Usa, nel 2025 deficit record da 1.800 mld

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Il ‘Committee for a Responsible Federal Budget’ (Crfb), il principale osservatorio indipendente di Washington dedicato alla finanza pubblica, ha criticato duramente il recente shutdown del Governo federale, definendola “inutile e dispendiosa”, nel momento in cui è stato reso noto il dato sul disavanzo federale degli Usa: 1.800 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2025.

Secondo il Congressional Budget Office (Cbo), che ha diffuso il rapporto mensile sul bilancio, il deficit riflette le crescenti preoccupazioni sul percorso fiscale degli Stati Uniti, in un contesto politico segnato dallo stallo. La notizia arriva mentre il presidente Donald Trump continua a vantare la crescita economica e lo stimolo generato dai dazi doganali come soluzioni al debito pubblico americano, oggi salito a 37.800 miliardi di dollari. La maggior parte degli economisti, tuttavia, avverte che i dazi funzionano di fatto come una tassa sui consumatori o sul capitale.

La presidente del Crfb, Maya MacGuineas, ha spiegato che il problema non è tanto l’aumento del debito, quanto la sua mancata riduzione. “Il deficit non è cresciuto rispetto all’anno scorso, ma non è nemmeno diminuito, e continuiamo a prendere in prestito troppo. Il nostro debito nazionale è ormai pari all’intera economia americana e, a breve, supererà il suo massimo storico in rapporto al Pil, quello registrato subito dopo la Seconda guerra mondiale”.

Secondo MacGuineas, gli Stati Uniti si avviano a indebitarsi per quasi 2.000 miliardi di dollari all’anno nel prossimo decennio. “Come si può pensare che sia sostenibile?”, ha domandato.

Il comitato ha invitato il Congresso a riaprire il governo senza legare l’operazione a nuovi indebitamenti, e ha proposto di estendere i limiti di spesa discrezionale che negli ultimi due anni hanno contribuito a contenere i costi. Tra le misure suggerite figura anche una regola ‘Super Paygo‘: per ogni dollaro di nuova spesa o di riduzione fiscale, andrebbero trovate compensazioni per due dollari, così da rafforzare la disciplina di bilancio.

MacGuineas ha inoltre sottolineato l’urgenza di affrontare la crisi di sostenibilità dei grandi programmi di previdenza sociale, in particolare Medicare e Social Security, i cui fondi fiduciari rischiano di esaurirsi entro sette anni in assenza di riforme. Per ristabilire un equilibrio di lungo periodo, il Crfb propone la creazione di una commissione fiscale incaricata di ridurre il deficit al 3% del Pil, un obiettivo ambizioso ma ritenuto indispensabile data la traiettoria attuale del debito.

“La vera tragedia del fallimento della governance che stiamo osservando”, ha dichiarato MacGuineas, “è che i leader politici non riescono a superare le proprie divisioni per compiere il difficile lavoro di bilancio necessario. Senza un cambiamento, gli Stati Uniti rischiano di perdere il loro status di superpotenza globale”.

Il disavanzo da 1.800 miliardi registrato lo scorso anno fiscale riflette la difficoltà strutturale nel bilanciare spese e entrate, con costi crescenti per sanità, welfare e difesa nazionale, mentre la riluttanza ad aumentare le imposte continua a limitare le entrate. L’analisi del Crfb delinea un quadro preoccupante che sottolinea la necessità di una collaborazione bipartisan in Congresso per varare politiche fiscali più sostenibili.

La diagnosi di Dalio sull’economia Usa

Il Crfb non è l’unica voce a lanciare l’allarme. Da anni, diversi protagonisti della finanza sostengono che il governo americano debba “rimettere in ordine i conti pubblici”. Tra questi, uno dei più noti è il miliardario Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates, che da tempo guarda con scetticismo alle affermazioni di Trump secondo cui, grazie a una “crescita record”, il Paese potrebbe uscire dal debito di 37.000 miliardi semplicemente attraverso l’espansione economica.

Dalio, che ha studiato circa 50 grandi cicli di debito nella storia, avverte che la prosperità alimentata dal debito è sempre temporanea. Nel suo libro ‘Principles for Navigating Big Debt Crises’ (2018), sottolineava come i leader spesso confondano la prosperità con l’immunità, dimenticando che i redditi devono crescere più rapidamente dei costi del servizio del debito. Le attuali proiezioni del Cbo indicano invece che il debito detenuto dal pubblico raggiungerà il 118% del Pil entro il 2035, mentre gli interessi netti cresceranno in proporzione al prodotto economico nazionale.

Negli ultimi mesi, Dalio ha osservato che i ripetuti record storici dell’oro nel 2025 non sono casuali. Al Greenwich Economic Forum di ottobre, ha consigliato agli investitori di destinare circa il 15% dei propri portafogli al metallo giallo, spiegando che l’aumento del suo valore riflette una progressiva fuga dagli asset basati sul debito e dalle valute fiat, in un contesto che gli ricorda gli anni Settanta.
Secondo Dalio, la crescita del prezzo dell’oro è legata all’espansione del debito globale – in particolare di quello americano – e al fatto che molte banche centrali stanno aumentando le proprie riserve auree, segnale di un possibile “cambiamento nell’ordine monetario mondiale”.

L’articolo originale è su Fortune.com

FOTO: Anna Moneymaker/Getty Images

Poste Italiane Dic 25

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