Anche quest’anno la stagione di calcio di Serie A si porta dietro il suo carrozzone milionario, tra valore dei giocatori, incassi allo stadio, diritti tv e mille altri introiti che si moltiplicano di stagione in stagione.
La Serie A e la lunga rincorsa al Napoli campione d’Italia sono appena cominciate e continueranno fino al 24 maggio 2026, giusto in tempo per preparare gelati e popcorn per il Mondiale di Canada, Messico e Stati Uniti (11 giugno-19 luglio 2026). Sperando che stavolta ci sia pure l’Italia, cosa tutt’altro che scontata da ormai vent’anni, dopo le ultime due mancate partecipazioni e soprattutto il pessimo inizio delle qualificazioni. Ma quella è un’altra storia: adesso e per tutto l’anno i riflettori illuminano il campionato e i suoi mille temi, tra partenopei in cerca di conferme e Inter, Juventus, Milan e Roma di rivincita. E rotolando rotolando su e giù per l’Italia, tra stadi e divani davanti alla tv, bar e agenzie, il pallone si porterà dietro come sempre i suoi numeri. Gol, assist e parate, ma anche tutto il denaro che gira attorno a quello che, in occasione della presentazione dell’ultimo Bilancio Integrato della Figc 2025, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha definito “un eccezionale moltiplicatore di entusiasmo, di valore materiale e immateriale sulla salute pubblica e di sostenibilità. Il calcio italiano rappresenta un patrimonio straordinario per l’Italia perché incide direttamente sul benessere della comunità nazionale”.
Dentro e fuori dal campo
Un patrimonio che proprio il Bilancio federale ha quantificato in una produzione diretta di oltre 10 mld di euro, mentre il nuovo Report Calcio della Figc, presentato a fine luglio, parla di un impatto sul Pil del settore stimabile in 12,4 mld, con 141mila posti di lavoro attivati.
Il calcio resta un grande affare anche per il Paese nel suo complesso, perché per ogni euro investito nel settore il ritorno fiscale e previdenziale è di 20,5 euro. Con 140.877 posti di lavoro, il 9,1% in più rispetto all’anno scorso.
Ancora, secondo l’Osservatorio sullo Sport System Italiano di Banca Ifis, che al tema ha dedicato il focus ‘Dentro e fuori dal campo: lo sport che muove l’Italia’, presentato lo scorso giugno, il calcio italiano produce oltre 40 mld di euro di ricavi grazie al ruolo delle oltre 11mila società attive nel settore.
E ha inoltre sottolineato come sia in grado di generare benefici a monte, ad esempio, per i produttori di abbigliamento e attrezzature per 4,4 mld di euro, innescando il turismo, alimentando con 17,3 mld di euro media e betting legale e dando vita a 5,7 mld di euro di benefici sociali.
Il calcio dallo stadio alla tv
A sorpresa sono cresciuti anche gli introiti del ticketing (478 mln) per le società, ma anche l’affluenza agli stadi per un totale, tra campionato e coppe, di 14,42 milioni di spettatori. Record dalla stagione 1992-1993. E questo nonostante una sempre minore partecipazione dei più giovani e di difficoltà ad esempio legate alla Tessera del Tifoso oppure a ragioni di sicurezza sul tifo organizzato.
E nonostante soprattutto la strabordante presenza televisiva, che oltre alla capillare copertura di ogni singola partita che potrebbe indurre (ma gli abbonamenti calano perché salgono i costi) a casa piuttosto che andare al campo, c’è la “prepotenza” dei diritti televisivi, con Dazn e Sky padroni di calendari compilati secondo orari non sempre favorevoli alle trasferte da stadio.
Il cosiddetto “campionato spezzatino”, che ha portato alla frammentazione di ogni giornata dal venerdì al lunedì, è figlio dei circa 900 mln annui versati alla Lega di Serie A, di cui 700 da Dazn per l’esclusiva delle dieci partite di ogni giornata e 200 da Sky per la co-esclusiva di tre match settimanali.
Soldi che poi finiscono anche nelle casse delle venti società, secondo questo criterio: la metà in parti uguali, il 28% in base ai risultati sportivi, il 22% considerando il bacino d’utenza, tra audience tv e spettatori allo stadio.
