Il Pil dell’Italia cresce più della Francia, ma cala la produzione industriale

produzione industriale istat

Tra gennaio e marzo 2026 il Pil italiano è cresciuto, secondo la stima preliminare, dello 0,2% rispetto all’anno scorso, proseguendo il percorso di crescita iniziato nel secondo semestre 2025. Lo comunica l’Istat, ed è un dato importante se confrontato con gli altri Paesi europei. 

Andiamo meglio della Francia (+0,0%) ma peggiodi Spagna e Germania (rispettivamente +0,6% e +0,3%). 

Ma sui dati c’è sempre un gigantesco ma: l’Istat ha incorporato solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che sta determinando una forte riduzione nell’offerta mentre fa impennare il prezzo dell’energia.  

Come al solito l’incertezza regna sovrana sulle prospettive economiche, ma sappiamo che la crescita del Pil è dovuta soprattutto al valore aggiunto incrementato dei servizi, a fronte di una flessione nell’agricoltura e nell’industria. 

Dal lato della domanda, la componente nazionale (al lordo delle scorte) fornisce un contributo negativo, mentre la domanda estera netta un contributo positivo. La variazione acquisita per il 2026 è pari a +0,5%.  

La produzione industriale nel primo trimestre è in leggero calo. Con riferimento all’industria in senso stretto, l’indice di produzione destagionalizzato, dopo il calo di gennaio, ha registrato aumenti congiunturali sia a febbraio sia a marzo (+0,2% e +0,7% rispettivamente), non sufficienti, tuttavia, a evidenziare una crescita nel primo trimestre (-0,2% rispetto ai tre mesi precedenti). Tra gennaio e marzo, in media, la produzione dei beni strumentali e di quelli energetici ha evidenziato un incremento rispetto ai tre mesi precedenti (+0,3%), i beni di consumo e i beni intermedi una diminuzione (pari a -1,3% e -0,5%). 

A febbraio, dopo tre mesi di cali consecutivi, il comparto delle costruzioni ha mostrato una ripresa (+0,5% la variazione congiunturale). Su base trimestrale, tuttavia, per l’indice di produzione si è osservata una flessione (-1,1% nel periodo dicembre 2025 – febbraio 2026 rispetto ai tre mesi precedenti). Segnali favorevoli ma eterogenei emergono dai dati relativi ai permessi di costruire del quarto trimestre 2025: nel settore residenziale si registra un aumento su base congiunturale sia del numero di abitazioni (+4,5%) sia della superficie utile abitabile (+2,8%), in continuità con la crescita avviata nel secondo trimestre. L’edilizia non residenziale, al contrario, ha evidenziato un marcato calo in termini congiunturali (-12,4%), dopo i tassi di crescita positivi registrati nei due periodi precedenti. 

Quanto ai servizi, l’indice dei volumi del fatturato ha segnato in febbraio una contrazione (-0,3% su base congiunturale), con flessioni più marcate per il trasporto e magazzinaggio (-1,1%), per il commercio all’ingrosso, il commercio e la riparazione di autoveicoli e motocicli (-0,7%) e per le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (-0,4%). Per le attività professionali, scientifiche e tecniche e dei servizi di informazione e comunicazione si sono invece registrati lievi aumenti (+0,4% e +0,1% rispettivamente). La contrazione di febbraio segue il calo di gennaio e determina, nella media dicembre-febbraio, una stazionarietà dell’indice rispetto ai tre mesi precedenti. Nel quarto trimestre del 2025, gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno registrato un lieve aumento (+0,1% su base congiunturale) dopo la forte contrazione dei tre mesi precedenti. Di conseguenza, il tasso di investimento è diminuito di 0,2 punti percentuali, attestandosi al 24,6%, a seguito anche di una maggiore crescita del valore aggiunto (+1,1%). Nello stesso periodo, la quota di profitto delle società non finanziarie è tornata ad aumentare, dopo il calo del terzo trimestre (43,2%, +0,2 p. p.). 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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