Guido Guidesi: “L’innovazione è un fattore decisivo per la Lombardia”

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Dalle imprese storiche alle startup, dai grandi eventi internazionali alla ricerca applicata, la Lombardia è capofila di una visione industriale che guarda all’Europa e ai mercati globali. Parla Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione.

La Lombardia è il principale motore economico del nostro Paese, non solo per dimensioni e numeri, ma per la capacità di anticipare trasformazioni industriali e tecnologiche. La Regione è la portabandiera di un modello produttivo che tiene insieme manifattura, innovazione e creatività, agendo da volano per l’intero sistema economico italiano. Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, ha delineato i tratti distintivi di questo modello e le sfide che attendono questo territorio.

La Lombardia viene spesso definita la locomotiva economica del Paese. Quali sono, a suo avviso, gli elementi strutturali che rendono il modello lombardo così efficace?

Prima di tutto, la natura dei lombardi, che ogni giorno, in qualunque ruolo e professione, cercano di migliorarsi rispetto al giorno precedente. A questo si aggiungono due elementi fondamentali: la convinzione che le imprese siano parte integrante della nostra comunità e la consapevolezza che debbano essere sostenute per continuare a crescere e generare nuove opportunità, soprattutto per le generazioni più giovani.

I numeri su imprese innovative, brevetti e startup raccontano una Regione capofila. Quanto conta l’integrazione tra imprese, università e istituzioni nel rendere l’innovazione un processo continuo e non episodico?

È un fattore decisivo. Come Regione, lavoriamo per svolgere un ruolo di connettore, affinché università, centri di trasferimento tecnologico e istituti di formazione operino realmente al servizio delle imprese, programmando insieme e in modo integrato. L’innovazione, per noi, non può essere episodica: significa anticipare i tempi e il mercato.

È l’unica strada per competere a livello internazionale, soprattutto in un contesto in cui non possiamo giocare la partita dei costi, ma dobbiamo puntare su qualità, competenze e capacità di visione.

Quando si parla di Lombardia si pensa spesso all’industria ‘tradizionale’. Eppure la creatività è sempre più centrale. In che modo design, manifattura avanzata e contenuti creativi stanno diventando leve economiche strategiche?

Di tradizionale restano soprattutto i settori, non i modelli produttivi. Oggi molte industrie lombarde sono veri e propri centri di programmazione digitale, caratterizzati da livelli avanzati di innovazione e automazione, e sostenuti da competenze sempre più specifiche e specializzate.

Continuiamo a credere nella manifattura perché la crescita economica passa dalla presenza sul territorio di un tessuto produttivo forte, capace di alimentare anche l’intera filiera dei servizi.

In questa direzione si inserisce il nostro piano industriale, insieme al rafforzamento degli ecosistemi territoriali attraverso le Zone di innovazione e sviluppo.

Quanto è importante oggi per una Regione industriale come la Lombardia saper coniugare creatività e tecnologia, soprattutto nei settori automotive, moda, meccanica avanzata e transizione green?

È un equilibrio che già pratichiamo in tutti i settori citati, ma che potrebbe esprimere un potenziale ancora maggiore se non fossimo frenati da un quadro normativo europeo spesso poco coerente con la realtà industriale. Alcune regole, così come sono oggi, limitano la nostra capacità di competere e mettono a rischio la stabilità delle imprese.

La nostra ambizione è restare una grande Regione manifatturiera, puntando su una manifattura ambientalmente sostenibile. I dati dimostrano che questa transizione è già in atto, ma evidenziano anche come, a parità di regole, il sistema non sia competitivo, a partire dal costo dell’energia.

Se il quadro normativo europeo non viene rivisto, il rischio è che gli obiettivi ambientali vengano perseguiti a scapito della tenuta industriale, fino a fenomeni di vera e propria desertificazione produttiva. Settori come chimica, siderurgia e automotive, insieme ad altri comparti strategici, si trovano già oggi in questa condizione.

Guardando oltre i confini nazionali, la Lombardia può competere con i grandi hub europei dell’innovazione? Su quali asset può costruire un vantaggio strutturale nel medio-lungo periodo?

