Nel mese di ottobre le imprese italiane prevedono circa 520mila nuove assunzioni e oltre 1,3 milioni nel trimestre ottobre-dicembre, registrando una lieve flessione rispetto allo stesso periodo del 2024. Nonostante il calo di domanda, la difficoltà di reperimento resta elevata: quasi il 47% dei profili è considerato difficile da trovare, principalmente per mancanza di candidati qualificati o preparazione inadeguata. Il tempo determinato rimane la forma contrattuale prevalente, con circa 306mila unità (58,8% del totale), seguito dai contratti a tempo indeterminato (99mila, 19%) e dai contratti di somministrazione (42mila, 8,1%). Questo scenario conferma un mercato del lavoro caratterizzato da flessibilità ma anche da un significativo mismatch tra competenze richieste e figure disponibili, che interessa sia i settori industriali sia quelli dei servizi.
Settori con maggiori opportunità e dinamiche territoriali
Il comparto industriale è in cerca di circa 137mila lavoratori a ottobre, con il manifatturiero che concentra 85mila ingressi, trainato da meccatronica, alimentare e metallurgico. Le costruzioni mantengono solidità con 52mila assunzioni nel mese, mentre il terziario guida la domanda complessiva con 340mila ingressi, trainati da turismo (86mila), commercio (74mila) e servizi alla persona (66mila). Le grandi imprese mostrano una crescita nelle assunzioni (+2,9% nel mese e +2% nel trimestre), mentre le medie aziende registrano una flessione più marcata. A livello territoriale, le imprese del Centro Italia segnalano un aumento della domanda, mentre Nord Ovest, Nord Est e Sud/Isole registrano cali significativi, riflettendo le differenze economiche e settoriali tra le diverse aree del Paese.
Profili difficili da reperire e mismatch professionale
Oltre 243mila profili risultano di difficile reperimento, pari al 46,8% del totale, con punte massime nei settori metallurgico e metallifero (67,5%), costruzioni (60,8%), legno-mobile (56,9%), meccatronica (55,5%) e tessile, abbigliamento e calzature (55,3%). Tra le professioni più critiche ci sono ingegneri (58,8%), tecnici ingegneristici (65,6%), tecnici informatici e delle telecomunicazioni (59,5%), operatori estetici (60,9%) e figure artigianali come fabbri, saldatori e montatori meccanici (oltre 70%). Nel settore primario, i tecnici dei mercati (92%), allevatori e operai zootecnici (68,8%) e agricoltori specializzati (52,7%) sono tra i più difficili da trovare. Questi dati sottolineano come la difficoltà di reperimento riguardi sia figure altamente specializzate sia operai qualificati, creando un evidente gap tra domanda e offerta.
Ruolo strategico di giovani e lavoratori immigrati
Le imprese ricorrono a lavoratori immigrati per oltre 117mila ingressi a ottobre, pari al 22,5% del totale, con quote maggiori nei settori tessile, agricoltura e costruzioni. I giovani under 30 rappresentano oltre 155mila posizioni, circa il 30% del totale, con concentrazione nei servizi informatici e telecomunicazioni, turismo e commercio. L’impiego di queste due categorie è fondamentale per colmare il gap di competenze e garantire il funzionamento dei settori più critici, evidenziando la necessità di politiche di formazione mirate e percorsi di inserimento efficaci.
Sintesi del mercato del lavoro e prospettive
Nonostante la lieve flessione della domanda complessiva, il mercato del lavoro italiano continua a presentare opportunità rilevanti, soprattutto nei settori industriali specializzati, costruzioni e terziario. La difficoltà di reperimento di quasi metà dei profili e il forte ricorso a giovani e immigrati indicano come le imprese affrontino un contesto sfidante, caratterizzato da domanda stagionale, necessità di competenze specifiche e cambiamenti strutturali nella composizione del personale. Le grandi imprese emergono come più capaci di attrarre e gestire risorse, mentre le medie e piccole aziende devono affrontare sfide legate al reclutamento e alla formazione.

