San Pietro illuminata: l’arte sacra si reinventa tra droni e luce

droni in piazza san pietro

I droni che hanno illuminato la Basilica di San Pietro in occasione del concerto “Grace for the world” sono un esempio di come la tecnologia può esaltare l’arte, altro che sussidi.

Ci sono voluti quasi due anni di preparazione per far volteggiare oltre tremila droni nel cielo sopra la Basilica di San Pietro in una tela vivente che, grazie al rebound sui social network, ha entusiasmato il pubblico mondiale. È accaduto a settembre, in Vaticano, in occasione del concerto “Grace for the world”: dalla Pietà di Michelangelo alle immagini della Vergine e di Papa Francesco.

Lo spettacolo, organizzato da Nova Sky Stories, fondata da Kimbal Musk (fratello del tycoon di Tesla), celebrava l’Incontro Mondiale sulla Fratellanza Umana, con messaggi come “Be Human” e “Joy” proiettati nelle volte celesti.

Dinanzi all’impatto visivo di uno show unico al mondo, prevale lo stupore dei nasi all’insù: la Creazione di Adamo, riprodotta con una serie infinita di lucine in cielo, è una sublime manifestazione della trasformazione digitale che attraversa ogni settore della vita umana.

Nova Sky Stories è una società al cento per cento privata, specializzata nella produzione di droni pensati appositamente per gli spettacoli di luce. A differenza di quelli militari o di sorveglianza, i droni di Nova garantiscono la precisione necessaria per ricreare in cielo le opere d’arte, con software, hardware e firmware prodotti internamente e in grado di risolvere problemi in tempo reale senza dipendere da fornitori esterni.

Pensate che, per mantenere lo spettacolo fluido, i droni operano in un sistema di rotazione: dei 3500 dispositivi disponibili, solo 3mila sono in volo contemporaneamente, mentre gli altri si ricaricano in un break di circa mezz’ora. Se un drone esce dal perimetro di sicurezza sopra il pubblico, il motore si spegne automaticamente per atterrare in sicurezza, minimizzando i rischi grazie al peso ridotto.

La tecnologia al servizio dell’arte rappresenta un asset strategico di assoluta rilevanza: la fruizione sempre più digitalizzata di musei, esperienze di viaggio, contenuti creativi (videogame e software) ha un effetto moltiplicatore sul valore dell’intera filiera.

I Paesi che investono di più nella digitalizzazione della cultura, a partire dagli Stati Uniti, dovrebbero essere il modello a cui ispirarsi anche in Europa. L’Italia ha imboccato la direzione di marcia giusta ma l’entità degli investimenti non consente ancora di colmare il gap attuale. Insomma, è sempre una questione di pecunia.

Eppure, nel Paese più bello del mondo, con il nostro impareggiabile patrimonio culturale, sarebbe necessario dirottare maggiori risorse nell’infrastruttura digitale, legata a musei, città d’arte e molto altro, magari riducendo i finanziamenti a pioggia che, negli anni, hanno rimpinguato le casse di numerose produzioni, abilissime nell’assicurarsi i sussidi pubblici e piuttosto fiacche nella capacità di attrarre spettatori nelle sale cinematografiche.

Le agevolazioni monstre, abbinate ai flop registrati al botteghino, rappresentano un odioso contrappasso, non solo perché le risorse pubbliche andrebbero sempre impiegate all’insegna della trasparenza totale ma anche perché un sistema altamente sussidiato premia i furbi e non i meritevoli. I droni nei cieli vaticani disegnano tutta un’altra storia.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 8, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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