Nell’abisso buio un pianoforte integro, in superficie solo frammenti. È la rappresentazione di un’eco nell’acqua, qualcosa che prima si ripete e poi si dissolve. Al Padiglione Venezia, nell’ambito della sessantunesima mostra della Biennale di Venezia 2026, ha preso forma un progetto che vede la fusione tra arte, tecnologia e musica. Cisco, azienda fornitrice di infrastrutture di rete, e H-Farm, hub di innovazione e formazione, hanno collaborato con lo scenografo Paolo Fantin e Dardust, musicista, compositore e produttore, nel progetto Note persistenti Echo Sommersivo. Lo sfondo è Venezia, la città dell’acqua. I protagonisti sono l’essere umano, la creatività e l’intelligenza artificiale. Il mezzo, le parole e il fine la loro traduzione in emozioni.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
“Ispirati dalla città lagunare, che ha sempre dimostrato come artigianato, arte e tecnologia possono creare sviluppo e innovazione, ci siamo chiesti come abilitare i nostri manager a usare meglio l’AI. Gli artisti hanno sempre avuto uno sguardo curioso verso le tecnologie emergenti, magari è la stessa cosa per questo strumento”, ha detto Gianpaolo Barozzi, chief technology officer di Cisco. “Abbiamo chiesto a cinque sviluppatori di lavorare con due artisti, Paolo e Dardust, per portare avanti questo progetto, ideato a marzo”. L’AI è stata sia uno strumento che un collaboratore, ma soprattutto è stata una co-autrice perché ha sviluppato parte del codice della rappresentazione grafica.
“Siamo testimoni del momento in cui la tecnologia si fonde con l’arte. Cosa succederà adesso? È la domanda che tutti ci facciamo. È l’ora in cui l’umano dà il suo grande contributo, un segnale affascinante di che cosa sta arrivando, lasciando sempre spazio alla creatività”, ha aggiunto Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm.
Come fanno le due aziende nel loro lavoro, anche in questo caso l’idea è connettere, portare avanti un progetto in maniera organica, nonostante le diversità e le sfaccettature. Intellettuali, visuali, artisti, matematici hanno condiviso il percorso, partendo da un’unica visione che ha fatto da raccordo, quella di Paolo Fantin.
La musica diventa emozione
“Ho voluto mettere al centro l’emotività della musica perché la musica non scompare mai, rimane in noi come memoria. Ho cercato di rappresentare un’emotività in modo tridimensionale: volevo che il pubblico fosse completamente immerso nello spazio”, ha detto lo scenografo. L’immagine è quella di Dardust che suona il piano e sprofonda nelle acque di Venezia. Così come attraverso l’acqua si può “vedere” il suono, tramite l’arte si possono osservare cose che nella realtà non sono immediate. In questo cortocircuito, si inserisce l’intelligenza artificiale.
Varcando la soglia dell’installazione di Echo Sommersivo, si entra in un corridoio fatto a gradiente: vicino alla superficie c’è la luce, “il disturbo della realtà”. Più si va in profondità, più c’è buio e lì, in quel buio, Dardust suona. Ma lui non c’è: quello che si vede è il piano che produce musica da solo, con la pressione reale esercitata sui tasti dal compositore durante la registrazione. “Il lavoro fatto con Cisco e H-Farm è stato quello di usare l’AI non come risposta alle domande, ma come traduttore delle emozioni per rendere la memoria umana”, ha specificato Fantin.
La memoria emotiva
Dardust ha scritto una grammatica emozionale sonora, circa una sessantina di accordi, che rappresentano la temperatura cromatica delle emozioni, ciascuna legata a una sonorità a sua volta associata a un colore. La parola è uno degli aspetti più umani e costruisce ricordi.
Quando un visitatore lascia un messaggio, emerge dall’acqua una poesia associata a una palette cromatica e all’accordo: l’AI traduce gli input in immagini e suoni.
Alla fine dei sei mesi di Biennale sarà possibile rivivere l’emotività collettiva che questa esperienza ha generato nei partecipanti. Collegare il mondo esterno agli artisti per costruire qualcosa di più grande: questo è sempre stato l’obiettivo del Padiglione nato nel 1932. Cisco e H-Farm ci sono riusciti, facendo da ponte per un dialogo tra intelligenza artificiale e arte.
