La guerra in Iran sta tenendo col fiato sospeso tutto il mondo. L’amministrazione Usa, insieme ad Israele, ha iniziato le ostilità il 28 febbraio affermando che il conflitto avrebbe avuto durata breve, però all’alba del ventottesimo giorno non sembra essere ancora vicina una risoluzione, anche se si sono aperti degli spiragli.
In queste settimane sono stati fatti numerosi tentativi diplomatici, ma senza grandi esiti. Tuttavia, nei giorni scorsi sembra esserci stata una svolta grazie a colloqui indiretti tra Usa e Iran, mediati dal Pakistan. Come risultato di queste trattative, Trump ha annunciato, il 23 marzo, lo stop per 5 giorni agli attacchi a siti energetici iraniani, a seguito di “colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”. Ora, la sospensione è stata prolungata di altri 10 giorni e la data di scadenza fissata per il 6 aprile.
Si tratta dell’ennesimo cambio di rotta del presidente americano che oscilla tra apertura al dialogo e dimostrazioni di forza. Infatti, questa mossa arriva mentre il Pentagono ha ordinato il dispiegamento di migliaia di soldati aggiuntivi in Medio Oriente. Questi potrebbero essere impiegati in operazioni di terra in Iran, il che rappresenterebbe una netta escalation del coinvolgimento statunitense e probabilmente infiammerebbe ulteriormente la regione.
L’estensione dello stop, ci tiene a rimarcare Trump, arriva poiché i “colloqui sono in corso e, nonostante le dichiarazioni errate in senso contrario diffuse dai media che diffondono notizie false e da altri, stanno procedendo molto bene”. La precisazione arriva dopo che nei giorni scorsi l’élite iraniana aveva negato trattative in corso tra Teheran e Washington, mettendo in dubbio la veridicità delle parole del tycoon.
Qualche giorno fa, tra il 24 e il 25 marzo, l’amministrazione Usa aveva provato a mettere sul piatto una soluzione diplomatica per porre fine alle ostilità iniziate il 28 febbraio: il cosiddetto ‘Piano in 15 punti’. Il documento, trasmesso a Teheran tramite la mediazione del Pakistan (e già rispedito al mittente), prevedeva lo smantellamento totale del nucleare iraniano, con il conseguente impegno formale di non cercare più la bomba atomica. Anche l’arricchimento di uranio avrebbe dovuto fermarsi. Tra i punti principali c’era la riapertura dello Stretto di Hormuz, canale da cui passa circa un quinto del petrolio globale.
Come hanno reagito i mercati
L’annuncio di Trump dell’estensione dello stop ai bombardamenti dei siti energetici iraniani è arrivato ieri sera, quando le Borse europee e Wall Street erano chiuse.
Ovviamente, lo stop ai bombardamenti sta già avendo i suoi effetti nei mercati finanziari: le borse asiatiche hanno aperto in ribasso, ma hanno recuperato le perdite durante la giornata di contrattazioni. Infatti, l’indice giapponese Topix ha guadagnato lo 0,4%, il Nikkei è rimasto stabile, mentre l’indice Hang Seng di Hong Kong è salito dello 0,8%.
Per quanto riguarda le Borse europee, i principali indici hanno avuto una mattinata ribassista e sono tutti in rosso: il Ftse Mib perde l’1,5% (con Enel e Eni che scendono quasi del 2%), il Dax l’1,5%, il Cac l’1% e l’Aex 1,4%.

