Gli investitori ignorano i tentativi di Donald Trump di calmare i prezzi del petrolio. Le notizie indicano una crescente probabilità di un intervento militare di terra degli Stati Uniti per riaprire lo Stretto di Hormuz. La 31ª Marine Expeditionary Unit è già arrivata in Medio Oriente. L’11ª è in viaggio. Migliaia di paracadutisti dell’82ª Divisione aviotrasportata stanno raggiungendo l’area. Le autorità valutano anche l’invio di altri 10.000 soldati. I mercati reagiscono subito. Con gli ultimi sviluppi della guerra in Iran, i future sul Dow Jones perdono 298 punti (-0,66%). L’S&P 500 scende dello 0,62% e il Nasdaq dello 0,68%.
Il petrolio sale. Il Wti guadagna il 2,4% e raggiunge 101,99 dollari al barile. Il Brent cresce del 2% e arriva a 114,88 dollari. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti tocca 3,98 dollari al gallone, un dollaro in più rispetto a un mese fa.
Hormuz, nodo strategico globale
Il dollaro si rafforza leggermente sull’euro (+0,14%) e resta stabile sullo yen. Il rendimento dei Treasury a 10 anni scende al 4,428%. I costi di finanziamento erano saliti la settimana precedente dopo aste obbligazionarie con domanda debole, legata ai timori sulla guerra con l’Iran.
Secondo il Washington Post, il Pentagono si prepara a settimane di operazioni di terra in Iran. La Casa Bianca precisa che non esiste ancora una decisione definitiva.
L’ipotesi più probabile non è un’invasione su larga scala. Si parla di raid mirati con forze speciali e fanteria. Tra gli obiettivi possibili ci sono l’isola di Kharg, hub da cui passa il 90% dell’export petrolifero iraniano, e le aree costiere vicino allo Stretto di Hormuz.
Gli attacchi aerei di Stati Uniti e Israele hanno colpito duramente le forze iraniane. Teheran però mantiene un ruolo chiave nello Stretto di Hormuz. Minaccia attacchi con droni contro le navi. Diversi Paesi chiedono corridoi sicuri e pagano milioni per il passaggio.
Rotte alternative e nuovi fronti
Con Hormuz in gran parte bloccato e circa un quinto del petrolio mondiale fermo nel Golfo Persico, il Mar Rosso diventa una rotta alternativa strategica.
L’Iran potrebbe aumentare il controllo sulle forniture globali anche grazie agli alleati Houthi. I ribelli yemeniti rivendicano un lancio di missili verso Israele e potrebbero colpire le rotte commerciali nel Mar Rosso, come già accaduto durante il conflitto tra Israele e Hamas.
In questo scenario, l’Arabia Saudita sfrutta al massimo l’oleodotto East-West, con una capacità di 7 milioni di barili al giorno, per portare il greggio al porto di Yanbu sul Mar Rosso.
Guerra in espansione e diplomazia fragile
La guerra mostra segnali di espansione. L’Ucraina firma accordi di cooperazione militare con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, offrendo competenze contro i droni. Parallelamente emergono notizie su un supporto russo all’Iran con informazioni di targeting e droni avanzati.
Sul fronte diplomatico, i progressi restano limitati. Arabia Saudita, Turchia ed Egitto avviano colloqui in Pakistan senza la partecipazione di Stati Uniti e Israele. Il presidente del Parlamento iraniano definisce questi incontri una copertura per permettere agli Stati Uniti di rafforzare la presenza militare.
Donald Trump sostiene che il conflitto durerà fino a sei settimane. Le stime degli analisti sono diverse. Secondo Byron Callan di Capital Alpha Partners, esiste solo il 25% di probabilità che la guerra si chiuda entro maggio, il 45% che si prolunghi fino all’autunno 2026 e il 35% che arrivi al 2027.
Settimana chiave per i mercati
Con guerra in escalation, petrolio in aumento e inflazione sotto pressione, i mercati attendono una settimana ricca di dati macroeconomici.
Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell parlerà lunedì. Martedì arrivano i dati sui prezzi delle case e sul mercato del lavoro. Mercoledì usciranno il report ADP, l’indice manifatturiero e le vendite al dettaglio.
Venerdì i mercati resteranno chiusi per il Venerdì Santo, ma il Dipartimento del Lavoro pubblicherà i dati sull’occupazione. Wall Street prevede una ripresa con 45.000 nuovi posti, dopo il calo inatteso di 92.000.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

