Andrea Iervolino (Taic): “Mi piace raccontare l’italianità come sinonimo di genialità creativa”

Il produttore Andrea Iervolino.

Dalla Ciociaria a Hollywood: il viaggio del giovane produttore internazionale Andrea Iervolino e le prospettive per il cinema italiano nel mondo.

Una vita che sembra un film, quella di Andrea Iervolino, 37 anni, il più giovane produttore cinematografico italiano con una dimensione internazionale. Con la sua Taic (acronimo per ‘The Andrea Iervolino Company’) produce film in cui mescola star hollywoodiane ed epopea italianissima. Da Ferrari, passando per Lamborghini e Maserati, le grandi storie industriali del nostro Paese sono diventate successi cinematografici, nelle sale e sulle piattaforme, grazie all’intuito e alla intraprendenza di un giovane produttore from Cassino.

“Sono nato e cresciuto in Ciociaria, i miei genitori non erano certamente ricchi, papà veniva da una famiglia benestante ma non riusciva a far quadrare i conti: abusava di alcol, soffriva di depressione. Io avevo la balbuzie, i coetanei mi bullizzavano, a sei anni un’insegnante consigliò a mia madre di mandarmi in una scuola per bambini con disabilità intellettiva. Per fortuna lei non le diede retta”.

In pochi anni, lei è stato capace di affermarsi in un settore altamente competitivo. Qual è stato il driver della sua carriera?

L’inquietudine, quel senso di insoddisfazione permanente, la voglia di fare sempre di più per meritarmi la mia fetta di rispetto nel mondo. E poi ho sofferto, negli anni, per le difficoltà che la mia famiglia ha dovuto affrontare. Mia madre racconta che, a sette anni, mi recavo ogni giorno al bar, vicino alla merceria di papà, per guadagnare mille lire e consegnarle a lei. Era il mio contributo all’economia domestica. Volevo dimostrare a me stesso e agli altri che potevo farcela.

E a livello di prodotto qual è stata la sua intuizione?

Ho compreso, prima di altri, che i film si potevano girare in digitale e non in pellicola, risparmiando un sacco di soldi. Sono stato tra i pionieri dell’economia digitale, nel 2000 ho fondato una piccola società per vendere e realizzare pubblicità online. In fondo, un film che cos’è se non uno straordinario strumento di marketing?

Andrea Iervolino (al centro) con Sir Anthony Hopkins (sinistra) e Andy Garcia (destra), nel cast del film ‘Maserati – The Brothers’

La sua società lavora con star del calibro di Al Pacino, Robert De Niro, Johnny Depp, Antonio Banderas.

Gli attori lavorano con noi perché si fidano di noi. Con Al Pacino ho girato uno dei miei primi film, ‘Il mercante di Venezia’. Avevo 17 anni e fui arruolato in qualità di producer per il digitale. Da allora non ci siamo mai persi di vista: lui riceve cento script al mese e gira al massimo due film all’anno. Le superstar che lavorano con noi lo fanno per una questione di fiducia e di rapporti, non per i cachet.

Le storie di Pietro Ferrari, di Ferruccio Lamborghini e, adesso, dei fratelli Maserati sono approdate sul grande schermo grazie ai film da lei prodotti. La sua è una impresa ‘patriottica’?

Intanto posso anticiparle che il prossimo titolo sarà dedicato a Ettore Bugatti. Ho deciso di dedicarmi a questo filone per la patria, certamente, e anche per chi, come me, cerca di avere fortuna all’estero e deve spesso scontrarsi con i luoghi comuni sugli italiani.

L’Italia non è semplicemente un posto dove si mangia bene e si fanno belle vacanze, il nostro Paese vanta una storia industriale straordinaria. Mi piace raccontare l’italianità come sinonimo di genialità creativa. Ci sono troppi film che invece ripropongono il solito stereotipo dell’italiano ‘mafioso’, dalla trilogia del Padrino fino a Gomorra. È un danno per l’immagine del nostro Paese, e anche per la reputazione di tanti italiani che lavorano all’estero.

Una volta, in un ristorante giapponese, incontro un signore, proprietario di tre Lamborghini, che ignorava del tutto che il brand prendesse il nome dal fondatore della casa automobilistica. Non sapeva che Lamborghini fosse un cognome. Questo episodio mi ha colpito: se dico Amazon, penso subito a Jeff Bezos, se dico Tesla, penso a Elon Musk. Com’è possibile non sapere che Ferrari e Maserati sono persone realmente esistite? Sono imprenditori geniali che hanno esportato il marchio dell’Italia in tutto il mondo.

