Crescita “anemica”, la cura di Confindustria: Pnrr, manovra e risparmi degli italiani

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All’impatto positivo del Pnrr “va affiancata una manovra di bilancio” che prosegua sulla strada dello “stimolo agli investimenti produttivi”. Lo scrive il centro studi di Confindustria nel rapporto di previsione ‘Investimenti per muovere l’Italia’, chiamando il Governo ad agire per affrontare una “crescita anemica del Pil attesa quest’anno e il prossimo”.

Questo “rende necessario muovere l’Italia, intervenendo con le leve più efficaci a disposizione”. E tra quelle leve, oltre a manovra e Pnrr, c’è “la ricchezza finanziaria dal parcheggio in depositi bancari improduttivi”.

Secondo Confindustria “la crescita in Italia resterà bassa” con un incremento annuo del Pil pari ad appena il +0,5% nel 2025, “inferiore di 0,1 punti a quanto previsto nello scenario di aprile”.

Il peso dell’export

La crescita italiana registrerà un +0,7% nel 2026, tornando sui ritmi del 2024. La dinamica annua dell’economia “è frenata in particolare dalla battuta d’arresto nel secondo trimestre 2025, quando il pil italiano è diminuito di 0,1%, a causa della caduta delle esportazioni”.

La debole dinamica del Pil secondo il Csc, “sarà sostenuta prevalentemente dagli investimenti, in minor misura dai consumi delle famiglie, mentre contribuiranno negativamente le esportazioni nette”, impattate ovviamente dalla politica commerciale di Donald Trump e dall’incertezza a “livelli elevatissimi”.

L’arma in più: i depositi bancari

Mentre il Pnrr rimane la migliore arma a disposizione per innescare gli investimenti, Confindustria assegna un “ruolo cruciale” all’enorme e sempre maggiore “ricchezza finanziaria delle famiglie” in Italia, lo stesso Paese dove metà della popolazione non versa nemmeno un euro di Irpef.

Questa ricchezza secondo il centro studi sta crescendo rapidamente e ora è pari a oltre 6.000 miliardi di euro nel 2024, “alimentata in primo luogo dagli elevati risparmi degli ultimi anni”.

I depositi bancari di famiglie in Italia sono arrivati a oltre 1.500 mld, circa un quarto del totale.

Il ruolo economico dei risparmi degli italiani non è una novità: non è un caso se il Mef cerca di coinvolgere i piccoli risparmiatori nelle periodiche emissioni di Btp Valore.

Ma se in quel caso l’obiettivo è spostare il debito in mani italiane la proposta di Confindustria prevede di favorire invece strumenti finanziari emessi da imprese italiane.

Secondo Confindustria ”mobilitare una parte, anche piccola, della ricchezza totale delle famiglie italiane potrebbe liberare ingenti risorse per finanziare nuovi investimenti produttivi nel Paese: per esempio, spostare appena un 1% dai depositi verso obbligazioni e azioni emesse da aziende italiane, potrebbe tradursi nel finanziamento di 15 miliardi di nuovi investimenti”, secondo il Csc. ”Per questo, servono misure di policy ben costruite, che inducano le famiglie e i grandi intermediari finanziari (come i fondi pensione, le società di assicurazione, i fondi comuni) a muovere risorse verso strumenti emessi dalle nostre imprese”.

Da sottolineare che ”tali risorse potrebbero essere utilmente impiegate anche per finanziare infrastrutture di interesse nazionale, investimenti in sanità e in istruzione, creando un contesto più favorevole alla crescita”, sottolinea il centro studi.

Italia aggrappata al Pnrr

Intanto la crescita italiana è aggrappata al Pnrr, che avrà un effetto positivo sul Pil del +0,8% nel 2025 e del +0,6% nel 2026. “Questo significa che la dinamica del pil italiano in assenza di Pnrr sarebbe di -0,3% nel 2025 e di +0,1% nel 2026 (-0,2% nel biennio): non ci sarebbe crescita, ma una stagnazione”, scrive il centro studi di Confindustria, che ricorda che “tra 2025 e 2026 le risorse programmate ammontano a circa 130 miliardi”. L’ipotesi dello scenario Csc è che venga spesa la metà delle risorse disponibili, circa 65 miliardi, inclusi circa 11 miliardi, pari alla metà delle risorse non spese nel 2024, che slittano al 2026.

I dati sull’occupazione

L’allarme di Confindustria arriva nello stesso giorno in cui l’Istat riporta dati congiunturali sull’occupazione negativi, con un calo di 57mila occupati tra luglio e agosto.

Un dato che segue il raffreddamento del dato tendenziale (il confronto anno su anno) avvenuto quando il periodico aggiornamento delle serie storiche ha abbassato le stime dell’istituto sugli occupati in Italia di 120mila unità.

Il dato tendenziale rimane positivo anche ad agosto (+103mila occupati rispetto ad agosto 2024), così come il confronto con il trimestre precedente, ma il quadro economico generale, come quello dipinto da Confindustria, non è dei migliori.

Poste Italiane Dic 25

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