È scoppiato un vero e proprio caso a Reggio Emilia: Max Mara ha “irrevocabilmente” deciso di rinunciare al progetto del Polo della Moda, abbandonando definitivamente il previsto investimento da 100 milioni di euro per realizzare un nuovo distretto del fashion italiano che avrebbe visto l’impiego di mille lavoratori (e 300 nuove assunzioni già annunciate).
La scelta è arrivata, ha spiegato la società, a causa del clima politico di “strumentalizzazione e divisione” venutosi a creare intorno al noto brand di moda per l’operato della Cgil e del sindaco del PD, Marco Massari. A tal proposito, il presidente di Max Mara, Luigi Maramotti, ha dichiarato che è necessario “prendere atto delle perplessità e divisioni emerse” che rendono “impossibile la prosecuzione di un piano di sviluppo considerato strategico per la città e il ruolo del sindaco nella vicenda”, come dimostrato dall’ultima riunione del Consiglio comunale sul tema. Secondo Max Mara infatti al centro del dibattito non ci sono state le questioni urbanistiche ed economiche del progetto, ma era concentrato sulle relazioni industriali interne al gruppo. Dunque, il voto favorevole in consiglio non cambia la situazione poiché “è stato in realtà condizionato a future verifiche sul comportamento del nostro gruppo come se avessimo bisogno di stimoli esterni per rispettare la legalità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”, ha rimarcato Maramotti.
Da dove nasce lo scontro?
Il punto di rottura nasce da proteste e scioperi di 52 lavoratrici che, con il supporto della Cgil, sindacato guidato da Maurizio Landini, hanno denunciato come “oppressive” le condizioni di lavoro all’interno dell’impianto della Manifattura di San Maurizio di Max Mara, accusando l’azienda di controllare persino quante volte vanno in bagno e di averle abusate verbalmente chiamandole con termini come “mucche da mungere, schiave, grasse e obese“, oltre che a consigliare degli esercizi fisici per perdere peso. A dar seguito a quanto detto dalle lavoratrici è stato anche il sindaco Massari che ha invitato al dialogo le due parti per risolvere la questione.
Questo atteggiamento del sindaco non è piaciuto ai vertici dell’azienda di Max Mara. “Ci è assolutamente incomprensibile – ha detto il presidente Maramotti – perché il sindaco non abbia in nessun modo cercato di approfondire la fondatezza dei fatti riportati prima di esprimersi pubblicamente. Un semplice confronto informativo preventivo sarebbe stato sufficiente a chiarire la nostra posizione”.
L’azienda ha poi respinto con forza ogni accusa dichiarando di aver messo “sempre al centro i lavoratori”, sostenendo che quanto emerso è assolutamente “infondato”. A dar manforte alla società ci hanno pensato 68 lavoratrici del gruppo che hanno duramente criticato le colleghe della Cgil con una lettera pubblica: “Lo stabilimento di Manifattura di San Maurizio è un ambiente di lavoro curato e sicuro, con attenzione al benessere delle lavoratrici. Ciò che ci ha colpito maggiormente è stata la rappresentazione distorta del nostro ambiente di lavoro trasmessa da alcuni media e dalla politica che non rispecchiano in alcun modo il clima all’interno dello stabilimento né il vissuto della maggioranza di noi”.
Si accende la battaglia politica
L’opposizione locale ha invocato immediatamente le dimissioni del sindaco Massari, colpevole di aver fatto saltare un investimento da 100 milioni di euro che avrebbe portato alla città maggiore occupazione e un miglioramento dell’intero indotto. Il caso è arrivato anche alla politica nazionale con il Senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha commentato così: “Il pregiudizio e la mancata disponibilità del sindaco oltre all’allinearsi alle sirene della Cgil Reggiana, hanno precluso un investimento di nevralgica importanza per il settore delle confezioni italiane”.
La replica di Massari non si è fatta attendere che ha detto: “Credo che le opposizioni dovrebbero avere un atteggiamento da un lato più rispettoso, non solo del sindaco ma di tutta la città, contribuendo ad abbassare i toni e a raggiungere il risultato che noi tutti vogliamo, ovvero portare a termine questo progetto”.
