Il settore della Difesa è stato protagonista di una vera e propria crescita nella voce di spesa di numerosi Stati, a causa delle diverse crisi geopolitiche in atto, e di conseguenza è diventato un argomento sempre più centrale. I Paesi europei infatti, vista anche la volontà dell’amministrazione Trump di effettuare un disimpegno militare nel Vecchio Continente, stanno puntando su progetti autonomi per sviluppare nuovi mezzi e tecnologie all’avanguardia.
In questo senso, l’Italia e la Gran Bretagna, insieme al Giappone, hanno avviato un’iniziativa congiunta, denominata Gcap (Global Combat Air Programme) per costruire il nuovo caccia di sesta generazione entro il 2035, che sarà in grado di sostituire l’attuale Eurofighter. La joint venture che coordina il progetto, Edgewing (in cui per l’Italia è presente Leonardo, mentre per la Germania c’è Bae Systems e per il Giappone Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd.), ha mosso uno dei primi passi concreti lo scorso aprile aggiudicandosi il primo contratto internazionale da 790 milioni di euro per lo sviluppo dei velivoli del futuro.
Gcap, primi 790 mln per la Edgewing di Leonardo che svilupperà i caccia del futuro
Ma un’ulteriore spinta a questo progetto potrebbe arrivare direttamente dal naufragio dell’iniziativa europea rivale: Future Combat Air System (Fcas). Lanciato nel 2017 da Germania e Francia, a cui si era poi aggiunta la Spagna, il programma è andato in fumo a causa delle divergenze delle due principali aziende che avrebbero dovuto portare avanti: Dassault e Airbus, nonostante i diversi tentativi del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Friedrich Merz di convincere le due aziende a superare le loro divergenze. Questo fallimento potrebbe portare Berlino e Parigi a guardare altrove e, in un’intervista al Financial Times, Lorenzo Mariani, che il mese scorso ha assunto la guida di Leonardo, ha dichiarato che la partecipazione tedesca al Global Combat Air Programme comporterebbe un rallentamento del progetto, ma porterebbe benefici nel lungo periodo.
“Sarei lieto se una parte del comparto industriale tedesco si unisse alle nostre attività“, ha dichiarato Mariani. “Questi programmi richiedono sempre investimenti molto impegnativi. Di norma assorbono più risorse di quanto si preveda all’inizio. Avere un altro partner con disponibilità finanziarie e competenze industriali sarebbe quindi positivo”.
L’Italia apre, il Giappone chiude. E la Gran Bretagna è nel caos politico
Il Giappone, tra le tre partecipanti al Gcap, sembra il Paese più riluttante a dare il benvenuto ad un nuovo attore all’interno del consorzio. Questa chiusura di Tokyo sarebbe motivata dalla volontà di evitare ritardi nello sviluppo del nuovo caccia.
Per la Gran Bretagna il discorso è ancora più complicato e la burrascosa fase politica interna non aiuta. Le dimissioni dei giorni scorsi del ministro della Difesa, John Healey (che aveva criticato il resto dell’esecutivo per la riluttanza a investire le risorse necessarie per la Difesa), e quelle odierne del Primo Ministro Keir Starmer non permettono facili previsioni a lungo termine, ma comunque la permanenza di Londra nel programma non sembra in discussione. E – sempre al Ft – Mariani lo conferma sostenendo che “il settore dell’aviazione da combattimento è così importante per il Regno Unito che non rinunceranno mai a questa priorità”. È fondamentale per il Paese, per la sua posizione geografica e per le sue competenze industriali”.
In questo quadro composito, un eventuale ingresso della Germania in questa fase richiederebbe dei negoziati intensi per convincere il Giappone a far entrare Berlino nel progetto e valutare le intenzioni del nuovo inquilino che entrerà a Downing Street.
