Milano e l’audiovisivo, una filiera solida. Fanchi: “Non c’è crisi, ma investimenti e sviluppo”

Al Milano Film Fest diretto da Claudio Santamaria, oltra a film, presentazioni, grandi ospiti spazio anche al dibattuto industry tra addetti ai lavori e pubblico più curioso e partecipe. Nella sala Excelsior dell’Anteo Palazzo del Cinema alcuni tra i più importanti protagonisti dell’audiovisivo hanno partecipato al convegno “Milano Audiovisual Global Hub: l’evoluzione dell’iconografia e dell’industria audiovisiva dalla Lombardia ai contesti internazionali”. Moderato dall’Avv. Leonardo Paulillo, Segretario Generale di Audiovisivo Italiae, l’appuntamento ha riunito istituzioni, produttori, creativi e tecnici lombardi attorno a una domanda comune: come trasformare una filiera già solida e vitale in un sistema audiovisivo di rilevanza globale? L’incontro ha delineato i contorni di un settore in rapida trasformazione, affrontando temi cruciali che spaziano dalla tutela degli artisti nell’era dell’Intelligenza Artificiale fino all’affermazione delle imprese locali di post-produzione ed effetti visivi (VFX) come vere e proprie eccellenze creative su scala europea. In un contesto in cui Milano viene sempre più percepita dal pubblico globale non solo come set turistico, ma come un autentico “paesaggio personaggio” e una miniera di storie dal forte impatto visivo e culturale, l’ecosistema lombardo si conferma un terreno fertile per l’innovazione.
Al centro del dibattito è intervenuta Mariagrazia Fanchi, presidente della Lombardia Film Commission, con una lettura lucida e priva di retorica della situazione attuale. “Se penso al cinema e all’audiovisivo, non c’è Rinascimento: è un’industria florida e viva” ha esordito, smontando subito qualsiasi narrazione di crisi. Il territorio vanta infatti circa 1.700-1.800 imprese, una presenza massiccia nel campo della post-produzione e ben 16.000 professionisti, supportati da scuole di formazione e festival. Il punto, semmai, è fare sistema. La sfida che Fanchi ha indicato è quella di connettere le professionalità già presenti sul territorio con i paesaggi e l’iconicità di Milano, estendendo questa visione all’intera regione, che offre eccellenze ancora poco valorizzate. La Film Commission, in questo quadro, ha un ruolo preciso: facilitare i contatti tra produttori e territorio, e farlo con un approccio di fiducia. “Non pensare che chi lavora nell’ambito non sia affidabile, ma investire sull’idea senza mettere troppi paletti e perimetri” ha spiegato. Due principi semplici ma, come ha sottolineato lei stessa, fondamentali. Per accorciare concretamente le distanze tra talenti creativi e produttori, l’ente ha messo in campo strumenti mirati: il bando “Prospect Cinema Lombardia” per finanziare i momenti di incontro industry, workshop, academy e formazione e un albo delle professionalità presenti sul territorio lombardo. Su questo fronte, Angela D’Arrigo, direttrice della Film Commission, ha illustrato alcune iniziative concrete già in corso: un dialogo quotidiano con il Comune di Milano per facilitare permessi e location, e un confronto avviato con Yes Milano per definire agevolazioni destinate alle produzioni che scelgono di affidarsi alla Film Commission. “Considerateci a servizio delle produzioni” ha detto D’Arrigo, con un tono che suonava tanto come un invito diretto quanto come un impegno pubblico.
L’incontro è stato arricchito da prospettive complementari. Emanuele Marchesi di Sky Studios ha raccontato come la scelta di ambientare produzioni in Lombardia non sia mai stata strategica in senso freddo, ma quasi naturale: dalla Milano degli anni Settanta de “Quelli che…la mala a Gucci – fine dei giochi” diretta da Gabriele Muccino, fino alla serie “883”. Milano è una miniera di racconti che il pubblico – anche internazionale – riconosce e apprezza. “Le storie italiane vendono” ha detto Marchesi “e l’iconografia italiana ha un valore culturale che colpisce il pubblico estero”.
Giorgia Priolo di EDI Effetti Digitali Italiani ha posto l’accento sull’industria della post-produzione e dei VFX, spesso relegata a un ruolo tecnico; eppure, sempre più creativa a tutti gli effetti. EDI è nata e cresciuta in Lombardia proprio perché qui c’erano le condizioni economiche; strutturali; professionali, per farlo. “La struttura sana e l’economia lombarda è stata il collante,” ha detto, aggiungendo che l’intelligenza artificiale, lungi dal sottrarre lavoro, sta in realtà aumentando la domanda di competenze specializzate. Daniel Pavoncelli di Indiana Production ha restituito la prospettiva di chi ha scelto di restare a Milano quando avrebbe potuto spostarsi. “Ci crediamo” ha detto con semplicità. E ha ricordato che ogni storia ha la propria autenticità: se la storia è milanese, girarla altrove non avrebbe senso.

Nel dibattito è emerso però con forza anche un tema che riguarda l’intero sistema produttivo nazionale: la necessità di semplificare le regole dei bandi e riconoscere alle produzioni il “diritto alla certezza”, perché chi sviluppa un progetto ha bisogno di risposte celeri e concrete. Una sfida che il convegno ha lasciato aperta, ma che trova già nella passione di chi opera nel settore la sua risposta più autentica. A restituirla meglio di qualsiasi analisi, le parole di Giorgio Scorza di Movimenti Productions: “Ed è per questo che sacrifichiamo le nostre vite per l’inutile che diventa fondamentale, ma è fondamentale perché siamo esseri umani”.

Poste Italiane Dic 25

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