Piero Longhi è una figura chiave dell’automobilismo sportivo italiano. La sua storia di imprese e vittorie sportive si dipana nell’arco di trent’anni: dalla vittoria al Trofeo Fiat Uno all’impegno per i giovani piloti.
C’è chi lo ricorda alla guida della Opel Kadett 1.8, chi della Lancia Delta HF Integrale e chi della Toyota Corolla WRC. Nessuno dimentica il suo celebre capottamento al Piancavallo nel ’93, risoltosi con una resilienza da manuale.
Personaggio simbolo di longevità sportiva, Piero Longhi è il signore dei Rally italiani.
Dalla vittoria al Trofeo Fiat Uno all’impegno per i giovani piloti, nel corso del tempo ha spostato l’asticella, dimostrando che carriera e passione possono convivere, ma non senza sacrificio, intelligenza e volontà di resistere, specie quando la strada si fa tutta in salita.
Con oltre trent’anni al volante e due titoli italiani, Longhi non ha mai abbandonato il paddock. Oggi è coach, manager e punto di riferimento per le nuove generazioni. E la sua presenza continua a essere fondamentale nelle commissioni Aci e nei trofei Junior, occasioni per trasmette la sua filosofia: il talento non basta, servono lavoro mentale e resilienza.
Un amore a prima vista
Ci sono carriere che nascono per eredità familiare e altre che prendono forma grazie a una scintilla. Quella di Piero Longhi rientra nella seconda categoria: senza nessun parente impegnato nelle corse, racconta che la miccia è la passione condivisa con il padre per la Formula Uno. “Ho iniziato a fare i Rally un po’ per caso, dopo aver provato la pista e da lì è nato un grande amore, non ho più smesso”.
Dopo le prime esperienze e sacrifici, arriva la svolta con la vittoria del Trofeo Uno. “Quello mi ha permesso di andare, tramite Cesare Fiorio, alla Grifone dove poi sono arrivati i titoli”. Longhi vive anche il lato amaro dei successi, quando un titolo conquistato gli viene sottratto mesi dopo per una questione regolamentare di squadra: “Dopo sei mesi mi è stato tolto perché in una gara hanno trovato della benzina non regolare, ma a casa conservo ancora la Coppa, il casco d’oro e d’argento come vincitore del campionato”.
La rivalità? Nel Rally è cosa sana e giusta
Uno dei tratti distintivi di Longhi è la lucidità nell’analizzare il motorsport: si corre contro il cronometro, in un clima più sportivo e meno incline agli scontri diretti. “C’è una rivalità più sana, ma è a distanza perché non sei a stretto contatto con l’avversario, come invece succede in pista”.
E poi c’è la componente rischio, che è sempre dietro l’angolo, soprattutto perché il terreno in cui si compete non è mai lineare. C’è da dire, però, che rispetto al passato molto è stato fatto in termini di sicurezza, preparazione e stile di guida, anche grazie all’avanzamento tecnologico. “Oggi c’è meno cinema, meno spettacolarizzazione nei traversi sull’asfalto perché le macchine sono più performanti e i Rally più preparati”.
Lezioni per giovani piloti
Tra difficoltà economiche e mancanza di grandi case, oggi il Rally italiano è al centro di una profonda trasformazione, di cui Longhi è testimone: “Per i giovani è più difficile perché nel motorsport le possibilità sono sempre meno. Io stesso ho vissuto il trauma quando la Lancia si è ritirata e ricordo che a casa tutti siamo rimasti di sasso”.
Nonostante ciò, la scena dei team resta d’eccellenza: “Noi italiani siamo tra i migliori al mondo, ma il problema sono i costi di partecipazione e gli investimenti: nei campionati importanti su 50 piloti solo due sono italiani”.
Longhi è realista: lo spazio c’è, ma è molto più difficile di una volta. Serve budget, talento e fortuna. E tanta preparazione mentale: “Nei Rally la differenza la fa la testa: devi essere concentrato, adattarti e fidarti ciecamente del navigatore”. Il mentale conta quasi più del talento tecnico. Il consiglio per le nuove generazioni? Quello di Longhi è netto quanto concreto: “Cercare di crederci sempre, nel bene e nel male. La passione è fondamentale ma da sola non basta”.
L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale Motori in allegato col numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
