Nella giornata di ieri l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno raggiunto il tanto atteso accordo sui dazi. Nell’incontro tra la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, e il presidente Usa, Donald Trump, sono state stabilite tariffe al 15% su tutti i prodotti europei, con qualche importante eccezione.
Nonostante l’intesa riesca a mitigare effetti economici ancora più negativi, ci sarà comunque un importante impatto sul Made in Italy che vede nel mercato statunitense uno dei principali sbocchi delle sue esportazioni. La Confcommercio infatti stima un “danno per il nostro export ricompreso nell’ordine di 8/10 miliardi di euro”, a cui va aggiunta anche la svalutazione del dollaro in corso da diverso tempo e che rende automaticamente più costosi i prodotti italiani ed europei. L’associazione di categoria, per minimizzare gli effetti dei dazi, ha quindi invitato a “puntare sul rafforzamento della competitività e del mercato interno”.
Secondo Unimpresa “i settori più esposti sono meccanica, farmaceutico, moda, agroalimentare, trasporti e beni di lusso, con possibili ricadute in termini di competitività e margini aziendali“.
I settori più colpiti dai dazi
La filiera agroalimentare ha diverse sfaccettature: per comparti come quello caseario o dell’olio l’impatto sarà essenzialmente nullo, mentre ci saranno conseguenze più rilevanti per il vino con danni stimati da parte di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione vini italiani, per 317 milioni di euro nei prossimi 12 mesi. “Per i partner commerciali d’oltreoceano – sottolinea Frescobaldi – il mancato guadagno raggiungerà quasi 1,7 miliardi di dollari”.
Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che i dazi al 15% avranno “impatti differenziati tra i settori e devono essere accompagnati da compensazioni europee per le filiere penalizzate”. Tuttavia, per avere un quadro completo si deve attendere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali Coldiretti si augura che “la Commissione Ue lavori per far rientrare, ad esempio, il vino che altrimenti sarebbe pesantemente penalizzato”.
Anche per il settore farmaceutico i dazi sono fissati 15%. Duro colpo per la filiera italiana che attualmente esporta prodotti per circa 10 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il settore dell’alluminio e dell’acciaio le tariffe sono rimaste al 50%, tuttavia l’Italia aveva già diminuito notevolmente le esportazioni dell’acciaio, mentre sono rimaste ad un buon livello quelle di alluminio.
Settori esenti dai dazi
L’azzeramento dei dazi è previsto per il settore del litio e per le terre rare, entrambi considerati settori strategici dagli Usa e dall’Ue, poiché fondamentali per costruire dispositivi di ultima generazione in ogni campo tecnologico e nell’industria degli armamenti.
I settori ad alta intensità tecnologica sono gli altri a non aver subito dei dazi: il comparto aerospaziale, la robotica avanzata e i macchinari industriali.
Industria automobilistica
Uno dei pochi settori che può vantare una riduzione dei dazi è quello automobilistico. Infatti, in questo caso sono passati dal 27,5% al 15% con evidenti ricadute positive su un’industria molto importante per l’Italia e l’Europa.
Le parole della premier Meloni
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dal vertice Onu ad Addis Abeba (Etiopia) sui sistemi alimentari ha commentato così l’intesa tra Ue e Usa: “Giudico positivamente il fatto che si sia raggiunto un accordo, ho sempre pensato e continuo a pensare che un’escalation commerciale tra Europa e Stati Uniti avrebbe avuto conseguenze imprevedibili e potenzialmente devastanti”. Tuttavia, l’accordo non è ancora giuridicamente vincolante quindi bisogna continuare a trattare e “verificare quali sono le possibili esenzioni, in particolar modo su alcuni prodotti agricoli”.
