Louvre, cosa faranno i ladri con un tesoro “che forse nessuno vedrà mai più”

Sette minuti per distruggere due teche blindate e rubare nove pezzi di valore inestimabile al museo più famoso del mondo, il Louvre. Di colpi come quello messo a segno dai quattro individui che alle 9:30 di domenica mattina hanno violato la sicurezza di uno dei luoghi più visitati e sorvegliati del pianeta se ne vedono pochi. Anche per il bottino su cui hanno messo le mani: alcuni dei pezzi delle collezioni dei “gioielli di Napoleone” e dei “gioielli dei sovrani francesi”.

Probabilmente, i gioielli vengono smembrati “proprio ora”, spiega a Fortune Italia Christopher A. Marinello, uno dei maggiori esperti al mondo nel recupero di opere d’arte rubate, che spesso collabora con le autorità e i musei per ritrovarle. In questo caso però il Ceo e founder di Art Recovery International è poco ottimista: il furto al Louvre “è uno schiaffo in faccia a tutti i musei del mondo” e se i gioielli rubati non vengono ritrovati “nelle prime 24-48 ore, nessuno li vedrà mai più”.

Quando i gioielli fanno una brutta fine

Non è come “rubare la Gioconda (altro furto celebre al Louvre, nel 1911) e metterla sotto il letto; se distruggono i pezzi o li scompongono, non ci sono prove che abbiano commesso il crimine. E questo permette loro di monetizzare”.

Che succede esattamente nelle ore cruciali dopo un furto come questo al Louvre? Tra le ipotesi delle forze dell’ordine c’è quella che i gioielli vengano fusi per ricavare oro e pietre preziose, un’azione irreparabile per il patrimonio storico e artistico francesi. Secondo Marinello questa è l’opzione più probabile.

È successo anche con America, un gabinetto d’oro massiccio da 18 carati dell’artista italiano Maurizio Cattelan, rubato dal Blenheim Palace nel 2019: è stato fuso poche ore dopo il furto.

Un caso simile è stato quello del Green Vault, il furto di Dresda, con circa 130 milioni di euro in gioielli rubati. “Hanno trovato i criminali ma non hanno mai ritrovato la refurtiva”, dice Marinello.

“I criminali stanno cercando di nascondere le prove del loro crimine e portarle fuori dal paese. E per farlo, è molto probabile che scioglieranno o romperanno i pezzi per ricavarne le materie prime — diamanti grezzi, smeraldi, zaffiri, metalli preziosi. Quello è il secondo crimine che viene commesso, perché è un crimine contro il patrimonio culturale: questi pezzi non saranno mai più visti intatti. È un crimine che colpisce i milioni di persone che avrebbero voluto vedere quei pezzi. Quello che farei è avvisare immediatamente che se i gioielli saranno danneggiati le pene saranno raddoppiate o triplicate. E stabilirei anche subito una ricompensa per chi aiuta nelle indagini”.

Lo stesso Marinello viene spesso coinvolto in indagini di questo tipo: le persone che hanno informazioni sul furto contattano lui, che poi fa da “tramite” con le autorità. “Aiuto spesso i musei in questo modo, pro bono”, racconta.

Louvre, quanto vale un tesoro “inestimabile”

Attraverso la vendita dei materiali, oggetti inestimabili diventano monetizzabili sul mercato nero dei preziosi. Ma sulle stime l’esperto non si sbilancia, per ora: “Detesto dare numeri su queste cose, perché non voglio che i criminali leggano e pensino ‘ah, dovremmo ottenere di più’. Certo, valgono di più intatti come manufatti storici, ma ai criminali la storia non interessa. Questo non è un film: l’unica cosa che gli interessa è il denaro”.

La refurtiva del Louvre

Dal Louvre sono stati rubati otto gioielli, tra cui un diadema e una grande spilla da corsetto appartenuti all’imperatrice Eugenia de Montijo (1826-1920), ovvero la moglie di Napoleone III, ultima sovrana di Francia.

Ci sono poi collane e orecchini di smeraldi legati a Maria Luisa d’Asburgo-Lorena (1791-1847), seconda e ultima moglie di Napoleone Bonaparte. E ancora: diademi, collane e orecchini dalla parure della regina Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie (1782-1866), moglie di Luigi Filippo I di Francia, e della regina Ortensia di Beauharnais (1783–1837). Quest’ultima, pur non essendo reggente di Francia, era figliastra di Napoleone I e madre di Napoleone III, un legame che rende i gioielli trafugati ancora più carichi di significato storico.

