La corsa a sostituire Hong Kong come hub finanziario

Le lunghe restrizioni durante la pandemia di Covid-19 e il progressivo irrigidimento politico hanno incrinato l’immagine di Hong Kong come “Città mondiale dell’Asia”. Negli ultimi anni si è assistito a un esodo di espatriati e a una crescente competizione da parte delle città rivali che ambiscono a eroderne il primato come hub finanziario regionale.

Eppure, detronizzare Hong Kong non è semplice. Nessuna delle alternative più citate – Singapore, Tokyo e Shanghai – riesce a replicare il mix di fattori culturali, commerciali e infrastrutturali che hanno reso unica l’ex colonia britannica. Ciascuna offre opportunità, ma anche ostacoli significativi.


Singapore, hub in crescita ma con costi elevati

Negli ultimi anni Singapore è stata la destinazione privilegiata per migliaia di dirigenti e famiglie in fuga da Hong Kong. Come l’ex colonia britannica, dispone di un sistema legale di stampo anglosassone, ottimi collegamenti aerei, tasse contenute e una società cosmopolita in cui inglese e cinese convivono. Inoltre, già dal 2022 aveva revocato le restrizioni Covid, favorendo l’arrivo di nuovi flussi di professionisti.

Tuttavia, l’ondata di arrivi ha messo sotto pressione il mercato immobiliare: gli affitti sono balzati fino al 40% in un solo anno e i nuovi espatriati fanno fatica a trovare casa. Anche la burocrazia ha alzato l’asticella, con requisiti più stringenti sui visti e sulle assunzioni. A ciò si aggiunge il costo della vita: automobili e beni di consumo possono costare cinque volte rispetto agli Stati Uniti.

Dal punto di vista finanziario, il vero limite resta la dimensione del mercato: la Borsa di Singapore conta meno di 700 società quotate per una capitalizzazione inferiore ai 700 miliardi di dollari, ben lontana dai 5 trilioni di Hong Kong.


Tokyo, un gigante con tasse scoraggianti

Tokyo conserva l’ambizione di riconquistare il ruolo che ebbe prima della crisi degli anni ’90. La metropoli è al centro della terza economia mondiale, ospita decine di multinazionali Fortune Global 500, offre infrastrutture impeccabili e un costo degli immobili oggi inferiore rispetto a Hong Kong. Inoltre, la debolezza dello yen negli ultimi anni ha reso più competitiva la vita per gli espatriati pagati in dollari.

Ma il fascino della capitale giapponese resta limitato da barriere culturali e fiscali. La presenza di residenti stranieri è modesta, l’inglese è poco diffuso e il sistema fiscale scoraggia i professionisti della finanza globale: l’aliquota massima sull’imposta personale arriva al 55% e le plusvalenze sono tassate come reddito, a differenza di Hong Kong e Singapore.

La Borsa di Tokyo, pur essendo tra le più grandi al mondo, resta dominata da società nazionali, con scarsa attrattiva per chi cerca esposizione diretta alla crescita cinese.


Shanghai, colosso sotto stretto controllo

Negli ultimi due decenni Shanghai ha puntato a imporsi come centro finanziario internazionale. Con oltre 7 trilioni di dollari di capitalizzazione, la sua borsa è oggi la terza al mondo per dimensioni. La città ospita quartier generali di colossi globali e ha un skyline che riflette la sua ascesa economica.

Ma i limiti restano pesanti. La Cina mantiene controlli rigidi sui capitali, rendendo difficile per gli investitori stranieri rimpatriare i profitti. Il sistema legale rimane poco trasparente, mentre i mercati azionari interni sono dominati da investitori retail volatili. Sul piano politico e tecnologico, la censura digitale e il firewall cinese complicano la vita delle multinazionali.

Dopo l’abbandono ufficiale della politica “Covid-zero”, la città ha ritrovato dinamismo, ma i ricordi dei lockdown estesi e le persistenti incertezze regolamentari frenano ancora molti espatriati.


Hong Kong tra declino e resilienza

Nonostante le sfide, Hong Kong resta il punto di riferimento per i mercati finanziari dell’Asia: oltre 2.500 società quotate, più di 5 trilioni di dollari di capitalizzazione e un ecosistema legale e commerciale unico nel suo genere. La vicinanza con la Cina continentale continua a rappresentare un vantaggio strategico, soprattutto per gli investitori globali interessati all’economia cinese, pur con il rischio di un crescente controllo politico da parte di Pechino.

Il suo primato, dunque, è indebolito ma non cancellato: Singapore, Tokyo e Shanghai hanno guadagnato terreno, ma nessuna è ancora riuscita a offrire un pacchetto competitivo tanto completo quanto quello di Hong Kong.

Poste Italiane Dic 25

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