Intervista a Chema Basterrechea, Presidente Globale e Chief Operations Officer di Radisson Hotel Group,
che tra strutture già aperte e altre in fase di sviluppo ha raggiunto quota 23 hotel in Italia. Il segreto? Prendersi cura degli ospiti, dei dipendenti e degli investitori.
Spagnolo, residente a Bruxelles ma con una casa a Milano, Chema Basterrechea non nasconde la sua passione per il nostro Paese: “Come l’Italia non ce n’è”. Appena può, il Presidente Globale e Chief Operations Officer di Radisson Hotel Group salta in sella (moto o mountain bike) e scorrazza in lungo e in largo la Valle d’Aosta e le Dolomiti, ma non disdegna il mare della Sicilia.
Nella maggior parte del suo tempo, però, è impegnato con tutte le questioni operative e commerciali di una delle realtà più importanti nel settore alberghiero internazionale con oltre 1.450 hotel operativi e in fase di apertura in più di 100 Paesi.
Qual è l’aspetto più sfidante del suo ruolo?
Penso di avere la fortuna di lavorare nel settore più bello del mondo. L’ospitalità è fatta di di tante persone diverse e la sfida è far sì che sia un’orchestra ben sincronizzata.
Con quasi 1.000 hotel già aperti, è fondamentale gestire l’internazionalità e capire le peculiarità culturali, economiche, sociali e geopolitiche dei 100 Paesi in cui operiamo.
Serve flessibilità e capacità di adattarsi ai cambiamenti. Se sei un player globale devi rivolgerti a più pubblici possibili. Un problema in una particolare area geografica può diventare un’opportunità in un’altra zona.

Quali sono i progetti di sviluppo di Radisson per i prossimi anni?
Noi lavoriamo nel presente ma con un piede sempre nel futuro. Dal 2018 abbiamo iniziato un piano di sviluppo che aggiorniamo ogni anno, siamo riusciti quasi a triplicare i numeri della compagnia, sia nelle dimensioni che nel fatturato.
Abbiamo investito più di 400 milioni di euro sul marchio e negli asset e vogliamo continuare a crescere, soprattutto sui nuovi mercati.
La Cina resta il Paese leader, con 202 strutture operative, l’obiettivo è di arrivare tra le 750 e le 1.000 strutture entro i prossimi 5 anni.
L’India continua a essere un’area strategica, c’è spazio per raddoppiare il portfolio: al momento siamo la seconda compagnia internazionale nel Paese con 200 hotel, 140 operativi e 60 in fase di sviluppo. Guardiamo con molto interesse anche a Thailandia, Vietnam, Indonesia e Filippine.
Per quanto riguarda EMEA, il focus principale è su UK, Germania, Italia, Polonia, Turchia ed Emirati Arabi. Crediamo molto nelle relazioni a lungo termine, basate su fiducia e responsabilità: più del 65% dei nostri proprietari ha più di un hotel con noi e il 50% mantiene gli asset per più di 20 anni.

Quante e quali saranno le nuove aperture in Italia?
Il mercato italiano continua a essere molto importante, c’è una domanda altissima.
Il Paese ha una grande opportunità di crescita: servono però migliori infrastrutture e maggiore sostenibilità nello sviluppo turistico. Non bisogna puntare solo sulle mete più conosciute come Venezia, Firenze e Roma ma investire su nuove destinazioni.
Noi siamo arrivati a 23 hotel, 14 aperti e 9 in fase di sviluppo. Abbiamo appena inaugurato art’otel Rome a Piazza Sallustio e Radisson Blu Hotel a Bergamo. Entro l’inizio del 2026 apriranno anche Radisson Collection Hotel San Gottardo Como, Radisson Blu Hotel Florence e Radisson RED Naples.
L’Italia deve migliorare la qualità del prodotto e non sempre le proprietà hanno la giusta capacità di operare e di internazionalizzarsi, servono grandi gruppi per gestire le sfide di oggi.

Come sintetizzerebbe la filosofia di ospitalità del gruppo?
Il nostro mantra è “Yes I Can!”. Vuol dire eccedere la soddisfazione del cliente, esprimendo però la propria personalità, in modo fresco e spontaneo. Diamo tantissima attenzione alla parte umana e al fabbisogno dei nostri ospiti e dei dipendenti.
Abbiamo dieci brand, uno per ogni momento: da Radisson Collection, per chi cerca eleganza contemporanea, ad art’otel, per chi vuole essere creativo e originale, da Radisson RED, dallo spirito giovane e dinamico a Prize by Radisson, accessibile ed efficiente.
Cosa sta facendo il gruppo in termini di sostenibilità e responsabilità sociale?
Abbiamo origini scandinave e siamo molto pragmatici. Siamo stati tra i primi a introdurre soluzioni innovative come il programma Radisson Meetings a impatto zero, pensato per rendere gli eventi più sostenibili senza alcun costo aggiuntivo per i clienti. Puntiamo a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, in linea con gli obiettivi scientifici sul clima (SBTi). Per facilitare scelte di viaggio più consapevoli, il Gruppo ha introdotto il sistema Hotel Sustainability Basics, che garantisce che ogni struttura rispetti rigorosi criteri di sostenibilità.
Come si mantiene una forte identità e competitività in un mercato alberghiero sempre più saturo?
Non bisogna guardare solo al proprio ombelico ma prestare attenzione a quello che fanno le altre industry e prendere spunto dai settori che sono più avanti di noi. Noi siamo forti per quello che riguarda i servizi, meno per la tecnologia. Bisogna essere dinamici e sempre vicini ai clienti, al team e agli investitori.
Come sta cambiando il turismo di lusso?
C’è una segmentazione molto più ampia, c’è maggiore informazione che ha allargato le frontiere, c’è una domanda più grande e sono cambiate le motivazioni.
I viaggiatori cercano sempre di più esperienze autentiche ed esclusive, spesso influenzati dai social media. C’è una grande richiesta di destinazioni instagrammabili e di viaggi in famiglia, multigenerazionali.
I nuovi luxury travelers preferiscono alternative sostenibili e sono disposti a pagare di più per esperienze di viaggio responsabili.
Chema Basterrechea
Presidente Globale e Chief Operations Officer del Radisson Hotel Group, è responsabile di tutte le questioni operative e commerciali, tra cui l’implementazione degli standard del marchio, le procedure operative, le attività commerciali, i bilanci degli hotel e delle aree, l’introduzione di modelli operativi e l’efficienza organizzativa, nonché il miglioramento della reddittività e della notorietà del marchio dell’azienda.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)
