Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha depositato le liste per il rinnovo degli organi sociali di Enel, Enav, Eni e Leonardo, e compie una rivoluzione a metà, molto più rilevante di quanto ci si aspettasse nei mesi scorsi.
Per Leonardo il ministero dell’Economia indica alla presidenza Francesco Macrì e per il ruolo di Ad Lorenzo Mariani, l’attuale ad di Mbda Italia, che così supera gli altri nomi in lizza, come Pierroberto Folgiero, oggi a capo di Fincantieri, e Gian Piero Cutillo, responsabile della divisione elicotteri (una delle più importanti del gruppo) che però potrebbe diventare Dg. Mariani è stato condirettore generale di Leonardo prima di diventare Ceo di Mbda, che produce missili.
Il gigante elettrico italiano intanto non cambia, come si pensava.
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All’Enel il Mef indica per la riconferma Flavio Cattaneo per il ruolo di Ad e Paolo Scaroni per la presidenza.
Per l’Eni il ministero riconferma per il quinto mandato l’ad Claudio Descalzi (pedina fondamentale nei piani energetici internazionali del piano Mattei) ma cambia il presidente indicando per il ruolo Giuseppina di Foggia, l’attuale ad di Terna.
La società della rete elettrica dovrà quindi cambiare guida (in pole Pasqualino Monti, sarà Cdp a scegliere), ma anche presidenza, visto che lascerà la poltrona Igor De Biasio, che diventa Ad dell’Enav (l’attuale è proprio Monti). Sempre per l’Enav il Mef indica per la presidenza Sandro Pappalardo, l’attuale presidente di Ita Airways.
Il ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, si legge nella nota del Mef, “ringrazia i presidenti, gli amministratori delegati, i consiglieri uscenti per l’impegno profuso in questi anni e augura buon lavoro ai confermati e ai nuovi entrati”.
Le scelte su Leonardo
L’addio a Roberto Cingolani da Ceo di Leonardo è probabilmente il cambiamento più rilevante, nonostante sia stato l’ex ministro a portare il gigante della difesa ai risultati industriali e azionari attuali. Un cambio che il mercato non ha apprezzato. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto non avrebbe gradito la svolta imposta da Palazzo Chigi al Gruppo. Sulle scelte relative a Leonardo ci sarebbe stata anche una interlocuzione con gli americani, in particolare sulla eventualità di tenere Cutillo nel Gruppo.
Tra i motivi che hanno spinto il Governo a cambiare, dopo il risultato del Referendum che ha cambiato le carte in tavola, ci potrebbe essere la necessità di avere un controllo più saldo sul gigante italiano che lavora a progetti enormi, come il Michelangelo Dome o il Gcap. Su alcuni di quei progetti, come appunto lo ‘scudo’ che Cingolani ha detto di voler sperimentare in Ucraina a fine anno, l’ex Ad di Leonardo ha mostrato una certa autonomia decisionale rispetto a palazzo Chigi.

