Per il nostro Paese l’inverno demografico è una questione non più rimandabile. È quanto emerge dalle 61 pagine illustrate da Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti della transizione demografica, svoltasi nella giornata di martedì 8 luglio.
“Se i tassi di occupazione restassero invariati, nei prossimi cinque anni perderemmo circa 700mila lavoratori“, ha detto Cavallari nel corso dell’audizione. Il calo demografico in Italia, il cui è inizio è stato fissato dalla presidente dell’Upb intorno al 2014, non solo dovrebbe continuare nei prossimi anni ma sarà accompagnato da un sempre maggior invecchiamento della popolazione. Secondo queste stime, dunque, la percentuale dei giovani entro il 2030 dovrebbe attestarsi intorno al 24%, impattando sulla disponibilità di forza-lavoro e sulla produttività dell’economia italiana.
L’impatto sull’occupazione
Già oggi la maggioranza degli occupati appartiene alla generazione x e ai baby boomer, in particolare nelle fasce di coloro che sono nati tra il 1975 e il 1964 e che quindi hanno un’età compresa tra i 50 e i 61 anni, una categoria che si appresta a uscire dal mercato del lavoro. Molti dei posti lasciati da loro, con ogni probabilità, resteranno vuoti. Entro il 2050, la popolazione attiva potrebbe essere superata dai pensionati.
A tal proposito, Lilia Cavallari evidenzia l’urgenza di immettere nuova forza lavoro, facilitando l’occupazione di giovani e donne, la precarietà occupazionale che contraddistingue queste due categorie è strettamente correlata al calo demografico in un circolo vizioso che, almeno da 10 anni, continua ad autoalimentarsi. A queste due questioni, si accompagnano quelle legate ai salari e alla certezza dell’occupazione, fattori che si ripercuotono anche sulla tenuta del nostro sistema pensionistico. L’ultimo report Ageing dell’Ue, infatti, stima che il tasso di sostituzione lordo, il rapporto tra la prima pensione e l’ultima retribuzione scenderà dall’attuale 57,2% al 45,4% entro il 2047.
In questo senso, la presidente dell’Upb spiega che sarebbe un errore congelare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Questo provvedimento è una tentazione ricorrente tra diversi partiti, che costerebbe allo Stato 200 miliardi. Il blocco dell’adeguamento, spiega Cavallari: “È un errore. Esso è essenziale per contenere la spesa e garantire prestazioni adeguate”.
Oltre a ciò, bisogna tenere conto anche degli inattivi, coloro che non hanno un lavoro e nemmeno lo stanno cercando. In Italia, attualmente, sono circa 12 milioni, 8 punti in più rispetto a Francia e Spagna e addirittura 15 in più rispetto alla Germania.
Sul fronte sanitario
Un altro tema fondamentale emerso nel corso dell’audizione è il futuro del sistema sanitario. Per Lilia Cavallari occorre investire di più e aumentare i servizi, senza andare a gravare sul bilancio pubblico. L’unico modo per far coesistere questi due aspetti, sottolinea la presidente dell’Upb, impone “misure compensative in altri settori di spesa o aumenti della pressione fiscale”.
Una riforma complessiva del welfare
Davanti alla sfida demografica, Cavallari mette in nuce una proposta di riforma del welfare. “Rinviare interventi mirati su occupazione, natalità, valorizzazione del capitale umano e miglioramento dei saldi migratori rischierebbe di compromettere la sostenibilità economica e, in ultima istanza, anche sociale del Paese”.

