L’epica e le epoche dell’automobile, tra tradizione e innovazioni, in dodici luoghi speciali d’Italia. Per vivere il mito delle quattro ruote una storia alla volta, di museo in museo.
Sono trascorsi due secoli dal giorno in cui Gurney Goldsworthy – chirurgo, architetto e costruttore inglese – ottenne il brevetto per una vettura che per un po’ (e dopo qualche modifica) ha fatto la spola tra Gloucester e Cheltenham alla formidabile velocità di 15 miglia orarie: due ruote motrici posteriori, due anteriori e una quinta davanti a tutte, a fare da direttrice.
Ne è invece passato uno soltanto (si fa per dire) da quando in Francia e Germania hanno iniziato a sperimentare combustibili alternativi alla benzina. Il carotaggio in retromarcia potrebbe andare avanti a lungo, almanaccando tra aneddoti, primati, slanci e rilanci, fino alla prima automobile immaginata – da Roger Bacon, a metà Duecento – o a quella disegnata da Leonardo da Vinci nel 1500.
Tiriamo il freno a mano, giriamo la chiave e affidiamo il compito divulgativo ad una compagine di musei dell’auto. Ne abbiamo selezionati dodici in giro per l’Italia, ecco la nostra rassegna – tra memorie, design ed echi di rombi, metalli d’antan, resine ipermoderne e tinte variopinte – per un viaggio nella storia di quel mezzo che per Treccani “ha in sé i mezzi per la propulsione, pur non procedendo su rotaie, come i veicoli indicati genericamente col nome di automotrici”.
Iniziamo dal mondo del cavallino, in due manche: Maranello (Museo Ferrari) e Modena (Museo Casa Enzo Ferrari). È un ecosistema espositivo che va oltre gli allestimenti classici, si trova al civico 43 di via Alfredo Dino Ferrari, a poche centinaia di metri da stabilimenti e reparto corse. Agli appassionati di Grand Prix & dintorni propone un palinsesto di memorabilia varie e trofei, monoposto che hanno fatto la storia della storia (sic) della scuderia, interazioni digitali.
Il coté hi-tech, dalle soluzioni visionarie e d’avanguardia alle innovazioni testate e poi realizzate, è la componente più interessante: prototipi e modelli a produzione limitata, hypercar, spazi di approfondimenti su design e aerodinamica.
E poi le mostre “Scuderia Ferrari”, “Roaring 50” (dedicata al circuito modenese attivo fino alla metà degli anni ’70), “Supercars” e “Louis Klemantaski, the Exclusive Archive” (retrospettiva sul celebre fotografo attivo sulle piste di tutto il mondo). Restiamo in Emilia, a Sant’Agata Bolognese, per il Museo Lamborghini: aperto nel 2001, e ribattezzato Mudetec (Museo delle Tecnologie) nell’estate 2019, dice la sua su due piani di esposizioni permanenti e temporanee – “The Industrial Perspective” è visitabile fino agli ultimi giorni del 2025 – con minuziosi focus su materiali, disegno industriale, ricerca e sviluppo. I tour della factory line invitano invece a scorgere da vicino alcuni passaggi del processo produttivo, tra artigianalità manuale e automazione.

Quasi un alter ego, il Museo Ferruccio Lamborghini nella vicina Funo di Argelato omaggia invece il genio e le radici del marchio, dai trattori ai bolidi iconici, passando per oggetti di famiglia e materiale vario d’archivio.
Ancora un po’ nella Motor Valley per la collezione Maserati Umberto Panini a Modena. Aperta negli anni ’90, nei mesi scorsi è stata rinnovata negli spazi e negli allestimenti e oggi consente di attraversare un secolo abbondante di storie, guidati da due dozzine di esemplari e dalla passione di un cultore meticoloso. Di marca in marca, tocca ad Arese e alla casa del ‘bisson’ visconteo.
Il nome completo è “La Macchina del Tempo – Museo Storico Alfa Romeo”, è nato cinquant’anni fa come esposizione aziendale privata e da dieci è stato rilanciato e aperto al pubblico, in occasione dell’uscita della nuova Giulia. Articola il proprio palinsesto motoristico lungo tre linee di racconto: timeline, bellezza, velocità.
Anche qui un notevole e prezioso patrimonio archivistico, modelli storici – dalla prima auto prodotta (quando l’azienda si chiamava A.L.F.A.) – e concept car, prototipi e pezzi speciali. Più la mini-collezione “In divisa” con vetture in dotazione ai Carabinieri.
Restiamo in tema, spostandoci a Roma per il Museo delle Auto della Polizia e il Museo Storico della Motorizzazione Militare. Il primo si trova negli spazi della ex Fiera e squaderna un campionario di una settantina di mezzi – non solo auto, ci sono anche motociclette e altro – impiegati in operazioni speciali e di routine.
Non lontano da lì, il secondo trova alloggio all’interno della cittadella militare della Cecchignola e custodisce un’ampia e documentata collezione. Un pezzo su tutti, la Fiat Tipo 2 del 1910: è l’ambulanza di “Addio alle armi”, il film con Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Rock Hudson tratto da “A farewell to arms” di Ernest Hemingway.

Chiudiamo quindi al museo dei musei dell’auto, il Mauto di Torino. Uno dei più antichi d’Europa e per decenni intitolato al fondatore Carlo Biscaretti di Ruffa (e oggi a Giovanni Agnelli), combina vocazione documentale-educativa con piglio scientifico e coinvolgimento teatrale-immersivo in una trentina di sale. Oltre 200 esemplari, un originale centro di restauro estetico e funzionale, un calendario di attività che “allarga la riflessione sul tema automobile e mobilità. Un programma che esplora linguaggi e approcci trasversali, aprendosi a una riflessione contemporanea e transmediale”.
Dove chiudere (per poi ripartire)? A Brescia, con una visita al Museo della Millemiglia: presidio di tradizioni motoristiche e inno a regolarità e scoperta dei territori, è stato ideato trent’anni fa e ha riaperto le proprie porte al pubblico nel 2004 in uno spazio d’eccezione: niente garage, né hangar.
Ma ciò che resta di un complesso monastico benedettino che nei secoli ha visto alternarsi frati, medici e pazienti, truppe napoleoniche, bibliotecari ed eruditi vari. Oggi lì dentro a farsi compagnia ci sono contributi da diversi musei di auto storiche, in transito e in prestito. Una sorta di pit-stop collettivo, per condividere un sentimento comune e guardare avanti.
L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale Motori in allegato col numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

