La crisi dell’apprendimento non è colpa del Covid: per Harvard è iniziata almeno 10 anni fa

Studenti

Quando il National Assessment of Educational Progress ha pubblicato il suo report nel 2022, la conclusione sembrava evidente: il Covid-19 aveva devastato gli studenti americani. Tra il 2020 e il 2022 i punteggi nei test di lettura dei bambini di nove anni erano diminuiti di cinque punti, il calo più forte dal 1990. In matematica il punteggio era sceso di sette punti nello stesso periodo, un altro record negativo. Per molti, la pandemia aveva provocato una vera e propria recessione dell’apprendimento. Ma un nuovo e ampio studio sull’istruzione suggerisce che la storia sia iniziata molto prima e che il Covid sia stato più un acceleratore che la causa originaria.

L’Education Scorecard, realizzato da ricercatori di Harvard, Stanford e Dartmouth, monitora i risultati scolastici K-12 nella maggior parte degli Stati americani. L’ultima edizione del rapporto, pubblicata all’inizio di questo mese, rileva che i punteggi di lettura sono in calo nell’83% delle scuole, mentre quelli di matematica sono diminuiti nel 70%.

“La pandemia è stata la frana arrivata dopo sette anni di erosione nei risultati degli studenti”, ha dichiarato Tom Kane, economista e professore di education policy, oltre che direttore dell’Harvard Center for Education Policy Research. “La ‘recessione dell’apprendimento’ è iniziata un decennio fa. (…) La ripresa dell’istruzione americana è cominciata. Ma sta a tutti noi contribuire a diffonderla”.

 

Che cos’è l’Education Scorecard

L’Education Scorecard, giunto al suo quarto anno di pubblicazione, viene realizzato da esperti di istruzione di alcune delle università più prestigiose degli Stati Uniti.
Tom Kane studia da decenni i temi legati all’educazione e al rendimento scolastico. In passato ha lavorato anche come senior economist per le politiche su lavoro, istruzione e welfare durante l’amministrazione Clinton. Secondo Kane, il calo nei risultati di lettura e matematica registrato oggi è il punto di arrivo di una tendenza negativa iniziata già nel 2013. In un’intervista a PBS ha spiegato che proprio intorno a quell’anno iniziano a emergere diversi fattori collegati alle difficoltà scolastiche degli studenti.

 

Il peso degli smartphone

L’Education Scorecard, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, viene realizzato da esperti di istruzione provenienti da alcune delle università più prestigiose degli Stati Uniti.

Kane, dal canto suo, studia da decenni i temi dell’istruzione e del rendimento scolastico. Ha ricoperto anche il ruolo di senior economist per le politiche su lavoro, istruzione e welfare durante l’amministrazione Clinton. Negli ultimi anni ha inoltre pubblicato numerosi studi peer-reviewed su temi che vanno dalla riforma dei programmi scolastici nell’era del Common Core fino all’efficacia delle valutazioni video per misurare le performance degli insegnanti.

I recenti cali nei punteggi di lettura e matematica rilevati dall’Education Scorecard rappresentano il punto di arrivo di una tendenza negativa iniziata nel 2013, ha spiegato Kane in un’intervista a PBS.
Proprio intorno a quell’anno hanno iniziato a emergere diversi fattori che, secondo lui, sono correlati alle crescenti difficoltà degli studenti.

Il primo riguarda la diffusione massiccia degli smartphone tra i giovani. Uno studio del Pew Research Center mostra che entro il 2022 il numero di adolescenti che dichiarava di essere online “quasi costantemente” era quasi raddoppiato rispetto al 2014-2015, quando lo affermava il 24%. Oggi il telefono è diventato uno dei temi centrali nel dibattito scolastico per il suo potenziale effetto di distrazione.

