Rodolfo Falcone, Country Manager Italia, Red Hat
La tecnologia digitale occupa ormai un posto di rilievo nel nostro quotidiano e il tema della sovranità digitale non è mai stato così cruciale. In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, preoccupazioni per la protezione dei dati personali e concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi attori, per lo più non europei, il Vecchio Continente si trova di fronte a una sfida importante: come garantire la propria autonomia strategica pur rimanendo competitivo sulla scena internazionale?
È in questo ambito che l’open source emerge come risorsa strategica fondamentale: in quanto modello di sviluppo collaborativo, trasparente e resiliente offre un’alternativa credibile alle soluzioni proprietarie e si allinea naturalmente con i valori europei e gli obiettivi di sovranità digitale.
L’evoluzione verso un sistema virtuoso
Sì, perché “innovazione” e “collaborazione internazionale” ora vanno di pari passo. I progetti open source attingono alle capacità rivoluzionarie di contributori provenienti da tutto il mondo, alimentando un’innovazione senza pari e garantendo al contempo che nessuna organizzazione o paese possa rivendicare la proprietà o la “nazionalità” del codice.
Nessuna legge extraterritoriale può essere imposta al codice open source, che è globale e libero per natura. Questo è un punto fondamentale nelle situazioni di cosiddetta reversibilità, quando un utente desidera recuperare i propri dati alla scadenza del contratto operativo con un fornitore terzo.
Il modello di vendor lock-in, che vincolava i clienti all’utilizzo continuativo di un prodotto o servizio senza possibilità di migrare verso alternative, è in progressivo declino. Oggi, i fornitori e gli editori di servizi open source, offerti sia a pagamento o in abbonamento, devono garantire un livello di qualità e completezza eccellente lungo l’intera catena del valore.
Questa include specifiche tecniche e funzionali dettagliate, lo sviluppo di test di integrazione unitaria, valutazioni di performance e sicurezza, test funzionali tecnici e di compatibilità retroattiva e futura, oltre a un supporto adeguato e all’accesso a una documentazione completa. Pur nella consapevolezza che raggiungere questi standard non è semplice, è proprio questa necessità che ha dato vita a modelli di business legittimi intorno all’open source, offrendo agli utenti la libertà di scegliere il partner più adatto alle proprie esigenze.
In pratica, gli utenti che adottano codice con licenze open source riconosciute (come Apache, GPL-GNU, ecc.) non sono più vincolati. Un cliente, quindi, ha la piena libertà di utilizzare, modificare, condividere e distribuire il codice open source, anche in assenza del supporto del proprio partner abituale.
Una tecnologia adatta alle sfide della sovranità digitale
Trasparenza e sicurezza sono i pilastri dell’open source. La possibilità per chiunque di visualizzare e verificare il codice sorgente è fondamentale per identificare e correggere tempestivamente potenziali vulnerabilità, riducendo drasticamente i rischi di attacchi informatici o spionaggio.
Indipendenza tecnologica che è cruciale per garantire una reale sovranità digitale. E, pur riconoscendo che la gestione e l’implementazione di software open source possono essere complesse e richiedere tempo, risorse e competenze specifiche, esistono diversi modelli di business intelligenti in grado di gestire queste sfide. Le aziende oggi possono scegliere di avvalersi di editori con un modello di sviluppo open source, partner tecnologici, attori indipendenti, consorzi, società di consulenza specializzate e fornitori di cloud globali o regionali.
Nel panorama digitale odierno, la sovranità digitale non è un lusso, ma una necessità imprescindibile. Significa garantire controllo, sicurezza e autonomia in un mondo sempre più dipendente da dati e tecnologia. Tecnologie aperte, ambienti cloud ibridi e, più recentemente, iniziative per un’Intelligenza Artificiale sovrana, rappresentano passi fondamentali verso un futuro in cui individui, organizzazioni e nazioni possano autodeterminare la propria esistenza digitale.
In definitiva, la soluzione non risiede probabilmente in un approccio strettamente nazionale, bensì in una collaborazione internazionale a livello europeo. Garantendo autonomia strategica e grazie alla sua natura senza confini, alla trasparenza, alla sicurezza, all’indipendenza e all’innovazione che offre, l’approccio open source offre un equilibrio ideale tra innovazione e sovranità. Perfettamente adatto a contribuire a questo sviluppo, l’open source, consente alle imprese e alle autorità pubbliche di proteggere al meglio le proprie infrastrutture.

