Dalla finanza alla cybersicurezza, fino alla competizione geopolitica tra Stati, Marco Pistoia, Ceo di IonQ Italia, spiega perché il quantum computing sta entrando in una nuova fase industriale che potrebbe rivoluzionare interi settori economici.
Per anni il quantum computing è rimasto confinato tra ricerca avanzata, laboratori sperimentali e promesse di lungo periodo. Oggi, però, governi, banche, aziende energetiche, infrastrutture critiche e Big Tech stanno iniziando a trattarlo come una tecnologia strategica concreta. Secondo Marco Pistoia, Ceo di IonQ Italia ed ex executive di Ibm e JPMorgan, il punto non riguarda più soltanto la potenza dei computer quantistici, ma la costruzione di veri ecosistemi integrati capaci di ridefinire sicurezza, competitività industriale e capacità decisionale. L’abbiamo intervistato per capire perché il quantum stia rapidamente passando da tecnologia emergente a nuova infrastruttura politica globale.
Nel suo percorso – tra Ibm, JPMorgan e oggi IonQ – c’è stato un momento in cui ha capito che il quantum non sarebbe rimasto confinato alla ricerca, ma sarebbe diventato una leva strategica?
Credo ci siano stati due momenti molto importanti. Il primo è avvenuto in Ibm, quando lavoravo ancora principalmente nella ricerca. In quegli anni abbiamo iniziato a capire che il quantum computing non era soltanto un esercizio teorico di fisica o matematica, ma una tecnologia capace di affrontare problemi reali che i computer classici non riuscivano a gestire in modo efficiente. Era ancora una fase molto pionieristica, ma già si intravedeva il potenziale trasformativo. Il secondo momento, probabilmente ancora più importante, è arrivato in JPMorgan. Quando una delle più grandi banche del mondo inizia a investire seriamente nel quantum, non lo fa per curiosità accademica. Lo fa perché vede implicazioni concrete su finanza, sicurezza, ottimizzazione, rischio, crittografia e competitività strategica.
In JPMorgan abbiamo costruito uno dei più grandi team di quantum computing del settore finanziario proprio perché era chiaro che sarebbe diventato una tecnologia strategica. Da quel momento ho capito che non stavamo più parlando di “se” il quantum sarebbe arrivato, ma di “quando” e soprattutto di chi sarebbe stato pronto. Oggi in IonQ vedo una fase ulteriore: il passaggio dal quantum come tecnologia emergente a infrastruttura industriale e geopolitica. Ed è proprio questo uno degli elementi distintivi di IonQ: non stiamo costruendo soltanto computer quantistici, ma un ecosistema quantistico integrato.
Lei ha lavorato a lungo tra ricerca e applicazioni concrete. Cosa cambia davvero quando una tecnologia smette di essere oggetto di studio e diventa qualcosa su cui le aziende devono prendere decisioni?
Nel mondo della ricerca si lavora principalmente per dimostrare che qualcosa è possibile. In quello industriale, invece, bisogna dimostrare che qualcosa genera valore. Questo cambia i tempi, le priorità, il linguaggio, il livello di rischio accettabile e persino il modo in cui si misura il successo. Una tecnologia diventa veramente strategica quando un Ceo, un Consiglio di amministrazione o un governo iniziano a chiedersi non più “quanto è interessante?”, ma “cosa succede se i miei concorrenti arrivano prima?”.
È esattamente quello che sta accadendo oggi. Molte aziende stanno comprendendo che il rischio più grande non è investire troppo presto, ma sviluppare competenze troppo tardi. Questo è particolarmente evidente in IonQ e in IonQ Italia, dove vediamo quotidianamente governi, banche, telecom, difesa e grandi aziende iniziare a trattare il quantum come una priorità strategica concreta e non più come ricerca sperimentale.
C’è una distanza evidente tra come il quantum viene raccontato pubblicamente e ciò che vede chi ci lavora ogni giorno. Qual è oggi il fraintendimento più diffuso?
Pensare che il quantum sia ancora qualcosa di lontano, quasi fantascientifico é fattualmente errato. Molte persone lo immaginano come una tecnologia che arriverà forse tra venti o trent’anni. In realtà siamo già nella fase iniziale della sua industrializzazione. Naturalmente non siamo ancora nel momento in cui i computer quantistici sostituiranno quelli classici. Questo non accadrà. Il futuro sarà ibrido: classico e quantistico insieme. Ma il punto fondamentale è che già oggi esistono applicazioni concrete, investimenti governativi enormi, strategie industriali e casi d’uso che stanno entrando nella produzione reale.
Un altro grande fraintendimento è pensare che il quantum significhi soltanto quantum computing. In realtà è un ecosistema quantistico molto più ampio: networking, security, sensing e tecnologie satellitari sono altrettanto importanti e, in alcuni casi, potrebbero avere un impatto commerciale ancora più rapido. IonQ rappresenta molto bene questa evoluzione, perché oggi è l’unica azienda quantistica al mondo presente contemporaneamente nelle quattro principali direttrici del quantum – computing, networking, security e sensing – integrate da avanzate capacità satellitari, con l’obiettivo di costruire un internet quantistico globale.
Se guardiamo ai progetti su cui state lavorando, dove vede oggi applicazioni in cui il quantum sta già producendo risultati concreti?
Ci sono diversi ambiti molto promettenti. Uno dei più avanzati è sicuramente la finanza. In IonQ stiamo lavorando su algoritmi di ottimizzazione, analisi del rischio, simulazioni Monte Carlo e portfolio optimization. In alcuni casi stiamo già osservando risultati estremamente interessanti, soprattutto su problemi che crescono rapidamente in complessità.