Il Napoli, per fare un esempio, ha incassato 18,7 mln di euro per lo scudetto, una cifra che sommando le altre parti ‘fisse’ arriva a 67,8 mln. Le varie componenti nella determinazione della torta hanno permesso però all’Inter, sconfitta nella corsa scudetto dai campani, di incassare di più: 81,9 mln.
Il calcio all’estero
A proposito di incassi delle società: non si possono non citare quelli che provengono dall’estero per l’organizzazione di competizioni nostrane (e non) in luoghi lontanissimi e in date e orari scomodi per atleti e tifosi.
Ad esempio per la prossima Supercoppa italiana, in programma dal 18 al 22 gennaio del 2026, l’Arabia Saudita verserà alla vincente delle quattro partecipanti – Napoli, Bologna, Inter e Milan – 8 mln: 5 alla finalista e 1,6 mln di euro alle altre due. Garantendo inoltre alla Lega 6,8 mln di euro, per un montepremi totale di 23 mln che è triplicato rispetto a quello scorso.
Invece, per fare un altro recentissimo esempio, gli stessi nerazzurri e la Juventus, per aver partecipato alla prima edizione del Mondiale per Club, hanno incassato attorno ai 30 mln di euro. Questo nonostante siano uscite tutte e due agli ottavi di finale (l’Inter qualcosa in più perché ha vinto il suo girone e nel ranking era posizionata meglio, mentre i bianconeri sono arrivati secondi).
C’è poi il turismo sportivo, pure più ricco. Ancora secondo i dati dell’Ifis, i visitatori degli eventi sportivi nel 2024 hanno speso circa 12 mld di euro, il 65% in più rispetto al 2023.
Anche qui, l’aumento dei ‘viaggiatori’ contribuisce soltanto per il 60% alla crescita, aiutato per il restante 40% dal rincaro generale di biglietti, alberghi e altri elementi coinvolti, inflazione compresa. Inoltre i dati riguardano lo sport in generale, non soltanto il calcio.
Scommesse
Altro elemento fondamentale per quantificare il “rendimento” dell’industria calcio è sicuramente quello delle scommesse. Ancora il Report Calcio 2025, a proposito dell’impatto economico, fiscale e occupazionale delle scommesse nella stagione 2023-2024, parla di produzioni diretta e totale rispettivamente di 1.793 e 3.731 mln di euro, con 1.772 mln di valore aggiunto e un impatto sul Pil totale di 1.779 mln.
La raccolta sulle scommesse relative al calcio l’anno scorso è stata quantificata in 22,8 mld di euro con un gettito fiscale complessivo in 401,6 mln di euro.
Un settore in forte espansione, come si legge anche nel ReportCalcio 2025 della Figc: “La raccolta specifica sul calcio è aumentata negli ultimi 19 anni di quasi otto volte, passando da 2,1 mld di euro a 16,1 mld di euro annui”. E come dicono anche i numeri relativi alle puntate Sisal, una delle principali aziende che operano nel campo delle scommesse, cresciute del 9% rispetto all’anno scorso.
Calciatori
Infine, chiudiamo la nostra panoramica sui conti del calcio con qualche indicatore che riguarda direttamente le squadre in campo.
Secondo Transfermarkt, sito web punto di riferimento mondiale per dati e statistiche sul calcio, all’1 luglio 2025, cioè a calciomercato appena iniziato, il valore delle rose delle squadre di Serie A era di 5,33 mld di euro totali, con l’Inter prima per parco giocatori (739,80 mln di euro) e la Cremonese ultima (39,20).
È ancora dell’Inter il calciatore che ha la quotazione più alta, con i 95 mln di euro di Lautaro Martinez, seguito da ben altri tre compagni di spogliatoio: Bastoni (80), Barella (75) e Thuram (75).
I nerazzurri di Milano sono anche quelli col monte ingaggi maggiore (152.970.000 euro lordi annui), oltre tredici volte quello del Pisa, ultimo con 11,19 mln di euro.
Nonostante questo, a pagare lo stipendio più alto è la Juventus che versa nelle tasche di Dusan Vlahovic (al momento in cui si va in stampa, il serbo è in rotta con la Vecchia Signora e potrebbe nel frattempo aver cambiato casacca) 12 mln di euro netti all’anno. Insomma: non solo gol, assist e belle parate. Il calcio è sempre più anche una questione di soldi. Un grande affare, che si vinca o si perda sul rettangolo di gioco.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