Diversi distretti scolastici negli Stati Uniti hanno introdotto divieti sull’uso dei telefoni in classe, con risultati misti. In Texas, ad esempio, il Dallas Independent School District ha vietato gli smartphone durante l’orario scolastico e ha registrato oltre 200.000 prestiti in più nelle biblioteche, con un aumento del 24% su base annua. Tuttavia, uno studio pubblicato questo mese dal National Bureau of Economic Research suggerisce che queste misure non abbiano ancora prodotto miglioramenti evidenti nei punteggi scolastici.

Per Kane il problema va oltre la scuola: “Non riguarda solo il fatto che i telefoni distraggano in classe. Riguarda il modo in cui i ragazzi usano il tempo fuori da scuola. Riguarda il sonno interrotto. I compiti non fatti. E il fatto che si legga sempre meno in generale”.

 

Meno pressione sui risultati scolastici

Un altro possibile fattore, secondo il report, riguarda il cambiamento delle politiche scolastiche negli Stati Uniti. Con la legge No Child Left Behind, introdotta sotto George W. Bush nei primi anni 2000, le scuole che non raggiungevano determinati standard nei test rischiavano conseguenze concrete, fino alla sostituzione della dirigenza e dello staff.

Con Barack Obama questo approccio si è progressivamente allentato. Dal 2013 l’amministrazione Obama ha iniziato a concedere deroghe alle sanzioni previste dalla legge, fino alla sua sostituzione nel 2015 con l’Every Student Succeeds Act, che ha ampliato i criteri di valutazione oltre i test standardizzati e dato più autonomia ai singoli Stati.

Secondo Kane, è proprio in quel periodo che molti distretti scolastici hanno percepito una minore pressione sui risultati degli studenti. “I distretti scolastici hanno capito che nessuno stava più guardando loro alle spalle in termini di rendimento scolastico”, ha dichiarato a NPR.

 

I segnali di ripresa

Il report sottolinea che il Covid ha aggravato la situazione anche su altri fronti oltre ai punteggi scolastici. Con la chiusura delle scuole e il passaggio alla didattica online, l’assenteismo è aumentato sensibilmente: secondo uno studio della Annie E. Casey Foundation, il 30% degli studenti ha iniziato a saltare regolarmente le lezioni, quasi il doppio rispetto al periodo pre-pandemia.
Sono aumentati anche i problemi di salute mentale legati all’isolamento: un sondaggio del 2021 dei Centers for Disease Control and Prevention rilevava che circa il 37% degli studenti delle superiori dichiarava un peggioramento del proprio benessere mentale.

Nonostante tutto, il nuovo Education Scorecard individua alcuni segnali incoraggianti. Dal 2022 alla primavera 2025 la maggior parte degli Stati ha migliorato i risultati in matematica. Solo cinque Stati non hanno registrato progressi significativi. La lettura resta più critica: in molti Stati i punteggi continuano a stagnare o a diminuire. Ma alcuni territori si distinguono positivamente, tra cui Washington D.C., Louisiana e Maryland.

 

Il metodo fonetico che sta funzionando

Secondo i ricercatori, una possibile spiegazione è il cambiamento nel modo di insegnare a leggere. Invece dell’approccio “whole language”, che incoraggia i bambini a indovinare le parole dal contesto o dalle immagini, alcuni Stati hanno adottato il cosiddetto “science of reading”, un metodo basato sulla fonetica che insegna a costruire le parole partendo dai suoni delle lettere.

Tutti e sette gli Stati che hanno registrato miglioramenti nella lettura, oltre a Washington D.C., hanno adottato questo approccio. Tra questi c’è la Louisiana, uno degli Stati più poveri degli Usa. Nel 2019 ha approvato l’Act 108, che ha introdotto materiali didattici basati sulla fonetica e screening specifici per i bambini più piccoli. Ha inoltre vietato i cosiddetti “three-cueing systems”, un metodo che invitava gli studenti a indovinare le parole in base al contesto.
Secondo l’Education Scorecard, la strategia ha dato risultati concreti. La Louisiana si è classificata seconda tra tutti gli Stati analizzati per crescita nella lettura ed è stata l’unico Stato americano a superare i livelli di lettura del 2019.

Tom Kane non ha risposto alla richiesta di commento di Fortune.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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