Il Superbonus nasce per stimolare la ripresa dell’economia dopo Covid-19, incrementando il livello di efficienza energetica e antisismica degli edifici. La misura ha però mostrato il fianco a una serie di truffe perpetrate ai danni dello Stato. Introdotto dall’art. 119 del decreto Rilancio nel 2020, il Superbonus consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute dai proprietari degli immobili per interventi di efficienza energetica e antisismica. Tra gli interventi agevolati, anche l’installazione di impianti fotovoltaici e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.
Il Superbonus consente quindi di realizzare l’efficientamento energetico, vedendosi restituito il 110% dell’importo pagato sotto forma di credito d’imposta. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dall’Enea, aggiornato al 28 febbraio 2023, sono 384.958 i cantieri autorizzati finora, per un importo complessivo di 68,5 mld di euro e un costo per lo Stato di 75,3 mld di euro in rimborsi legati al Superbonus.

Modalità di riscossione
Oltre alla fruizione diretta della detrazione, la legge aveva previsto due modalità alternative di riscossione. La prima consisteva in un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi, il cosiddetto sconto in fattura. In tal caso, al fornitore è riconosciuto un credito d’imposta pari alla detrazione che sarebbe spettata al beneficiario dello sconto. La seconda era la cessione del credito a terzi, inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Se da una parte queste modalità consentono di monetizzare subito l’intero beneficio fiscale, dall’altra, la circolazione illimitata e non adeguatamente presidiata dei crediti ha accresciuto i rischi di frode e riciclaggio. Con il decreto legge 11/2023, in via di approvazione alla Camera, il Governo ha deciso di bloccare sconto in fattura e cessione del credito per i lavori avviati dal 17 febbraio 2023.
Truffe per 3,2 mld
Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate stanno riscontrando numerosi casi di irregolarità e abusi. Molto spesso si richiede l’accesso ai bonus edilizi per interventi di ristrutturazione presso immobili inesistenti, in comuni inventati. I proprietari possono essere persone defunte, nullatenenti o pregiudicati con precedenti penali. Si fatturano operazioni fittizie per lavori mai avvenuti. I crediti d’imposta così generati – dopo svariate cessioni a società e persone fisiche interposte, necessarie per ostacolare i controlli – sono poi ceduti a società di capitali o intermediari finanziari. In alcuni casi, i proventi delle frodi sono trasferiti all’estero.
Una recente operazione della Guardia di Finanza di Napoli e Avellino ha consentito di sequestrare crediti d’imposta fittizi per la cifra record di 1,7 mld. Una maxi truffa per la quale sono state effettuate perquisizioni nelle province di Napoli, Avellino, Salerno, Milano, Lodi, Pisa, Torino, Modena e Ferrara. Sono 21 gli indagati per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato. I lavori dichiarati avrebbero dovuto avere un costo di circa 2,8 mld. I sequestri hanno evitato che i crediti potessero essere usati in compensazione o monetizzati presso gli intermediari finanziari.
La Guardia di Finanza di Asti ha scoperto una maxi frode fiscale e ha eseguito un decreto di sequestro per 1,5 mld di euro. I crediti fiscali sarebbero stati generati solo sulla carta, utilizzando partite Iva intestate perlopiù a prestanome. I crediti d’imposta sono stati in parte ceduti a terzi, in parte monetizzati e trasferiti all’estero. A ordire la truffa una compagine radicata in parte ad Asti, con proiezioni anche in Veneto e in Campania, che ha coinvolto 37 persone e 68 tra ditte e società.
L’indagine
“L’indagine parte da una segnalazione del Nucleo speciale entrate della Guardia di Finanza”, racconta a Fortune Italia il tenente colonnello Fabrizio Notaro, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Asti. “Il Nucleo ha elaborato un’analisi di rischio su alcune posizioni anomale di soggetti che avevano generato dei crediti fiscali. Nella fattispecie un piccolo imprenditore albanese di Asti che aveva emesso fatture per lavori edili di ristrutturazione per 2,3 mln di euro”.
I crediti in questione passano vorticosamente da un conto all’altro, per poi trovare approdo definitivo in una banca cinese. “Da ulteriori approfondimenti – rivela il Tenente Colonnello – si evince che i lavori sarebbero stati realizzati nei comuni di Agrigento e Acqui Terme. Ma chiedendo le pratiche all’ufficio tecnico delle amministrazioni, scopriamo che i lavori non sono mai avvenuti. C’è di più: alcune particelle catastali si riferiscono a luoghi inesistenti. A quel punto abbiamo iniziato ad attenzionare i soggetti che si interfacciavano con l’imprenditore e abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora”.

Modus operandi
Dalle indagini emerge una vera e propria organizzazione, che contava sul supporto di professionisti tributari i quali con false dichiarazioni attestavano l’esistenza e la bontà dei crediti. “Un commercialista residente a Napoli accedeva al sistema dell’anagrafe tributaria – spiega Notaro – utilizzava la password del prestanome, compilava i cassetti fiscali e inseriva i crediti inesistenti. A quel punto c’era chi provvedeva alla cessione dei crediti a terzi, all’incasso della provvista, al trasferimento della stessa su più conti correnti. Una parte finiva all’estero, soprattutto in banche della Repubblica Popolare Cinese”.
I dati relativi ai crediti fiscali, forniti dall’Agenzia delle Entrate e da Sogei nell’ambito delle indagini dirette dalla Procura di Asti, evidenziano “un elenco di lavori svolti in 2.800 comuni italiani, 384 dei quali sono risultati soppressi da tempo. In un caso – evidenzia Notaro – si trattava addirittura di un comune che dal 1947 appartiene alla Slovenia. Abbiamo accertato 18mila lavori inesistenti legati a Superbonus e agli altri bonus edilizi. I sedicenti lavori sarebbero stati eseguiti da una ventina di aziende tutte intestate a prestanome, nullatenenti, senzatetto: una situazione paradossale”.
Quali sono i sentori che spingono la Guardia di Finanza a eseguire accertamenti? “Sicuramente ci mettiamo in allerta ogni volta che soggetti con aziende dalla struttura modesta si intestano lavori milionari. Abbiamo ricostruito un ammontare di 18mila pratiche edilizie. Di certo solo imprese estremamente strutturate potevano eseguire una mole di lavori del genere. Ci sono imprese che hanno dichiarato lavori per centinaia di milioni di euro i cui titolari non avevano beni strumentali, dipendenti, né la struttura economica per affrontarli. Quello è un forte indice di anomalia”.

