I contenziosi di lavoro nel pubblico impiego sono quadruplicati negli ultimi anni: nel 2024 sono stati quasi 78.000 i provvedimenti avviati in tribunale, mentre nel 2019 ammontavano a circa 20.000. Su base annua – secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore – la crescita è del 37,5%.
Gli anni della pandemia avevano fatto registrare un leggero calo in questo senso, ma dal 2022 il progressivo aumento sembra inarrestabile. La previdenza, come al solito, fa la parte del leone con oltre 51.000 cause avviate.
I settori più colpiti
Come evidenziano i dati, la maggior parte dei contenziosi nell’ambito pubblico provengono dalla scuola, dove a generare ricorsi di solito erano il riconoscimento dei titoli e del punteggio che, come noto, stabiliscono la posizione nelle graduatorie. Ora, però si sono aggiunti altre motivazioni che ampliano i motivi di lite come il riconoscimento della Carta del Docente anche a coloro che sono precari, l’indennità di ferie al personale con contratto a tempo determinato e il mancato riconoscimento del del lavoro svolto nelle scuole paritarie.
“L’aumento delle controversie nel settore della scuola – dice a Fortune Italia Antonio Zumbo, docente di diritto e organizzazione del lavoro alla Luiss e ricercatore tenure track di diritto del lavoro – è anche dovuto alle progressive stabilizzazioni in questo ambito. Quindi, è possibile ipotizzare che a seguito di queste assunzioni sia aumentato il numero di cause”.
“Ma oltre la scuola – prosegue Zumbo – una parte importante in questi casi è rivestita dalla sanità che, gravata dalla costante mancanza di personale, fa largo uso di straordinari che mettono sotto stress i lavoratori. Questo genera un’importante numero di controversie”.
Secondo Zumbo c’è anche un’altra chiave di lettura per comprendere questo fenomeno in aumento: “I lavoratori del pubblico impiego, data la maggiore sicurezza del posto di lavoro, sono più propensi ad intraprendere questo tipo di controversie rispetto a quelli del settore privato”.
Il professore ordinario del diritto del lavoro dell’Università Bocconi, Maurizio Del Conte, ha affermato a Fortune Italia che l’aumento delle controversie può essere addebitato ad una “complicazione della normativa giuslavoristica avvenuta negli ultimi anni”.
“Tra il 2015 e il 2020 – specifica Del Conte – c’era stata una forte diminuzione di queste cause. Ma a seguito di interventi negli ultimi anni della Corte Costituzionale e della Cassazione il quadro è diventato sempre più complesso. Inoltre, c’è da aggiungere che il lavoratore che promuove la controversia ha un costo molto più basso rispetto ad un cittadino che intenta una causa civile. Tutti questi fattori hanno certamente contribuito all’incremento di queste liti”.
I tribunali più impegnati nei contenziosi
Ovviamente, i contenziosi di questo genere finiscono per appesantire la mole di lavoro dei tribunali che, molto spesso, sono intasati da cause civili. I più oberati da questo tipo di liti sono inevitabilmente quelli delle grandi città: a guidare questa speciale classifica c’è Napoli con 5.237 contenziosi, segue Roma con 4.978 e chiude il podio Milano con 3.193. Torino (3.146) e Palermo (2.056) si piazzano, rispettivamente, al quarto e quinto posto. Questi numeri, come è facilmente intuibile, sono dovuti al maggior numero di persone impiegato nel comparto pubblico.