La Lombardia ha una caratteristica distintiva che pochi altri territori europei possono vantare: la possibilità di trovare, in un raggio di pochi chilometri, l’intera catena del valore. Non solo fornitori, ma anche servizi avanzati, ricerca e formazione.

Questo è il nostro principale asset competitivo. Su questa base stiamo lavorando per rafforzare ulteriormente il sistema, attraverso scelte strutturali che richiedono anche un cambio di mentalità. Sono decisioni i cui effetti non saranno immediati, ma che puntano a costruire un vantaggio duraturo.

L’obiettivo è fare in modo che, anche nel 2040, si possa parlare della Lombardia come della locomotiva economica e della principale Regione manifatturiera del continente.

Cambiare oggi è necessario per continuare a essere ciò che siamo domani. In questa direzione si inseriscono le Zone di innovazione e sviluppo, pensate per stimolare l’innovazione attraverso un coworking strategico e continuo tra imprese, sistema formativo, ricerca, credito e istituzioni.

I grandi eventi internazionali hanno avuto e continuano ad avere un ruolo chiave. In che modo manifestazioni globali contribuiscono non solo all’immagine, ma anche allo sviluppo industriale e innovativo del territorio?

Ospitare grandi eventi internazionali significa certamente rafforzare la visibilità del territorio, ma soprattutto lasciare in eredità infrastrutture strategiche e generare un indotto economico rilevante durante e dopo lo svolgimento delle manifestazioni. Questo vale in modo evidente per le Olimpiadi, per la loro natura straordinaria, ma anche per molti altri eventi, sportivi e non, che contribuiscono allo sviluppo del sistema locale.

L’attrattività eventistica, oggi fortemente concentrata su Milano, potrebbe e dovrebbe essere estesa all’intera Regione, valorizzando le diverse specificità territoriali. Molto dipende dalla capacità organizzativa dei singoli territori, con il supporto costante della Regione, che è presente e operativa.

Le Olimpiadi di Milano Cortina sono il risultato della determinazione dimostrata nella fase di candidatura dalle Regioni e dai territori coinvolti. Una forza che il livello centrale non può replicare allo stesso modo e che conferma l’importanza di riconoscere maggiore autonomia alle Regioni, per rendere più efficaci le scelte di sviluppo e di investimento.

Nonostante i numeri, il ruolo della Lombardia viene talvolta messo in discussione nel dibattito pubblico. Crede che esista un problema di percezione o di racconto del modello lombardo?

Esiste certamente un problema di percezione. Spesso si dà per scontato che la Lombardia ‘vada avanti da sola’, senza considerare fino in fondo il contributo che la Regione garantisce all’intero Paese.

Attraverso il residuo fiscale, la Lombardia sostiene in modo significativo i servizi nazionali, pur operando all’interno di un impianto statale ancora fortemente centralista, che finisce per rallentare i territori più dinamici. Non sempre è chiaro quanto la Regione, in Lombardia, supplisca di fatto a funzioni che altrove sono maggiormente in capo allo Stato.

I dati di bilancio e i numeri lo dimostrano con evidenza. Sostenere la Lombardia significa sostenere l’Italia nel suo complesso: non è una posizione ideologica, ma una constatazione fondata sui fatti e sulle statistiche.

Se dovesse indicare una priorità strategica per mantenere il primato della Lombardia nell’innovazione e nella creatività industriale nei prossimi dieci anni, quale sarebbe?

La priorità è mettere la Lombardia nelle condizioni di competere ad armi pari con i Länder tedeschi, le regioni spagnole e gli altri grandi territori europei, attraverso maggiori competenze e risorse adeguate. L’autonomia non è un obiettivo in sé, ma uno strumento di crescita e sviluppo per l’intero Paese.

Oggi, al contrario, si rischia di andare nella direzione opposta, anche a causa della progressiva centralizzazione dei fondi europei, che vengono spostati dalle Regioni agli Stati. È un passaggio che merita grande attenzione, perché se si rallenta la Lombardia si rallenta l’Italia nel suo complesso. I numeri lo dimostrano.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)

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