Lenovo ha chiuso l’anno fiscale con risultati record, superando per la prima volta gli 80 miliardi di dollari di ricavi annuali e registrando nel quarto trimestre una crescita del 27% su base annua, trainata soprattutto dall’intelligenza artificiale. A sostenere la performance del gruppo sono stati in particolare gli AI PC, le infrastrutture dedicate all’AI e i servizi enterprise, mentre la divisione Infrastructure Solutions Group è tornata alla redditività. Numeri che confermano come la strategia Hybrid AI stia diventando sempre più centrale per il business dell’azienda in una fase di forte accelerazione degli investimenti tecnologici da parte delle imprese.
Proprio di questi temi abbiamo parlato con Enza Truzzolillo, amministratore delegato e general manager di Lenovo Italia, che nell’intervista con Fortune italia ha approfondito l’evoluzione del mercato AI, il ruolo degli AI PC, le opportunità per il sistema Italia e le strategie del gruppo tra infrastrutture, servizi e sostenibilità energetica.
Lenovo sta puntando molto sul concetto di ‘Hybrid AI’. In che modo questa strategia sta cambiando concretamente il modello di business dell’azienda e quali sono oggi le aree che generano più valore tra dispositivi, infrastrutture e servizi?
L’Hybrid AI sta radicalmente trasformando il nostro modello di business, e questo cambiamento è già evidente nei numeri: oggi, cosa impensabile solo qualche anno fa, quasi il 50% del fatturato Lenovo non arriva più dai PC, pur rimanendo leader globale in questo segmento. Questo dato racconta bene come sta evolvendo non solo Lenovo, ma l’intero settore. L’Hybrid AI rappresenta la nostra visione di come l’intelligenza artificiale debba essere adottata: un modello capace di coniugare performance, flessibilità e un uso responsabile dei dati, sia per le aziende sia per le persone. In questo senso, l’AI funziona davvero solo quando può operare dove nascono i dati – ed è lì che deve vivere. Questo approccio ci porta a integrare dispositivi, infrastrutture servizi e cloud in un’unica architettura flessibile, in grado di adattarsi ai bisogni reali delle organizzazioni. È proprio in questa capacità di orchestrare l’intero sistema che oggi si crea valore: semplificare la complessità e portare l’intelligenza artificiale nella quotidianità operativa, in modo concreto e sostenibile.
Gli AI PC sono stati uno dei temi centrali anche al Ces di Las Vegas. Perché oggi un’azienda dovrebbe investire in questa nuova generazione di dispositivi e quali vantaggi concreti possono portare rispetto ai PC tradizionali?
Perché gli AI PC rappresentano un cambio di paradigma: l’intelligenza artificiale non è più “da qualche parte”, ma è dentro il dispositivo e al servizio dell’utente. Non è il PC che diventa più potente: è il lavoro che diventa più semplice. Portare l’AI in locale significa maggiore velocità, più controllo sui dati e un’esperienza molto più naturale. Ma soprattutto significa integrare l’AI nei flussi reali: scrivere, analizzare, creare, collaborare – senza soluzione di continuità tra persona e tecnologia.
Quanto sta cambiando il concetto stesso di produttività con l’arrivo degli AI PC? E quali trasformazioni vede nel modo di lavorare delle persone, sia nelle grandi aziende sia nelle Pmi?
Sta cambiando in modo strutturale, perché la produttività non è più solo quantità di lavoro, ma qualità delle decisioni e fluidità dei processi. Gli AI PC sono uno degli abilitatori di questo cambiamento, perché introducono un modello di lavoro più “assistito”: meno attività ripetitive e più spazio per pensiero, analisi e creatività. Ma la vera trasformazione avviene quando questa evoluzione viene accompagnata da servizi e soluzioni capaci di integrare l’AI nei processi e supportarne l’adozione. È qui che si crea valore reale: non nella singola tecnologia, ma nella capacità di renderla parte del lavoro quotidiano. In questo senso, sia nelle grandi aziende sia nelle PMI, il cambiamento è lo stesso: l’AI entra nei processi e ridefinisce il modo in cui il lavoro viene svolto.
Il mercato italiano viene spesso considerato più lento nell’adozione delle nuove tecnologie rispetto ad altri Paesi europei. Quali segnali state osservando oggi in Italia sul fronte AI e digitalizzazione, e in quali settori Lenovo vede le maggiori opportunità di crescita nei prossimi anni?
L’Italia è meno lenta di quanto si pensi: è un mercato molto eterogeneo, ma in chiara fase di accelerazione. Cresce la consapevolezza del ruolo strategico dell’AI e vediamo segnali concreti anche sul fronte degli investimenti. Le opportunità sono nei settori chiave del Paese – manifattura, servizi, ricerca, pubblica amministrazione – dove l’AI può avere un impatto diretto su competitività e qualità. Ma perché questo potenziale si traduca in crescita reale, è fondamentale fare sistema, rafforzando la collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca. La sfida oggi non è solo adottare l’AI, ma portarla a sistema e farne una leva strutturale di sviluppo per il Paese.
Sul fronte infrastrutturale, la domanda di soluzioni AI enterprise è in forte crescita. Quali sono oggi le richieste più frequenti da parte delle aziende italiane quando si parla di server AI, data center ed edge computing?
