Quella del settore farmaceutico è una “matematica spietata”. Sebastian Guth non usa giri di parole per descrivere un’industria dove il fallimento è la norma statistica e il successo un’eccezione da mld di dollari. Chief operating officer di Bayer, è parte dell’Executive Committee di una multinazionale che fattura 45 mld di euro, di cui quasi 18 grazie all’healthcare.
Un settore che custodisce probabilmente le promesse più salvifiche tra quelle sostenute a gran voce dai fan dell’intelligenza artificiale. Per Guth l’argomento, in special modo se si parla della scoperta di nuovi farmaci, si affronta però con i numeri. Soprattutto in casa Bayer, che tra politiche per la riduzione del debito e nuovo modello organizzativo, ha scelto da tempo la strada della concretezza.
“Solo il 10% dei programmi clinici arriva all’approvazione. La scoperta di un farmaco tradizionale richiede dai 10 ai 15 anni e investimenti da miliardi di dollari. E nonostante questo la maggior parte di ciò che viene fatto in laboratorio fallisce. Stiamo integrando l’AI lungo l’intera catena del valore della R&D. Vogliamo ridurre il tempo di attesa per i pazienti del 30% e ad aumentare la produttività della R&D del 40% entro il 2030”, spiega Guth.
Nel momento in cui chiediamo quando vedremo il primo farmaco a base di AI targato Bayer, il manager spiega che ci sono “16 programmi attivi in fase iniziale (early-stage) in tutta la nostra pipeline, nei settori cardiovascolare, renale e oncologico. In un modo o nell’altro, l’AI e la tecnologia stanno contribuendo a tutti”.
L’intelligenza artificiale viene integrata nelle metodologie di controllo sintetico (con l’uso di dati del mondo reale invece di gruppi di controllo fisici) per le valutazioni del profilo di sicurezza dei farmaci, o nella fenotipizzazione del paziente durante le fasi di pianificazione, per una progettazione dei trial più precisa. L’AI viene usata anche per identificare i rischi latenti sulla qualità dei dati. Ma mentre l’AI eccelle nel processamento di trilioni di dati, arranca davanti all’intuizione tacita e alla capacità di deviazione tipica della mente umana, secondo Guth, che ricorda la storia dell’Asundexian, un inibitore del fattore XIa. Dopo un arresto forzato nel 2023 in uno studio sulla fibrillazione atriale l’azienda non ha abbandonato la molecola. Un’intuizione umana, che ha portato ai risultati sulla prevenzione secondaria dell’ictus pubblicati sul New England Journal of Medicine ad aprile: c’è una riduzione del rischio di ictus ricorrente del 26%. Asundexian non è ancora approvato, ma ha ricevuto il Fast Track della Fda americana.
Proprio l’agenzia americana e quella europea hanno trovato un accordo su delle linee guida per l’AI nella ricerca. “Conosco molto bene la Fda, ma anche altri regolatori nel mondo: sanno che l’AI può contribuire significativamente alla ricerca e allo sviluppo dei farmaci. Ma nel nostro settore decifriamo 3 miliardi di anni di evoluzione compressi in una cellula. È una sfida mastodontica. Credo che la visione dei regolatori sia che avremo ancora bisogno per molto tempo di condurre trial clinici. Il vero beneficio dell’AI è per ora quello di aiutarci a scartare gli esperimenti che molto probabilmente falliranno”.
Bayer non è solo pharma ma anche agricoltura. Oltre 20 mld nel fatturato della multinazionale arrivano grazie alla sua ‘Crop science’, ma i contenziosi legati al glifosfato di Roundup hanno pesato sui margini. Quest’anno la società ha annunciato un programma per risolvere le rivendicazioni attuali e future.
Secondo Guth una maggiore certezza sui contenziosi legali sarà fondamentale, insieme alla “disciplina di cassa e il nostro impegno a continuare la riduzione del debito”. Un altro fattore fondamentale sarà la “coerenza nel rispettare i nostri impegni, il che include il nostro portafoglio farmaceutico e la pipeline”.
Bayer ha presentato i risultati 2025 con un Outlook ‘cauto’ per l’anno in corso, accolto con freddezza dagli analisti. “Credo che il sentiment degli investitori riguardi in ultima analisi la fiducia. E la fiducia non si sposta mai per un singolo evento o un titolo di giornale, ma per la coerenza: dici cosa farai, e poi lo fai, trimestre dopo trimestre. L’anno scorso, per esempio abbiamo alzato la nostra guidance in agosto prevedendo una crescita dello 0-3%. Abbiamo rispettato le previsioni. Sul fronte della pipeline, siamo ringiovanendo il nostro portafoglio: nel 2025 lo abbiamo fatto con cinque approvazioni e sei risultati positivi di fase III. Torneremo a una crescita ‘mid-single digit’ dal 2027 e miglioreremo i nostri margini verso il 30% entro il 2030”.
Intanto è lo stesso settore farmaceutico a cambiare profondamente, non solo per l’AI. Guth tocca il tema del prezzo e del valore dei farmaci. Una conversazione che andava fatta da tempo: “Storicamente, gli Stati Uniti hanno pagato una quota sproporzionata per l’innovazione nel nostro settore, e questo potrebbe non essere sostenibile. Sarà necessario che altri Paesi nel mondo aumentino lo stanziamento di fondi per farmaci innovativi a beneficio dei pazienti globali”, secondo Guth.
Di recente l’amministrazione di Donald Trump ha ottenuto accordi con 16 grandi produttori farmaceutici per allineare i prezzi dei nuovi farmaci negli Stati Uniti ai livelli più bassi applicati negli altri Paesi sviluppati. Le conseguenze per gli altri mercati sono ancora nebulose.
Quando intervistiamo Guth, il manager è impegnato in un summit internazionale in Italia (“vengo qui due volte l’anno”, spiega). A Garbagnate c’è uno stabilimento storico di Bayer, con 80 anni di storia, la cui produzione è dedicata per il 70% all’estero. Ma il Paese è anche una delle country dove il nuovo modello interno di Bayer sta prendendo più piede. Con la Dynamic shared ownership (Dso), Bayer Global sta smantellando le gerarchie per dare il 95% del potere decisionale ai team operativi, spiega il Chief operating officer. Bayer ha eliminato circa 13.500 posizioni dall’inizio del 2024 nell’ambito di una grande ristrutturazione, puntando a un risparmio annuo di 2 mld di euro entro il 2026.
Guth dice che il Dso “non è un semplice taglio dei costi. Serve a portare l’ambizione imprenditoriale delle piccole startup in una multinazionale”. Nel 2026 per Bayer ci saranno altri tagli? “Non ricopro il mio incarico avendo in mente un numero specifico di dipendenti che dobbiamo avere. Guardo alla capacità di destinare le risorse dove possono avere il maggiore impatto. Lungo il percorso dobbiamo ridurre il numero di gerarchie, per liberare l’azienda dal vecchio sistema gestionale. Ora iniziamo a vedere i benefici di quel processo”.
Lo snellimento del modello organizzativo ricorda tanto quelli già in corso nel settore tecnologico, ma Guth non vede una sfida Big Pharma vs Big Tech all’orizzonte. “Vedo un pharma potenziato dall’AI. L’aumento della potenza di calcolo è un acceleratore ma il valore di tutto risiede nella combinazione con l’ingegno umano. L’AI è uno strumento, e sappiamo perché lo usiamo: per offrire speranza, per curare malattie, per portare benefici all’umanità”. Forse il destino delle grandi promesse dell’AI è ancora in mano agli umani che decidono come utilizzarla.