Un’altra area molto importante è la quantum security. Qui il tema è urgentissimo perché il rischio legato al ‘harvest now, decrypt later’ è reale già oggi. Molte istituzioni finanziarie, governative e militari stanno iniziando a muoversi immediatamente verso la crittografia post-quantistica (Pqc) e soluzioni di sicurezza che usano la distribuzione quantistica delle chiavi (Qkd). In IonQ e IonQ Italia stiamo vedendo un fortissimo interesse da parte di governi, intelligence, banche e operatori infrastrutturali proprio su questi temi.
Abbiamo già clienti che utilizzano la nostra tecnologia quantistica in diversi casi d’uso, tra cui applicazioni nella scienza dei materiali, nella logistica e nei trasporti, nel settore automotive e nella progettazione di batterie, oltre che nella scoperta di nuovi farmaci. Vediamo poi applicazioni molto concrete nel quantum sensing, soprattutto per monitoraggio infrastrutturale, geolocalizzazione senza Gps, smart cities, l’ottimizzazione e il bilanciamento della distribuzione energetica, difesa e osservazione satellitare avanzata. Infine c’è il tema del networking quantistico e del quantum internet. È una trasformazione meno visibile al grande pubblico, ma potenzialmente enorme. Le reti quantistiche saranno probabilmente una delle infrastrutture strategiche del futuro.
Lei ha citato il concetto ‘harvest now, decrypt later’. Quanto è concreto oggi questo rischio e quanto dovrebbe preoccupare aziende e istituzioni?
Molti pensano che la minaccia quantistica inizi solo quando arriveranno computer quantistici molto avanzati. In realtà il problema esiste già oggi. Se qualcuno intercetta oggi dati cifrati e li conserva, potrà potenzialmente decifrarli in futuro quando le capacità quantistiche saranno sufficientemente mature. Questo è particolarmente critico per dati che devono rimanere segreti per molti anni: informazioni governative, intelligence, infrastrutture critiche, proprietà intellettuale, dati sanitari e finanziari.
Per questo motivo non possiamo aspettare il ‘Q-Day’ per iniziare la migrazione. La transizione verso infrastrutture quantum-safe richiederà molti anni. Bisogna aggiornare software, hardware, reti, protocolli, dispositivi e sistemi legacy. Ecco perché oggi si parla sempre più di integrazione tra Pqc e Qkd. IonQ la considera fondamentale proprio perché nessuna delle due tecnologie, da sola, è sufficiente a proteggere completamente le infrastrutture del futuro.
Nel quantum si sta formando un mercato globale o stiamo entrando in una logica di blocchi tecnologici separati?
Probabilmente entrambe le cose: da un lato il quantum è una tecnologia globale. La ricerca è internazionale, i talenti si muovono globalmente e molte collaborazioni attraversano confini geografici; dall’altro lato, però, è ormai chiaramente considerato una tecnologia strategica nazionale. Questo significa che vedremo una crescente competizione tra blocchi geopolitici: Stati Uniti, Europa, Cina e altre potenze stanno costruendo ecosistemi autonomi, investendo massicciamente per evitare dipendenze tecnologiche. Ed è anche per questo che realtà come IonQ e IonQ Italia stanno assumendo un ruolo sempre più strategico: perché non si tratta più soltanto di vendere tecnologia, ma di contribuire alla costruzione di ecosistemi nazionali ed europei nel quantum.
In questo scenario, dove si colloca IonQ e dove pensa che si giocherà il vantaggio competitivo nel lungo termine?
IonQ ha una caratteristica unica nel panorama globale: oggi è l’unica azienda quantistica al mondo presente contemporaneamente nelle quattro principali direttrici del quantum integrate da avanzate capacità satellitari. Questa è una differenza strategica enorme. Molte aziende si concentrano soltanto sul quantum computing. IonQ invece sta costruendo un ecosistema quantistico completo. Crediamo che il vantaggio competitivo di lungo termine nascerà proprio dall’integrazione di queste tecnologie. Il futuro non sarà fatto di sistemi isolati. Sarà fatto di ecosistemi quantistici completi.
Guardando ai prossimi anni, il vero nodo per aziende e governi sarà muoversi troppo presto o arrivare troppo tardi al quantum? E cosa cambierà davvero nel modo in cui verranno prese le decisioni?
Credo che il rischio più grande sia arrivare troppo tardi. Naturalmente bisogna evitare aspettative irrealistiche. Non tutte le promesse del quantum si realizzeranno immediatamente. Ma la storia della tecnologia insegna che le grandi trasformazioni premiano chi costruisce competenze prima degli altri. Il problema è che il quantum non si improvvisa. Servono anni per creare ecosistemi, talenti, ricerca, partnership industriali e integrazione infrastrutturale. Chi aspetterà troppo rischierà di trovarsi dipendente da tecnologie sviluppate altrove. Nei prossimi anni cambierà profondamente anche il modo in cui verranno prese le decisioni.
Avremo sistemi capaci di elaborare quantità enormi di dati, integrare simulazioni avanzate, sensing distribuito, AI e capacità quantistiche. Questo porterà decisioni più rapide, più predittive e più automatizzate. In alcuni settori – finanza, difesa, energia, logistica, sicurezza nazionale – la capacità di prendere decisioni migliori e più velocemente diventerà un vantaggio competitivo fondamentale. Ed è proprio qui che il quantum avrà il suo impatto più profondo. Credo che aziende come IonQ avranno un ruolo importante proprio perché stanno contribuendo a costruire oggi l’infrastruttura quantistica del futuro.
