L’Italia rischia di mancare clamorosamente l’obiettivo di 15.000 comunità energetiche attive entro giugno 2026, con soli 421 progetti operativi al maggio 2025 e una potenza installata di appena 43 MW rispetto ai 2.000 MW previsti dal PNRR. Un ritardo che preoccupa gli esperti del settore, considerando che le comunità energetiche rinnovabili rappresentano non solo una soluzione alla crisi energetica ma un vero e proprio modello di sviluppo economico locale capace di ridurre i costi energetici delle famiglie fino al 40%. Giuseppe Russo Lacerna, fondatore di MondoEnergea – La comunità di energia rinnovabile, con oltre trent’anni di esperienza nel settore energetico e doppia laurea in Scienze della Mediazione e Psicologia, ha sviluppato un modello innovativo che va oltre la semplice condivisione dell’energia.
“Le comunità energetiche non sono solo un modo per produrre e condividere energia rinnovabile, ma rappresentano un’opportunità per ricostruire l’economia locale dal basso”, spiega Russo Lacerna, che ha recentemente fondato una nuova azienda dedicata esclusivamente a questo settore.
Il meccanismo è apparentemente semplice ma innovativo: i membri della comunità che producono energia in eccesso la condividono con chi ne ha bisogno, generando incentivi statali che per legge devono essere divisi equamente tra progetti di utilità sociale e redistribuzione ai produttori. La vera innovazione sta però nel sistema di monetizzazione sviluppato da Russo Lacerna: invece di ricevere denaro contante soggetto a tassazione, i membri possono convertire i loro guadagni in una moneta virtuale chiamata ‘elettrone’, utilizzabile su una piattaforma e-commerce dedicata per acquistare prodotti locali di alta qualità.
“Abbiamo creato un circuito economico chiuso che valorizza le eccellenze del territorio, oltre che aiutare associazioni impegnate su temi sociali importanti come quello della integrazione dei ragazzi autistici”, afferma Russo Lacerna. “Un litro d’olio extravergine che normalmente costerebbe 15-20 euro diventa accessibile a tutte le famiglie perché pagato con gli incentivi energetici. È un modo per combattere sia la povertà energetica che quella alimentare”.
Per far conoscere il modello di condivisione, Russo Lacerna ha organizzato diversi incontri sul territorio: “Abbiamo riunito in tavola rotonda le associazioni che si occupano di autismo, medici nutrizionisti, pet therapy agricoltura biologica e allevatori gras fed e al termine della giornata abbiamo degustato i prodotti bio”.
L’imprenditore visionario auspica di organizzare altri eventi sul territorio nazionale: “Contiamo di ripetere gli incontri in tutta italia partendo dalla nutrita comunità di Benevento”.
L’approccio condiviso risolve uno dei problemi principali del settore: la difficoltà dei piccoli produttori locali di competere con la grande distribuzione, che secondo i dati del settore ha causato la chiusura del 35% delle piccole aziende agricole italiane negli ultimi dieci anni.
I numeri attuali mostrano un quadro preoccupante ma con enormi potenzialità. A marzo 2025, secondo i dati più recenti, le CER attive erano solo 212 con 326 impianti rinnovabili collegati e 18 MW di potenza installata, ben lontani dagli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La crescita c’è stata – si è passati da 212 a 421 comunità in pochi mesi – ma resta insufficiente per raggiungere i target previsti.
Il problema principale, secondo gli esperti, non è tecnologico ma organizzativo e culturale. “Molti comuni hanno costituito comunità energetiche, ma non sono riuscite a sviluppare realmente il progetto”, denuncia Russo Lacerna. “Non hanno personale formato, non hanno le competenze per gestire i flussi economici e soprattutto non riescono a coinvolgere i cittadini. Noi invece partiamo dal basso, dalle famiglie, spiegando loro che un investimento in pannelli fotovoltaici genera un risparmio annuo, equivalente al rendimento di un capitale investito in strumenti finanziari tradizionali”.
L’impatto sociale del modello va ben oltre il risparmio energetico. Le comunità energetiche come MondoEnergea, possono diventare il motore di una trasformazione economica profonda dei territori, creando posti di lavoro locali e riducendo la dipendenza dalle importazioni energetiche. Russo Lacerna gestisce attualmente una rete di 40 collaboratori diretti e un indotto di circa 300-350 famiglie, dimostrando che il modello è scalabile e replicabile.
La difficoltà è duplice: da un lato accelerare drasticamente il ritmo di installazione per raggiungere gli obiettivi del PNRR, dall’altro superare le resistenze culturali e burocratiche che ancora frenano lo sviluppo del settore. “Dobbiamo passare da una logica di consumo passivo a una di produzione attiva e condivisa”, conclude Russo Lacerna. “È l’unico modo per garantire un futuro energetico sostenibile e democratico, dove l’energia non è più un costo ma diventa una risorsa per lo sviluppo locale”.
Con il prezzo dell’energia che continua a rappresentare una delle voci di spesa più pesanti per le famiglie italiane – in media 1.500 euro l’anno secondo le ultime rilevazioni ARERA – e la necessità di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, le comunità energetiche rappresentano una soluzione concreta e immediata. Il modello sviluppato da imprenditori come Russo Lacerna dimostra che è possibile coniugare sostenibilità ambientale, risparmio economico e sviluppo territoriale, trasformando i cittadini da semplici consumatori a protagonisti attivi della transizione energetica.
