Per secoli le colonne d’Ercole hanno rappresentato il valico dell’immaginazione, una soglia oltre la quale il mondo conosciuto – con le sue regole, i suoi vincoli fisici – finiva, lasciando il passo ad un universo completamente differente. La letteratura ne ha fatto il simbolo di quella che oggi potremmo definire una trasformazione di sistema, ossia una condizione in cui non sono solo le sembianze delle cose a cambiare pelle, ma il loro stesso significato e, con esso, l’intero apparato di relazioni, di procedure e di strumenti che ne deriva. Ciò che stiamo vivendo oggi ci sta progressivamente portando al di là delle colonne. In effetti, questa epoca – digitale, votata alla sostenibilità, liquida e distribuita – nel chiederci di ripensare il nostro modo di essere in relazione al contesto che ci circonda, implicitamente ci sta dicendo di riscrivere le regole del gioco. Con l’avvento del digitale, a cambiare non è solo il senso dello spazio.
È l’intero sistema di connessioni e di mobilità, l’idea stessa di movimento, che non ci porta più da un luogo ad un altro ma da un’esperienza ad un’altra. Da qui, l’idea di coinvolgere in questo percorso di approfondimento Mauro Caruccio, Ceo e chairman di Kinto Italia e Ceo di Toyota Financial Services Italia. “Il movimento – esordisce – è una delle forme più nobili di libertà. Quando si ha la possibilità di muoversi tutto diventa possibile. Tuttavia, per farlo in modo sostenibile, la tecnologia, anche la migliore, da sola non basta. Per produrre i benefici che ci si attende rimane centrale il ruolo dell’uomo, dei suoi comportamenti e dei valori che interpreta. In questo contesto il ruolo e dovere delle aziende come Toyota è quello di accompagnare chi utilizza la tecnologia nella transizione. Da un lato trasmettendo e comunicando i valori che sono alla base delle proprie scelte strategiche, dall’altro facilitando il miglior utilizzo delle stesse, fino a mettere in campo, se necessario, dei propri strumenti incentivanti’’.
Da una parte gli edifici, dunque, dall’altra il trasporto. Gli uni evolvono in luoghi, quando esprimono una relazione con l’essere umano, l’altro diventa mobilità, nella misura in cui entra a far parte a pieno titolo dell’esperienza – la vera meta è il viaggio! – mettendo al centro la persona, con le proprie scelte, i propri valori, la propria capacità di definirsi nel movimento. Tuttavia, nel mondo dello spazio c’è ancora una forte resistenza a cambiare paradigma. Troppo spesso si resta intrappolati nel concetto di proprietà, come se fosse l’unico requisito in grado di abilitarne la fruizione, e in definitiva la vita. Siamo chiamati a ribaltare il modo in cui consideriamo gli spazi, esattamente come è avvenuto nella mobilità, con il modello della sharing economy. Renderli condivisibili, in rete, significa generare impatto nelle tre verticali della sostenibilità: economica, garantendo ottimizzazione di risorse e conservando il valore degli asset (85% in meno di consumo energetico); sociale, ricucendo i territori e attivando hub di prossimità; ambientale, riducendo le emissioni (40% in meno, con due giorni di remote-working) e semplificando la logistica. “In Toyota pensiamo che la sostenibilità non sia il risultato di un generico appello morale, ma di un corretto sistema di incentivi, sia individuali che di tutti gli stakeholder del sistema della mobilità. Un sistema che deve basarsi sulla combinazione efficace di tre fattori: tecnologia, processi organizzativi e valori culturali. La sostenibilità diventa sostanza quando riesce a generare valore per tutti, attraverso una partecipazione estesa, e l’interesse del singolo converge con le finalità della collettività.
Ecco perché all’interno del Gruppo Toyota è stato costituito di recente il nuovo brand Kinto, dedicato ai servizi di mobilità, che va a complementare il tradizionale modello dell’offerta.
Kinto si basa su tre principi. Inclusività, perché vuole dare a tutti la possibilità di muoversi e godere dei benefici della transizione energetica, evitando il rischio di una mobilità elitaria. Semplicità, grazie all’utilizzo di tecnologie digitali intuitive e facili da usare. E, infine, sostenibile nel suo significato più ampio: economico, sociale e ambientale. A conferma di questa visione Kinto Italia è diventata società benefit, prendendo un impegno concreto in questa direzione”. Valori, accessibilità e concretezza sono tre vettori che uniscono mobilità e spazi. L’esercizio della scelta che, per definizione, si nutre di alternative possibili, fa evolvere il vecchio concetto di headquarter in un nuovo modello, capillare ed esperienziale, che chiamiamo Hubquarter. Lo spazio centrale non perde la propria importanza, ma cambia la propria funzione: sappiamo che è cruciale per ambiti come l’innovazione, la relazione interna, l’adesione al purpose aziendale. Nello stesso tempo, la possibilità di accedere a “spoke” distribuiti libera sul territorio dimensioni come la formazione, il lavoro focalizzato, l’accrescimento del network professionale e l’attività di relazione esterna, andando incontro alle persone e alla loro esperienza quotidiana, che è sempre diversa. Abbiamo misurato l’impatto che questo modello produce sui territori e, tra i diversi indicatori, ne richiamo uno soltanto: quando le persone hanno modo di lavorare all’interno del proprio quartiere, anche uno o due giorni a settimana, la voglia di incidere con progetti sociali che abbiano una ricaduta locale aumenta del 150%. Sentono il bisogno di prendersi cura del luogo in cui sono.
“Il tema della sostenibilità e della responsabilità sociale – precisa Mauro Caruccio – riguarda tutti noi, a partire dalle aziende. Il Gruppo Toyota si impegna in due modi: offrendo soluzioni multitecnologiche insieme a piattaforme multiservizi.
Da un lato, i veicoli a basse o zero emissioni – dal full hybrid al plug-in, dall’elettrico all’idrogeno – dall’altro, un ampio ventaglio di servizi di mobilità e di formule finanziarie evolute. Kinto offre cinque servizi, alcuni cosiddetti ‘asset based’ perché si legano all’auto (soluzioni di noleggio, di abbonamento e di car-sharing – One, Flex e Share). Altri si definiscono ‘service based’ perché tipicamente soluzioni di piattaforma che non necessitano di un’auto (carpooling e l’aggregatore multimodale – Join e Go). Il tutto reso accessibile grazie a soluzioni finanziarie che scontano l’incertezza ed il rischio oggi percepito dalle persone verso le nuove tecnologie”.
La tecnologia ci consente oggi di innovare radicalmente il nostro rapporto con lo spazio, che sia in mobilità o in permanenza. Come le app di Kinto abilitano nuove formule di abitare il movimento, così l’app Myspot – dichiarata Cool vendor da Gartner – abilita un nuovo modo di approcciare lo spazio, mettendo la persona nella condizione di poter scegliere l’esperienza che vuole vivere, giorno per giorno, accompagnandola nella scelta delle community che vuole incontrare, della formazione che vuole cogliere, persino del tipo di vocazione che ogni hub possiede. In questo modo spostarsi e abitare uno spazio smettono di essere “momenti privi di valore” e diventano opportunità di arricchimento costante.