Con Al Pacino, che interpreta l’imprenditore Vincenzo Vaccaro, primo sostenitore e finanziatore dei fratelli Maserati, avete incontrato Papa Leone XIV.

È stato un incontro straordinario. Al Pontefice ho regalato un modellino Maserati. La storia dei cinque fratelli Maserati incarna valori profondamente cristiani: la famiglia, il sacrificio, l’unione. Quando Al Pacino ha visto il Papa, ha esclamato letteralmente: “Wow”, era talmente emozionato che non riusciva a parlare.

Nel business model del cinema, qual è oggi la maggiore fonte di profitto?

Il botteghino riveste un ruolo marginale, il 99% dei profitti provengono dalle piattaforme digitali e dallo streaming. Noi siamo contro il deal worldwide perché riduce gli introiti. Preferiamo vendere i film ai distributori locali che riconoscono un premio. Sigliamo accordi con i distributori locali o con le piattaforme digitali nazionali.

Michele Morrone, nel cast di ‘Maserati’, ha dichiarato che il cinema italiano “se la canta e se la suona, pieno zeppo di pregiudizi nei confronti dei ‘diversi’, che se non hai studiato alla Silvio d’Amico non sei nessuno, se non la pensi con il cuore a sinistra sei solo un fascista”.

Oggi Morrone è uno dei pochi attori italiani con una vera proiezione internazionale. Le critiche che ha mosso le condivido in larga parte, il cinema italiano è autoreferenziale, non premia il merito ma i gruppi di pressione. I circoletti, diciamo così. Sono almeno vent’anni che il cinema italiano non è in grado di produrre film che girino nel mondo, a parte rare eccezioni come Paolo Sorrentino e Matteo Garrone. Cinquant’anni fa, invece, il nostro cinema era un modello, una bussola, oggi l’autoreferenzialità sta massacrando il settore. Non c’è una industry, questo è il problema.

La truffa del tax credit, scoperchiata anche dal caso di cronaca del duplice omicidio di Villa Pamphili, ha rinfocolato le polemiche sui film lautamente sussidiati, con pochi spettatori o addirittura mai realizzati.

Ho letto notizie di giornale, è una storia che mi ha colpito. Io penso che non sia un problema di carenza di controlli, può succedere che tra migliaia di pellicole una si perda. La questione fondamentale è che, senza incentivi pubblici, il cinema non potrebbe esistere. I finanziamenti statali esistono in tutto il mondo, anche in percentuali maggiori rispetto all’Italia. I costi sono tali che, senza incentivi, non sarebbe economicamente sostenibile. La questione principale riguarda l’assenza di una selezione all’ingresso: chiunque può improvvisarsi produttore, in Italia come negli Usa. Altre professioni richiedono percorsi formativi e qualifiche ad hoc. Nel cinema non è così.

Perché il sodalizio imprenditoriale con Monika Bacardi è finito a carte bollate?

Per me è stato un enorme dispiacere dover lasciare l’azienda che ho fondato e costruito con Monika, ho dedicato più di dieci anni a questa impresa. Al momento, essendo in corso delle cause legali, non posso aggiungere altro.

Lamborghini è stato il primo film prodotto in cripto valute: è vero che alcuni attori, come Alec Baldwin, hanno percepito un cachet in bitcoin?

Confermo, la crypto economy è un mondo affascinante e in evoluzione, per questo nel 2018 mi ero lanciato in questa iniziativa. Tuttavia, ora, alla luce dei tantissimi cambiamenti che ci sono stati nel settore, è importante approcciarsi alla materia tenendo conto di tutti gli aspetti regolatori per attirare la fiducia di tutti gli stakeholder.

Lei è un globetrotter, qual è il posto che sente “casa”?

Vivo da molti anni tra Londra e Toronto ma vorrei stabilirmi a Roma quando arriverà mio figlio, a fine anno.

Lei avrà un figlio attraverso la maternità surrogata: perché un giovane ricorre all’utero in affitto per diventare padre?

In realtà l’ho concepito con un’amica, come fanno molte persone, anche più note di me. Il motivo è semplice: volevo diventare padre. È la cosa più bella che possa accadere a un essere umano. In assenza di una compagna, ho deciso di farlo con una donna che, sono certo, sarà una buona madre. Per me è una scelta di responsabilità. Poi la vita va avanti, mi auguro un giorno di avere altri figli con la donna che avrò al mio fianco.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)

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