Riuscite a immaginare un futuro in cui il mercato mondiale degli umanoidi sia più ricco di quello delle automobili?
Secondo Morgan Stanley è possibile che ciò avvenga nel 2050: per allora nel mondo ci saranno un miliardo di umanoidi, con 5.000 mld di dollari di giro d’affari. Una stima prudente se confrontata con quella di Elon Musk, che prevede almeno 10 miliardi di androidi (più della popolazione umana) dieci anni prima, nel 2040.
Sempre secondo Morgan Stanley nel 2050 ne basteranno 63 milioni (l’impatto previsto per i soli Stati Uniti) per cambiare radicalmente il 75% delle occupazioni attuali, sostituire il 40% dei lavoratori e abbassare il totale delle buste paga Usa di 3mila mld di dollari, il 10%.
Tolte le previsioni sul futuro, sempre nebulose, ci sono numeri più concreti. Il mercato degli umanoidi si è assicurato investimenti di venture capital per 1,2 miliardi di dollari nel 2024 e raggiungerà i 2,3 mld nel 2025, secondo CB Insights.
Il momento ChatGpt degli umanoidi è dietro l’angolo, ha detto Jensen Huang sul palco del Ces di Las Vegas all’inizio di quest’anno, presentando le piattaforme Nvidia per la robotica (tra le quali una famiglia di modelli AI e un omniverso dove le copie digitali dei robot possono allenarsi). Sul palco c’erano anche 14 degli umanoidi odierni più avanzati. Sei Made in China, quattro Made in Usa e uno a testa per Germania, Israele, Canada e Norvegia.
In realtà il vantaggio di Pechino è più ampio: nel 2024 sono stati annunciati 51 nuovi umanoidi: 35 sono cinesi, solo 8 statunitensi. Negli ultimi 5 anni, la Cina ha registrato 5.688 domande di brevetto che citano la parola ‘umanoide’, gli Stati Uniti 1.483, l’European Patent Office 237. L’Italia 15.
Se già oggi avete la tentazione di dire che gli umanoidi “sono tra noi”, dovreste andare a Shanghai. In un magazzino la startup Agibot ha infilato 100 robot umanoidi funzionanti, supervisionati da 200 umani.
Reuters riporta che gli automi piegano magliette e fanno panini in un locale fornito gratuitamente dal Governo e visitato da un entusiasta Xi Jinping. Alle startup nel 2024 Pechino ha dato 20 mld di dollari, mentre un fondo per AI e robotica da 138 mld dovrebbe partire quest’anno. La supply chain del settore ha molti punti di contatto con quella dei veicoli elettrici dominata dalla Cina che ha a disposizione il 90% dei componenti necessari.
Costruire un Optimus di Tesla negli Usa costa oggi circa 50mila dollari. Un umanoide cinese 35mila, e potrebbe scendere a 17mila dollari nel 2030, mentre si viaggia velocemente verso l’economia di scala grazie ai piani di produzione già avviati e ai progressi nell’intelligenza artificiale: dare a quei robot un cervello in grado di sostituire i lavoratori potrebbe permettere alla Cina di usare il suo esercito di umanoidi per proteggersi da qualsiasi dazio, oltre che da una crisi demografica sempre più marcata.
Sul cervello sono gli Usa ad avere (per ora) un vantaggio, grazie a OpenAI, Microsoft, Google, Nvidia, Tesla: nel report Humanoid 100 Morgan Stanley divide le maggiori cento società del settore tra chi si occupa del cervello (chip e AI per ora sono dominati dagli Usa), chi si occupa del corpo (batterie, giunti, sensori, motori) e chi dell’assemblaggio dei robot.
Ma la classifica considera solo società quotate, escludendo tantissime società private e startup: lo stesso report ricorda che, in generale, in Cina ci sono il 73% delle società coinvolte nello sviluppo di umanoidi.
In Italia il progetto più maturo è RoBee, pensato per industria e sanità e targato Oversonic, che nel 2024 è stata inserita da CB Insights tra i 13 “Leading Public Players in humanoid robotics” mondiali per l’industria. “In un settore dominato da grandi player internazionali, abbiamo dimostrato che esiste una via italiana all’intelligenza artificiale”, ci dice il Ceo Paolo Denti.
In Europa, a quanto risulta a Fortune Italia, stanno per fare il loro debutto anche gli umanoidi di Hexagon Robotics. I progetti principali però sono quelli della startup norvegese 1X con il suo Neo, che ha raccolto 136 mln di euro, e di Neura Robotics, che ha sviluppato 4Ne-1 e quest’anno ha raccolto 120 milioni in un round di serie B.
Tra gli investitori delle due startup europee ci sono OpenAI (attraverso il suo startup fund) e Tiger capital da una parte e Volvo ed Exor (tramite Lingotto investment management) dall’altra.
Nel settore i soldi si muovono grazie ai giganti tecnologici (OpenAI, appunto, ma anche Meta, Amazon, Google) e ai player tradizionali dell’automotive. Da menzionare Volvo, Tesla, Bmw, Mercedes, Byd (che ha creato un Embodied research team per creare robot umanoidi), Honda, Toyota (che collabora con Boston Dynamics) e Xpeng Motors (la produzione di massa del suo Iron inizierà nel 2026). Molte aziende e startup hanno in comune Nvidia come partner, che grazie ai suoi chip AI dominerà anche nella corsa agli umanoidi.
