Google sta riducendo ulteriormente la possibilità di lavorare da remoto. Una tendenza che segue molte aziende tecnologiche e americane, le quali stanno imponendo il ritorno in ufficio e limitando la flessibilità del lavoro a distanza.
La politica ‘Work from Anywhere’
L’update riguarda la politica ‘Work from Anywhere‘ (WFA), introdotta durante la pandemia, che consentiva ai dipendenti di lavorare da qualsiasi luogo diverso dall’ufficio per un massimo di quattro settimane l’anno.
Ora, secondo un documento interno ottenuto da CNBC, anche un solo giorno di lavoro in modalità WFA sarà conteggiato come una settimana intera di utilizzo di questa possibilità. Il documento afferma che “se un dipendente lavora 1 o 5 giorni in WFA durante una settimana lavorativa, gli verrà detratta una settimana intera dal saldo WFA”.
Questa politica si differenzia dal normale programma ibrido di Google, che consente due giorni di lavoro da casa a settimana e resterà invariato. I giorni WFA permettono la flessibilità del lavoro remoto, ma non da casa o da una location vicina all’ufficio.
Il nuovo limite non si applica a tutti i dipendenti. Esclude chi deve obbligatoriamente essere presente in ufficio o nei data center. Le violazioni potranno portare a sanzioni disciplinari o al licenziamento, riferisce CNBC.
Ruoli a rischio
Ad aprile, Google aveva già avvertito i lavoratori da remoto in alcune divisioni che i loro ruoli erano a rischio. Alcuni team hanno anche offerto incentivi per le dimissioni volontarie a chi lavora da remoto entro 80 km da un ufficio e non intende trasferirsi.
Infine, il documento ricorda che durante i giorni WFA non è consentito lavorare da un ufficio Google in un altro stato o paese. La causa sono le implicazioni legali e fiscali del lavoro transfrontaliero.
Nel settore tech il lavoro da remoto è in contrazione
Questo rafforza una tendenza più ampia nel settore tech, dove il lavoro da remoto è in forte contrazione. Secondo una piattaforma tedesca per la ricerca di lavoro, meno del 6% delle offerte negli Stati Uniti sono totalmente remote, mentre la maggioranza richiede la presenza in ufficio.
Grandi aziende come Apple, Meta, Amazon e Microsoft stanno rafforzando i controlli sulla presenza in ufficio, legando il ritorno a sanzioni o potenziali licenziamenti per i non conformi.
Gli esperti sottolineano come queste politiche possano influire negativamente sul morale e sulla retention. Specie per chi era stato assunto con aspettative di lavoro flessibile o da remoto, portando a maggiore insoddisfazione e turnover fra i talenti migliori.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.
