Droni abbattuti, la Polonia attiva l’art. 4 Nato: cosa prevede e le conseguenze

La Polonia, dopo aver abbattuto alcuni droni presumibilmente russi entrati nello spazio aereo del Paese, ha deciso di attivare uno degli articoli del Trattato Nord Atlantico (che ha dato origine alla Nato) che riguardano le clausole di difesa collettiva del patto siglato nel 1949: l’articolo 4.

A differenza del 5, l’articolo 4 non comporta l’obbligo di difesa collettiva che scatta in caso di attacco armato a uno dei Paesi membri.

In ogni caso, è un passo importante: significa che il Paese richiedente attiva un dialogo tra partner dell’Alleanza Atlantica. Le consultazioni vengono attivate in caso di minacce concrete all’integrità territoriale. Di fatto, un nuovo capitolo nei rapporti tra Nato e Russia dall’avvio della guerra in Ucraina nel 2022. In passato, l’articolo è stato attivato solo sette volte.

Il premier Donald Tusk (nella foto in evidenza) ha definito l’invio di droni russi una “provocazione su vasta scala” e ha chiesto una reazione coordinata dell’Alleanza. Dopo la risposta delle forze Nato all’attacco (ingaggiando le minacce russe e mandando in volo anche aerei italiani da ricognizione, gli Awacs) il Consiglio Nord Atlantico si è riunito per analizzare la risposta militare, mentre un alto funzionario della Nato ha confermato l’attivazione dell’Art.4 da parte della Polonia.

Tusk ha riferito che ci sono state nella notte almeno 19 violazioni dello spazio aereo polacco da parte di velivoli provenienti da una nuova direzione, ha denunciato il Premier alla Camera, sottolineando che il numero non è definitivo. “Per la prima volta dall’inizio di questa guerra, i droni non sono arrivati dalla direzione dell’Ucraina, a causa di errori, disorientamento dei droni o provocazioni su scala ridotta russe. Per la prima volta la maggior parte di questi mezzi è entrata in Polonia direttamente dalla Bielorussia”. La portavoce del ministro degli Interni polacco, Karolina Galecka, ha affermato che le autorità polacche hanno identificato sette droni e “resti di un missile di origine non identificata”. Il ministero della Difesa russo ha negato di avere inviato droni in Polonia. Non c’erano “obiettivi pianificati” nel Paese, si legge in una nota diffusa alla Tass. Il ministero è pronto a tenere consultazioni con il ministero della Difesa polacco.

Art. 4, i precedenti

L’articolo 4 è stato invocato solo sette volte, in passato, tutte dopo il 2000. Per cinque volte è stata la Turchia a richiedere l’attivazione, per le tensioni con Isis e Siria. Nel 2014 la stessa Polonia con i Paesi Baltici aveva chiesto consultazioni proprio per le tensioni tra Ucraina e Russia sulla Crimea. E naturalmente anche nel 2022, dopo l’attacco russo a Kiev, una coalizione di Paesi vicini (Polonia compresa) aveva fatto la stessa richiesta. In tutti questi casi naturalmente l’attivazione non ha comportato il passaggio a un conflitto aperto, ma nel 2022 ci fu sicuramente un rafforzamento del fronte Est da parte della Nato. Cosa può succedere ora?

L’articolo 4 e gli equilibri Nato

La richiesta polacca ora pone i riflettori non solo sulla Russia, ma anche sugli equilibri stessi del Patto. Nonostante la gran parte degli Stati dell’alleanza sia consapevole della minaccia rappresentata dalla Russia, ci sono alcune nazioni (e le rispettive opinioni pubbliche) che secondo i Paesi più vicini al conflitto potrebbero aver bisogno di un promemoria. “Nella Nato la stragrande maggioranza dei Paesi è consapevole della minaccia russa. Gli scettici sono pochi (Ungheria, Slovacchia, Spagna) più l’incognita dell’amministrazione Usa e delle oscillazioni di Donald Trump nei confronti della Russia” spiega Alessandro Marrone, responsabile del Programma ‘Difesa, sicurezza e spazio’ dell’Istituto affari internazionali. Marrone ricorda come l’articolo 5 sia ben diverso dal 4, in termini di impegno richiesto agli Alleati.