Oggi la tecnologia è sempre più un fattore abilitante: la vera sfida è portare l’AI dai progetti pilota a un utilizzo reale e scalabile. Le aziende ci chiedono proprio questo: soluzioni che permettano di integrare l’intelligenza artificiale nei processi in modo semplice, flessibile e sicuro. Questo significa infrastrutture pronte per l’AI, maggiore controllo sui dati e la possibilità di scegliere dove eseguire i workload, dal cloud all’edge fino al data center. Parallelamente, vediamo una crescente esigenza di modelli più accessibili e scalabili, in grado di rispondere alle esigenze di organizzazioni molto diverse, dalle PMI alle grandi imprese. In questa direzione si inseriscono anche modelli come l’HPC as-a-service, che rendono disponibili capacità avanzate senza la complessità degli investimenti iniziali. In altre parole, il punto oggi non è più sperimentare, ma rendere l’AI operativa su larga scala – trasformandola in una leva concreta per il business quotidiano.
L’intelligenza artificiale comporta anche un aumento dei consumi energetici e della complessità infrastrutturale. Quanto conta oggi il tema dell’efficienza energetica nello sviluppo delle soluzioni Lenovo dedicate all’AI?
Conta moltissimo, perché senza efficienza l’AI non può scalare in modo sostenibile. Per questo investiamo in modo deciso in innovazioni come Neptune, la nostra tecnologia proprietaria di raffreddamento a liquido, che consente di ridurre drasticamente consumi ed emissioni gestendo carichi di lavoro sempre più intensi. Ma l’efficienza non è solo tecnologia: è anche progettare architetture intelligenti, che eseguano l’AI nel posto giusto, nel modo più efficiente possibile. Oggi sostenibilità ed AI sono inseparabili: una non esiste senza l’altra.
Lenovo sta rafforzando la propria presenza in Italia anche attraverso partnership con realtà come Cineca, Università di Pisa e Cmcc. Che ruolo ha il mercato italiano nella strategia europea del gruppo e quali sono gli obiettivi principali per il nostro Paese?
L’Italia è un mercato strategico perché mette insieme industria, ricerca e bisogno di innovazione. Le partnership con università e centri di eccellenza sono fondamentali per trasformare la tecnologia in applicazioni concrete, con impatti reali su energia, clima e industria. In questo contesto, siamo orgogliosi del contributo di Lenovo anche sul fronte dell’HPC: siamo il partner con il maggior numero di sistemi nella classifica Top500 a livello globale, e tra questi ce ne sono diversi realizzati proprio in Italia. Il nostro obiettivo è contribuire a rendere l’AI più accessibile e diffusa, costruendo un ecosistema in cui tecnologia e competenze crescano insieme. È così che l’innovazione diventa valore per il Paese.
Dalla ricerca condotta con Idc emerge che molte aziende italiane sono ancora in una fase iniziale nell’adozione dell’AI. Quali sono, secondo lei, gli ostacoli principali che frenano una diffusione più sistemica dell’intelligenza artificiale nel tessuto imprenditoriale italiano?
Gli ostacoli oggi non sono più tecnologici, ma organizzativi. Parliamo di competenze, qualità dei dati, integrazione nei processi e capacità di governare l’AI in modo sicuro e responsabile. Molte aziende hanno iniziato a sperimentare, ma il vero salto è portare l’AI su scala. Ed è un tema che stiamo affrontando sempre più anche nel confronto con il mondo industriale, per capire come accompagnare questo percorso cruciale per la competitività del sistema Paese e del Made in Italy. Questo richiede un cambio di prospettiva: l’AI non è un progetto, ma una leva strutturale di trasformazione del business.
Lenovo sta evolvendo verso un modello sempre più service-led. Quanto pesano oggi servizi e soluzioni nel business complessivo dell’azienda e in che modo l’AI sta trasformando anche il settore dei servizi IT?
L’evoluzione verso un modello più orientato ai servizi nasce da una richiesta sempre più chiara da parte delle aziende: la tecnologia, da sola, non è più sufficiente a generare valore. Oggi servizi e soluzioni diventano centrali perché accompagnano l’intero percorso, dall’adozione alla gestione dell’AI, rendendo possibile un utilizzo concreto e scalabile delle tecnologie. In questo senso, l’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente anche il settore dei servizi IT: da attività di supporto operativo diventano leve strategiche, in grado di abilitare innovazione, efficienza e competitività. Il focus si sposta così dal “gestire l’IT” al guidare la trasformazione del business, integrando tecnologia, processi e competenze in modo sempre più coerente.
In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, dazi e ridefinizione delle supply chain, quali sono le leve che consentono a Lenovo di mantenere competitività e resilienza a livello globale? E quanto è strategico, in questo scenario, il nuovo stabilimento europeo in Ungheria?
La resilienza oggi si costruisce con una supply chain globale ma bilanciata e flessibile. Avere capacità produttiva in Europa significa essere più rapidi, efficienti e vicini ai clienti. Lo stabilimento in Ungheria è strategico proprio per questo: ci permette di rafforzare presenza e reattività in un contesto complesso, riducendo rischi e aumentando competitività. È un investimento industriale, ma soprattutto una scelta strategica per garantire resilienza e competitività in uno scenario globale sempre più instabile.
