portafoglio di fragranze rispetto a player come L’Oréal e LVMH e questa fusione colmerebbe tale lacuna”, ha commentato un analista di Rbc Capital Markets. Il segmento delle fragranze è già il terzo polo di fatturato per Estée Lauder e mostra segnali di vitalità: nell’ultimo trimestre, la divisione ha registrato una crescita delle vendite del 9%, a fronte di un aumento complessivo dei ricavi del 6%.

Il mercato globale dei profumi, dopo anni di forte espansione post-pandemia, sta tuttavia attraversando una fase di rallentamento, con la domanda sotto pressione per l’aumento dell’inflazione. In questo scenario, le economie di scala e la diversificazione del portafoglio offerte da una fusione diventano argomenti strategici ancora più solidi.

Le reazioni di Borsa e i nodi aperti

I mercati hanno accolto la notizia in modo asimmetrico. A Madrid, il titolo Puig ha guadagnato il 17,8% il giorno successivo all’annuncio, il rialzo maggiore dell’indice Ibex 35 e dell’intero Stoxx Europe 600. A New York, invece, Estée Lauder ha chiuso in calo del 7,7% lunedì, prima dell’annuncio ufficiale, per poi recuperare terreno nelle contrattazioni after hours.

La cautela degli investitori americani riflette le incertezze che circondano l’operazione e le difficoltà congiunturali di Estée Lauder. Il gruppo statunitense è impegnato in una riorganizzazione interna mentre affronta una stagnazione della domanda negli Stati Uniti, che nel trimestre più recente ha oscurato i segnali di miglioramento registrati in Cina e in Europa. Le ultime indicazioni annuali del gruppo sono risultate inferiori alle stime di Wall Street. Non mancano poi le voci critiche: gli analisti di eMarketer hanno avvertito che “un accordo di questa portata potrebbe ostacolare la capacità di Estée Lauder di innovare e tenere il passo con i concorrenti più agili”.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la fusione avverrebbe tramite un mix di contanti e azioni, ma i dettagli restano tutti da definire.

Puig si prepara al salto di scala

Al di là delle trattative con Estée Lauder, i movimenti recenti di Puig suggeriscono che il gruppo stia sistematicamente preparando il terreno per una trasformazione profonda. La settimana scorsa la società ha annunciato la separazione dei ruoli di vertice: Marc Puig ha mantenuto la carica di presidente esecutivo, mentre Jose Manuel Albesa ha assunto quella di ceo. Una scelta presentata come in linea con “i più elevati standard di best practice per le società quotate in borsa”, ma che in prospettiva appare funzionale alla gestione di un’organizzazione sempre più complessa e internazionale.

Un’occasione concreta per fare maggiore chiarezza sulle trattative in corso sarà il Capital Markets Day di Puig in programma a Barcellona il prossimo 14 aprile, evento in cui Marc Puig aveva già promesso aggiornamenti sulla strategia e sulle priorità di lungo termine del gruppo. A quel punto, il mercato vorrà risposte più precise su una possibile operazione che, se dovesse concretizzarsi, cambierebbe per sempre il volto del beauty globale.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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