Mps-Mediobanca, Lovaglio taglia fuori Nagel: “Non mi risponde”

luigi lovaglio mps mediobanca

Se l’Ops di Monte dei Paschi di Siena andrà a buon fine (e l’Ad Luigi Lovaglio ne sembra molto convinto) non sarà sicuramente Alberto Nagel l’Ad della nuova Mediobanca. In un’intervista a Bloomberg Tv l’Ad di Mps è netto sul futuro del manager milanese oggi alla guida di piazzetta Cuccia, da sempre contrario all’Ops lanciata da Siena. “Mi pare evidente che Alberto Nagel non sia interessato all’operazione: l’ho chiamato e non mi ha risposto”, sottolinea Lovaglio. “Dovremo cercare una figura brillante e internazionale”.

A Londra per incontrare alcuni azionisti istituzionali di Mediobanca (“credo che il feedback sia piuttosto positivo”), Lovaglio riassume i punti salienti di una delle operazioni più importanti dell’estate calda del risiko bancario italiano.

Mps-Mediobaca, “pieno controllo”

Innanzitutto, una volta completata l’Ops attualmente in corso, “il marchio Mediobanca rimarrà, e credo che dovremo cercare un nuovo Ceo”, dice Lovaglio. Per quanto riguarda l’offerta, “siamo fortemente determinati ad arrivare oltre il 66%” di Mediobanca. “Sono fiducioso che avremo il pieno controllo”. Il periodo dell’offerta si chiuderà l’8 settembre. Nonostante l’obiettivo dei due terzi, i documenti relativi all’oferta prevedono anche la possibilità che la quota si fermi al 35% di adesioni, ma Lovaglio la definisce una “tecnicalità” necessaria per presentare l’offerta. Nel caso la quota di adesioni fosse quella più bassa, l’autorizzazione della Bce all’operazione prevede condizioni aggiuntive per il management senese.

Proprio sul ruolo degli azionisti, Lovaglio aggiunge che non c’è stata “nessuna interferenza” da Delfin e Caltagirone (azionisti di peso sia in Mps che in Mediobanca), che da tempo spingono per l’operazione e che sono interessati alla quota di piazzetta Cuccia in Generali. “Sono stati del tutto rispettosi del mio ruolo”, e le scelte “sono state fatte dal management senza pressioni”.

Gli obiettivi dell’operazione

E gli obiettivi? Secondo l’Ad di Mps non ci saranno problemi nel sovrapporsi dei business dei due istituti, né ci saranno nodi da sciogliere con la clientela e con l’integrazione di culture aziendali delle due banche: “Penso sinceramente che saremo facilitati da un punto culturale comune, che è il cliente. La vera cultura, per una banca commerciale o d’investimento, è quella che ruota intorno al cliente”, sottolinea. “Tra cinque anni voglio una banca che sia sicuramente uno dei protagonisti del mercato italiano. Mantenere la nostra posizione di terzo operatore e cercare anche di espandere il mercato, in qualche modo — almeno con Compass — anche fuori dall’Italia”.

Ci sarà la necessità di un consolidamento trasfrontaliero. Deve trattarsi, dice Lovaglio, “di qualcosa di molto più simile al modello Sabadell–Bbva: cioè con una piattaforma operativa comune, in cui il cliente venga seguito allo stesso modo, seguendo l’approccio che ogni banca già adotta nel proprio paese”.

Le sfide: perché serve un nuovo Ceo

“Mediobanca, per quanto riguarda l’investment banking, è qualcosa che noi non abbiamo a questa scala”, dice. “Quindi continueranno a fare ciò che fanno”, secondo Lovaglio: nessun problema di sovrapposizione operativa, quindi. “La vera sfida è assicurarsi il coinvolgimento tempestivo del team di Mediobanca, conquistarne la fiducia. Per ottenerla, è chiaro che molto dipenderà dal nuovo responsabile di Mediobanca”, sottolinea. “Sono fiducioso che sarà una persona eccellente, capace di tenere unite le persone attorno a sé”.

Quella persona non sarà sicuramente Alberto Nagel, secondo Lovaglio, che ormai sull’esito dell’Ops sembra abbastanza sicuro. “All’inizio — quando sono arrivato a gennaio — la discussione era ‘perché fare l’operazione?’ ‘qual è la logica industriale?’, sottolinea il ceo. “Ora la discussione è: ‘cosa succede dopo settembre, quando inizierete ad avere il controllo di Mediobanca?’ Quindi è un dialogo molto più proattivo”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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