L’intelligenza artificiale continua ad avanzare anche in ambiti ad alta complessità come la medicina. Un nuovo studio condotto da ricercatori della Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center suggerisce che i modelli AI possono ormai superare i medici nella diagnosi in pronto soccorso.
La ricerca ha confrontato le diagnosi formulate dal modello o1-preview di OpenAI con quelle di due medici specialisti in medicina interna. I risultati sono stati poi valutati da altri due medici, senza sapere se fossero stati formulati da colleghi o da intelligenza artificiale. In questo confronto, le prestazioni dell’AI sono risultate superiori.
Secondo Arjun Manrai, co-autore dello studio e docente di informatica biomedica ad Harvard, il modello ha superato sia i sistemi precedenti sia i benchmark rappresentati dai medici coinvolti nello studio.
Negli ultimi anni, l’AI ha già iniziato a trasformare il settore sanitario. Sistemi come AlphaFold di Google DeepMind stanno accelerando la ricerca biologica, mentre alcune strutture sanitarie utilizzano modelli generativi per la gestione delle cartelle cliniche. In alcuni casi, al momento più rari, sistemi basati su AI vengono utilizzati anche per prescrivere farmaci, sebbene non manchino preoccupazioni sui rischi per i pazienti.
Dati reali e risultati inattesi
Uno degli elementi più rilevanti dello studio riguarda il metodo utilizzato. A differenza di molte ricerche precedenti, i dati non sono stati semplificati o filtrati. Ogni caso è stato analizzato così come registrato nelle cartelle cliniche elettroniche.
Secondo i ricercatori, questo approccio rende i risultati particolarmente significativi. I modelli AI stanno raggiungendo livelli di accuratezza tali da rendere difficile misurarne ulteriori progressi.
Peter Brodeur, tra gli autori dello studio, ha sottolineato come i sistemi abbiano ormai raggiunto prestazioni molto elevate: nei test tradizionali a scelta multipla i risultati si avvicinano al 100%, rendendo più complesso valutare miglioramenti futuri.
Limiti, responsabilità e impatto sulle decisioni
I ricercatori precisano che questi risultati non implicano una sostituzione immediata dei medici. L’AI mostra infatti alcune criticità, tra cui la tendenza a suggerire esami non necessari, con possibili effetti negativi per i pazienti. Il punto, però, è che l’AI non resta fuori dalla decisione medica. In un altro studio, pubblicato lo scorso dicembre, il 67% dei medici che inizialmente aveva escluso un trattamento ha cambiato posizione dopo un’indicazione contraria fornita dal sistema.
Il nodo resta quello della responsabilità. Oggi non esiste un quadro normativo chiaro su chi risponda in caso di errore legato all’AI, mentre la fiducia dei pazienti resta limitata. Per questo, il ruolo del medico non viene meno. Nelle decisioni più complesse, soprattutto quelle che riguardano la vita dei pazienti, la richiesta resta quella di un giudizio umano.
Questo articolo è apparso originariamente su Fortune.com
