Come trasformare sostenibilità e compliance in fattori strutturali di crescita, ne parliamo con Antonio Mariani, General manager in Italia di Star.
Negli ultimi anni il settore alimentare ha attraversato una trasformazione silenziosa ma profonda. Cambiano i ritmi di vita, si ridefiniscono le abitudini di consumo, cresce l’attenzione per qualità, sostenibilità e sicurezza, mentre il quadro regolatorio europeo si fa più articolato e stringente. In questo scenario, anche categorie tradizionalmente percepite come ‘funzionali’ stanno vivendo una ridefinizione identitaria. È il caso dei ‘ready meal’, che da semplice soluzione pratica stanno diventando una proposta contemporanea, allineata ai nuovi valori del consumatore. Ne abbiamo parlato con Antonio Mariani, General manager in Italia di Star, per approfondire come stanno evolvendo le strategie industriali in un quadro regolatorio sempre più articolato e quali condizioni di policy siano oggi necessarie per coniugare innovazione, sicurezza e competitività lungo l’intera filiera.
Negli ultimi anni il segmento dei ‘ready meal’ ha mostrato una capacità di tenuta significativa, anche grazie ai cambiamenti nelle abitudini alimentari e negli stili di vita. Quanto questa resilienza deriva dalla capacità dell’industria di adattarsi al cambiamento e quanto, invece, dalla sua capacità di guidarlo?
La resilienza dei ready meals nasce da due fattori complementari: l’adattamento a nuovi stili di vita e la capacità dell’industria di guidare il cambiamento tramite innovazione e riposizionamento della categoria. Un indicatore chiave di questa solidità è la dinamica a valore del segmento ‘asian ready meals’, che registra un +5% nel 2025 e un +20% di Cagr dal 2019 a 2025 (Ytd).
La categoria cresce nel medio periodo, trasformando la praticità in una proposta contemporanea: più gusto, più varietà, più format e più occasioni d’uso. Oggi i ‘ready meal’ competono sempre di più su: qualità percepita (ricette, ingredienti, profili sensoriali); ispirazione e scoperta (cucine etniche, contaminazioni, limited edition); personalizzazione (varianti e formati diversi); allineamento ai nuovi valori (sostenibilità, pack responsabili, trasparenza).
L’industria quindi non si limita a intercettare un bisogno esistente, ma contribuisce a ridefinire il ruolo del ‘ready meal’ che da ‘scorciatoia’ diventano soluzione di piacere accessibile. Come leader di categoria, il nostro obiettivo è continuare a far crescere il mercato rispondendo ai bisogni funzionali e creando un legame emozionale e culturale, soprattutto con le nuove generazioni.
Dal vostro punto di vista, il quadro europeo e nazionale riesce a sostenere la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere, oppure rischia di produrre nuove rigidità?
Il settore alimentare oggi opera in uno scenario complesso, segnato da fattori interconnessi quali transizione ambientale, tutela della salute, sicurezza delle filiere, costi energetici e instabilità geopolitica. In questo contesto, il quadro Ue e nazionale può favorire la competitività offrendo una direzione strategica chiara e prevedibile per le imprese.
Un accumulo frammentato di normative, obblighi e tempistiche non coordinate rischia di creare rigidità operative, soprattutto nelle filiere più complesse. Per realtà strutturate come Star e per brand con una responsabilità di categoria come Saikebon, la stabilità regolatoria è essenziale per investire in qualità, sicurezza e sviluppo, mantenendo l’agilità necessaria in un mercato in evoluzione.
Riteniamo fondamentale che le politiche pubbliche debbano affiancare agli obiettivi ambientali e sociali, misure concrete, incentivi energetici, sostegno a R&S, semplificazione e dialogo con le imprese, per trasformare la sostenibilità in un fattore di competitività.
In questo quadro si inserisce anche il Regolamento UE 2024/2895, che introduce nuovi standard in materia di sicurezza alimentare per i prodotti pronti al consumo. Quali impatti vi aspettate sul piano industriale, organizzativo e competitivo per il settore nei prossimi anni?
I nuovi standard introdotti vanno nella direzione giusta perché contribuiscono a rafforzare la fiducia dei consumatori e a rendere il sistema più resiliente e trasparente. Nel medio periodo, ci aspettiamo impatti rilevanti su più livelli. Sul piano industriale, le aziende dovranno accelerare l’evoluzione dei processi, investendo in controllo, tracciabilità, automazione e monitoraggio in tempo reale, rafforzando qualità e integrazione tra produzione, R&D, supply chain e assurance per prevenire rischi a monte.
Sul piano organizzativo, i modelli diventeranno sempre più cross-funzionali, con regulatory, qualità e business coordinati. Cresce l’importanza di regulatory e quality nei processi decisionali e della formazione continua. Le aziende già strutturate e con cultura della qualità partono avvantaggiate. Sul piano competitivo, la normativa alzerà la soglia di ingresso, favorendo i brand che trasformano la compliance in un vantaggio strategico. La sicurezza alimentare diventa parte della brand promise, soprattutto nei prodotti pronti al consumo, dove fiducia e semplicità guidano la scelta.
Per realtà come Star, già forte sulla qualità, l’adeguamento normativo è un’opportunità, trasformando la compliance in vantaggio competitivo tramite efficienza, time-to-market e credibilità, senza frenare l’innovazione.
Guardando al futuro, quali priorità dovrebbe porsi il comparto food nel dialogo con le istituzioni, in termini di filiere, energia, sostenibilità e competitività, per rafforzare la propria posizione nel sistema produttivo italiano?
La priorità dovrebbe essere la costruzione di un quadro di policy stabile, coerente e orientato al lungo periodo, che consenta alle imprese di pianificare investimenti strutturali e tattici su diversi aspetti con politiche industriali integrate.
Sul fronte delle filiere, è fondamentale rafforzare l’integrazione tra agricoltura, trasformazione e distribuzione, con accordi di filiera e strumenti contro la volatilità dei prezzi. La sicurezza degli approvvigionamenti e la valorizzazione dell’origine diventano leve strategiche, soprattutto per l’Italia, dove il food è legato a temi di qualità e identità.
Sul tema energia, serve un contesto che faciliti l’accesso a energie rinnovabili a costi competitivi, semplificando l’autoproduzione, le comunità energetiche e i Ppa industriali. Ridurre il costo dell’energia aumenta la resilienza del settore e libera risorse da reinvestire.
La sfida della sostenibilità, invece, è passare da obblighi regolatori a strumenti abilitanti, con obiettivi chiari, incentivi concreti su packaging, sprechi, efficienza ed economia circolare, il tutto supportato da strumenti finanziari e tempi di implementazione realistici che non penalizzino le Pmi.
In termini di competitività, soprattutto su mercati globali, il comparto food ha bisogno di politiche a supporto di innovazione, digitalizzazione, automazione, sviluppo competenze, export e tutela del Made in Italy.
In questa prospettiva, resilienza significa resistere agli shock e trasformare il cambiamento in crescita. Le istituzioni devono favorire questa trasformazione, garantendo che il food italiano rimanga un pilastro del Paese.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di marzo 2026 (numero 2, anno 9)

