AI, la sfida della sovranità: l’Italia cerca la sua ‘terza via’ tra Usa e Cina

Evento AI

C’è una partita globale (molto accesa e dibattuta) che si gioca sull’intelligenza artificiale e l’Italia rischia di restarne spettatrice. O peggio, diventarne dipendente. Oggi quasi il 90% dei mercati digitali è dominato da piattaforme e sistemi sviluppati tra Stati Uniti, Cina e nord Europa: dai chip ad alte prestazioni ai data center, fino ai modelli linguistici sempre più avanzati. Il risultato è una crescente vulnerabilità tecnologica per il nostro Paese, soprattutto nei settori più sensibili come difesa, sanità e aerospazio.

Da tempo si parla della cosiddetta ‘sovranità digitale’: il controllo su dati, infrastrutture e algoritmi. Un tema che non è più solo industriale, ma anche politico. Se ne è discusso al Senato, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, durante l’evento “AI Italia. L’AI tra innovazione e sovranità digitale”, promosso da Engineering Group su iniziativa della vicepresidente del Senato Licia Ronzulli. Un confronto tra istituzioni, industria e accademia con un obiettivo chiaro: costruire una ‘via italiana’ all’intelligenza artificiale che sia sovrana, sicura e sostenibile.

Il rischio di diventare una colonia digitale

Il punto di partenza è chiaro: senza capacità autonome, l’Italia rischia di trasformarsi in una ‘colonia digitale‘. La dipendenza da modelli stranieri comporta infatti perdita di controllo sui dati, opacità sugli algoritmi e potenziali impatti sulla qualità dell’informazione e sui processi democratici. Da qui la necessità di costruire soluzioni proprie, trasparenti e allineate ai valori nazionali, per salvaguardare la propria democrazia e il proprio futuro.

Durante il dibattito il Ceo di Engineering Group Aldo Bisio, ha sottolineato che milioni di aziende italiane negli ultimi anni hanno caricato documenti, procedure e know-how su piattaforme di AI generativa. “Nulla di illecito, ma con una domanda rimasta spesso senza risposta: dove finiscono quei dati? E chi li utilizza?”.  La risposta proposta passa per un cambio di paradigma: trasformare l’AI da servizio esterno a infrastruttura strategica nazionale.

In questa direzione si inserisce IS-IA (Italy’s Sovereign Intelligence Architecture), la piattaforma sviluppata da Engineering e costruita su EngGPT 2: un foundation model addestrato in italiano, su infrastrutture controllate e con piena governance dei dati, anche grazie al contributo di Cineca. “L’obiettivo è offrire un’alternativa concreta a pubbliche amministrazioni e imprese, evitando che siano costrette a ricorrere a soluzioni esterne per mancanza di opzioni”. Perché come ha spiegato l’Ad del gruppo, la questione centrale non è solo tecnologica: “Quale intelligenza usare per quali problemi, e soprattutto a chi appartiene nel tempo?”.

Trasparenza, efficienza e sostenibilità

Il punto di partenza per la creazione di questa ‘via italiana’ è la trasparenza. I modelli devono essere ispezionabili, spiegabili e costruiti su dati noti. Un requisito essenziale per costruire fiducia pubblica e garantire tutela democratica. Il tema della sicurezza è sempre più centrale. Anche i modelli più avanzati, come quelli sviluppati da Anthropic, oggi vengono limitati a pochi attori selezionati per le loro capacità (e rischi) in ambito cybersecurity.

Altro tema cruciale è la sostenibilità. I grandi modelli globali sono notoriamente energivori, mentre le nuove architetture puntano a ridurre consumi e costi, attivando solo le componenti necessarie. Un fattore che incide direttamente anche sulla competitività industriale. “Con la legge italiana sull’IA abbiamo scelto un modello chiaro: regole certe, governance nazionale e un investimento da 1 miliardo per sostenere imprese e innovazione. – ha detto il Senatore Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale – Fondamentale è anche il lavoro dei privati e l’elaborazione di LLM italiani. Chi non governa queste tecnologie rischia di subirle; noi stiamo costruendo le condizioni perché l’Italia sia protagonista”.

Infrastrutture e investimenti: la partita si gioca qui

La sovranità digitale passa necessariamente da investimenti concreti. Potenziare i supercomputer italiani, sviluppare un cloud nazionale per la PA e rafforzare l’Agenzia per la cybersicurezza sono passaggi chiave. Sul fronte normativo, il dibattito si muove tra due esigenze: evitare eccessi regolatori e allo stesso tempo garantire diritti e trasparenza. L’approccio emergente è pragmatico: usare regolamenti come l’AI Act europeo non come vincolo, ma come leva competitiva. L’Italia può contare su asset importanti – dalla filiera aerospaziale ai centri di calcolo avanzato – che potrebbero trasformarla in un hub europeo per servizi e software AI. Ma serve accelerare su infrastrutture, energia e attrattività degli investimenti.

La diffusione dell’AI richiede cittadini e amministratori consapevoli, capaci di comprenderne opportunità e rischi. Oggi il divario tra esperti e società resta ampio, e colmarlo è una priorità. Nel suo intervento, Ronzulli sintetizza la sfida con un’immagine: “Dobbiamo immaginare l’AI come un albero secolare, un ulivo che innova senza perdere le radici”. Tradotto: governare la trasformazione senza subirla. Perché, come emerso chiaramente dal confronto, l’intelligenza artificiale non è neutrale. Può generare crescita e progresso, ma anche disuguaglianze e instabilità.

Poste Italiane Dic 25

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