“L’articolo 4 ha una valenza politica e simbolica: richiede un obbligo per gli alleati ma non esistono dei parametri che indichino i passi successivi”, spiega Elio Calcagno, ricercatore dell’Istituto affari internazionali. Il contesto in cui arriva è diverso da altre occasioni in cui è stato invocato l’articolo. “In questo caso l’incidente ha una grande rilevanza, per l’Europa, la Nato e il mondo. La Turchia lo faceva per riportare l’attenzione sui rischi per la Turchia stessa derivanti dai conflitti vicini”.

L’operazione russa

Per quanto riguarda la violazione dello spazio aereo in Polonia, non sappiamo ancora che tipo di droni fossero o se fossero armati, spiega Elio Calcagno, ricercatore dell’Iai. “Ma visto che probabilmente parliamo di una decina di velivoli, diventa difficile ipotizzare un errore di navigazione. Se fosse stata una violazione volontaria le implicazioni sarebbero importanti: potrebbe creare divisioni tra Alleati più consapevoli della minaccia e più scettici, e c’è il rischio a lungo andare di una escalation ulteriore. Un’azione volontaria da parte russa lo sarebbe già di per sé”.

Si allargherebbe lo spazio per fraintendimenti, reazioni o azioni preventive: per le forze Nato, spiega Calcagno, “non è sempre chiaro capire che tipo di drone si sta avvicinando. Si piomba in un contesto di incertezza che non giova le relazioni con la Russia”. Da questo punto di vista, questo “rientrerebbe perfettamente nell’approccio russo a quella ‘zona grigia’ delle tensioni internazionali dove è chiara la minaccia ma non il modo giusto di rispondere”.

Quanto è vicino un conflitto mondiale

La Polonia sostiene che non si è mai stati così vicini a un conflitto internazionale “perché ha visto l’aggressività russa nel 2007 in Georgia, e poi nel 2014 e nel 2022 in Ucraina”, spiega Marrone. “Ricordiamo che, già nel novembre 2022, con l’intercettazione di un missile russo in avvicinamento sullo spazio aereo ucraino, pezzi della contraerea ucraina sono caduti su un villaggio di confine uccidendo due cittadini polacchi. C’è uno stato di aggressività che viene fortemente avvertito dalla Polonia e dai Paesi baltici. Non mi aspetto comunque nessuna escalation da parte Nato perché le difese aeree missilistiche integrate Nato sono efficaci e adeguate, come dimostrato dalla cooperazione, in questo caso specifico, tra aeronautica polacca, olandese e anche italiana”: il Caew, aereo radar italiano, ha avuto un ruolo chiave nell’intercettare i droni, mentre durante l’operazione sono stati messi in allerta anche i Patriot tedeschi.

Resta il fatto che “l’attacco è stato più grave che in passato. In altre occasioni gli aerei da combattimento russi si sono avvicinati al confine dello spazio aereo e i velivoli Nato si sono alzati in volo per presidiare lo spazio aereo”. In questo caso però “i droni sono entrati nello spazio aereo polacco, sono stati abbattuti e questa ha portato alla chiusura di diversi aeroporti tra cui quello di Varsavia, quindi stiamo anche parlando di un’interruzione dei servizi che trasmette all’opinione pubblica la gravità dell’operazione”.

Il trend della tensione di matrice russa continuerà, secondo Marrone, ma è difficile dire se accelererà, nonostante sia chiaro come “la Russia voglia una vittoria totale in Ucraina, con la possibilità di rivendicare poi la sua influenza su altri paesi ex sovietici come la Moldavia: la guerra in Ucraina non finisce in Ucraina, per la Russia è un modo di ristabilire la propria storia di influenza su parte d’Europa”.

 

Poste Italiane Dic 25

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