Intanto, mentre il mondo scommette miliardi sui robot ‘umani’, c’è chi sostiene che la direzione potrebbe anche essere sbagliata: soprattutto nel caso dell’industria, non è meglio puntare sui robot ‘tradizionali’, più economici e più efficienti nei compiti davvero necessari a una catena di montaggio?
Anche in questo caso la risposta potrebbe stare nel mezzo, e venire dall’Europa. A Zurigo la mimic guidata dall’italiano Elvis Nava ha progettato una mano robotica (ora in fase pilota) con un livello di manipolazione molto avanzato, ci racconta il Ceo.
Montata su un tradizionale braccio robotico, può svolgere compiti che oggi sono esclusivamente manuali. Intanto, secondo le previsioni del Ceo di Agibot, Yao Maoqing, gli androidi un giorno potranno sia assemblare se stessi, sia essere usati nelle case di riposo per assistere gli umani anziani. Meglio che i robot ci diano una mano, o che ci mandino direttamente in pensione?
Volti noti

Ecco qualche umanoide da tenere d’occhio. Dagli investitori ai partner, ognuno dei robot che abbiamo selezionato racconta in modo diverso la nuova era dell’AI ‘fisica’ e la sfida tra Cina e Stati Uniti, che hanno un ruolo fondamentale anche per gli esemplari europei.
1. 4NE-1 (Neura Robotics – Germania)
Grazie al suo prototipo la startup ha raccolto 123 mln di euro e ha stretto partnership con Kawasaki e Nvidia. Tra gli investitori c’è Volvo, controllata dalla cinese Geely.
2. Neo (1X – Norvegia e Usa)
Con una sede in Norvegia e una in Silicon Valley, grazie al suo prototipo in fase di sviluppo ha raccolto in tutto 136 mln di dollari, supportata da OpenAI. È partner di Nvidia.
3. Robee (Oversonic – Italia)
Fatturato da 2,5 mln di euro e 170 possibili applicazioni, 10 RoBee sono stati già consegnati, altri 50 sono in attesa; in ambito sanitario ci sono 3 sperimentazioni in corso.
4. Figure 02 (Figure – Usa)
“Aspettatevi che faccia i piatti e il bucato”. Per Figure la valutazione è stellare: 40 mld, se chiuderà un round da 1,5 mld. Investono già Jeff Bezos, Microsoft, Nvidia e Intel. Abbandonata OpenAI, punta su un modello proprietario. Gli umanoidi (target 100.000 in 5 anni) già spediti alle fabbriche Bmw, per Fortune.com, hanno compiti modesti.
5. Optimus Gen 2 (Tesla – Usa)
È l’unico umanoide che ha ballato davanti a Trump e Bin Salman durante la visita del presidente Usa in Arabia Saudita. Per Musk Optimus potrebbe diventare il prodotto più remunerativo di Tesla, e le stime parlano di 1.000 unità nelle fabbriche Tesla già quest’anno, la commercializzazione dal prossimo.
6. Digit (Agility Robotics – Usa)
Grazie a Digit, Agility ha stabilito partnership con Amazon e GXO (dove i robot vengono già testati). Siamo nella fase di produzione (obiettivo 10.000 pezzi l’anno) e distribuzione nella logistica. The Information ha riportato che l’unicorno si prepara a raccogliere 400 mln di dollari con una valutazione pre-money di quasi due miliardi.
7. Apollo (Apptronik – Usa)
Il bipede della startup texana è progettato per ambienti industriali ma anche spaziali, per i quali l’azienda collabora con la Nasa. Tra gli altri partner ci sono Nvidia, Mercedes, GXO (logistica) e Google, che ha partecipato al round da 350 mln di quest’anno. Valutazione: 1 mld circa.
8. Star1 (Robot Era – Cina)
Questo è l’umanoide più veloce del mondo: nel 2024, indossando un paio di scarpe da corsa, ha raggiunto la velocità di 12 km/h sul non facile terreno del deserto del Gobi, spodestando tra gli altri l’Atlas di Boston Dynamics, uno dei player storici della robotica. Tra gli investitori c’è Alibaba.
9. h1 (Unitree – Cina)
Unitree può contare sul supporto del governo cinese e degli investitori (quasi 200 mln raccolti) e ha aperto ad Hangzou una fabbrica da 10.000 mq. I suoi umanoidi sono tra i più economici (circa 15.000 dollari) ed è tra le startup cinesi con piani di produzione già nell’ordine delle migliaia.
10. A2 (Agitbot – Cina)
A2 è il prodotto di punta di una delle più ambiziose startup cinesi, che vanta 1.000 umanoidi prodotti nel 2024 e che ha sfidato Musk puntando a 5.000 unità per il 2025. L’obiettivo è far scendere il prezzo a 36.000 dollari. Secondo i media cinesi, la valutazione arriva a due miliardi di dollari. Tencent è tra gli investitori.
11. GR-2 (Fourier – Cina)
Come Unitree e Xpeng, anche Fourier può contare su Nvidia, ma anche sugli investimenti di IDG Capital e Saudi Aramco (tramite Prosperity7 Ventures). Già prodotti centinaia di umanoidi principalmente per l’healthcare, nel 2025 sono stati raccolti 110 mln di dollari.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)