Rubare gioielli, spiega l’esperto, è più facile che rubare dipinti: “Sono piccoli, facilmente trasportabili, facilmente nascondibili; li puoi portare su un aereo in una giacca, puoi scomporre i pezzi. È per questo che sono così attraenti per i ladri”.

La dinamica del furto

Già si parla di colpo da manuale del crimine, e l’esperto è abbastanza d’accordo: i ladri erano professionisti ben preparati, anche se un piccolo campanello d’allarme c’era: “Dei lavori di domenica mattina potevano lasciar insospettire qualcuno”.

Fingere dei lavori in corso è stata la chiave per il successo dell’operazione. La banda era composta da quattro individui: due travestiti da operai con un gilet giallo e uno arancione e due complici pronti alla fuga a bordo di due scooter.

I falsi operai sono arrivati davanti al museo, in Quai François Mitterrand, utilizzando un mezzo con scala montacarichi e delimitando l’area con coni segnaletici.

La scala estensibile utilizzata dai ladri per accedere a uno dei piani superiori del museo all’angolo sud-est del Museo del Louvre sul Quai François-Mitterrand, sulle rive della Senna, dopo la rapina. Il ministro della Cultura francese Rachida Dati lo ha definito “un attacco al patrimonio culturale francese”. EPA/Mohammed Badra

Con una smerigliatrice hanno forzato una finestra del primo piano del Louvre, accedendo alla sontuosa Galleria d’Apollo. In pochi minuti, i malviventi hanno rotto le vetrine blindate che contenevano i gioielli, e se li sono portati via fuggendo verso l’autostrada A6, dirigendosi fuori Parigi.

Si sono anche sbarazzati degli attrezzi usati per il colpo: la polizia ha trovato a poca distanza due smerigliatrici, un cannello per saldare, guanti, una coperta, benzina e un walkie-talkie. È stata anche ritrovata la corona dell’imperatrice Eugenia, per qualche motivo abbandonata dai ladri. Per capire quanto redditizio possa essere il colpo per i ladri, basta guardare proprio la corona abbandonata: incastonata con 1.354 diamanti e 56 smeraldi, sormontata da otto archi a forma di aquila, è considerata uno dei simboli più luminosi del Secondo Impero francese e della maestria artigianale del tempo. Il Louvre aveva acquisito la corona dell’imperatrice Eugenia nel 1988 grazie all’aiuto del collezionista d’arte Roberto Polo.

Nelle teche del museo è rimasto un altro pezzo famoso: il diamante Régent da 140 carati, uno dei più preziosi al mondo.

I momenti della rapina

Domenica mattina il museo è stato immediatamente chiuso (lo è ancora oggi) per permettere alle forze dell’ordine di indagare e nessuno è rimasto ferito, ma i testimoni presenti al momento del furto hanno raccontato scene di panico, con persone bloccate all’interno perché le uscite erano state chiuse per ragioni di sicurezza, mentre la polizia tentava di raggiungere la Piramide principale. “Dentro la gente batteva contro le vetrate cercando di uscire, ma le porte erano chiuse”, ha raccontato una visitatrice.

Al momento la Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per furto in banda organizzata e associazione a delinquere finalizzata a commettere un crimine. L’indagine è stata affidata alla Brigata per la repressione del banditismo della polizia giudiziaria, con il supporto dell’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali. Le autorità stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza e cercando di identificare gli autori, anche sulla base degli oggetti abbandonati.

Gli episodi recenti

Il colpo al Louvre non è un caso isolato: a settembre i ladri hanno trafugato lingotti d’oro per un valore di 700.000 dollari dal Museo di Storia Naturale di Parigi. A Limoges è stata svaligiata una collezione di porcellane per circa 7 milioni di dollari.

Secondo Marinello i ‘grandi colpi’ stanno diventando più frequenti, ultimamente: “Negli ultimi mesi abbiamo visto furti in Galles, nei Paesi Bassi, a Parigi di nuovo alcuni mesi fa, al Cairo. Ovunque in Europa stanno rubando gioielli e oro, cose che si possono rapidamente fondere, nascondere o scomporre. Queste sono bande che operano con impunità perché sembra che non si possano fermare, e il fatto che abbiano colpito il Louvre è un vero e proprio schiaffo in faccia per i musei di tutto il mondo”.

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.