L’era della “bollitura globale” è cominciata. Gli scienziati dell’ONU avvertono che servono azioni drastiche per evitare la crisi climatica. Ma per Omar M. Yaghi, premio Nobel per la chimica 2025, c’è ancora speranza. “Non siamo in ritardo”, ha detto al Fortune Global Forum di Riad il professore dell’Università di Berkeley, considerato l’inventore della chimica reticolare. “Quando una società riconosce un problema, si mette in moto. E i problemi si risolvono”.
Yaghi è il primo cittadino saudita a vincere un Nobel per la chimica. Nato in Giordania da una famiglia di rifugiati palestinesi e poi naturalizzato americano, ha condiviso il premio con Susumu Kitagawa e Richard Robson per le ricerche sui metal-organic frameworks (MOF), materiali capaci di intrappolare molecole come acqua o anidride carbonica.
Il suo gruppo è riuscito a estrarre acqua dall’aria del deserto dell’Arizona, e Yaghi è convinto che innovazioni come queste possano diventare decisive contro la crisi climatica.
“I problemi tecnologici si risolvono quando c’è la volontà di farlo”, ha spiegato. “I MOF vengono già usati per catturare la CO₂ dai fumi industriali e dagli impianti di cemento. E stiamo lavorando a un dispositivo capace di produrre 850 litri d’acqua al giorno senza consumare energia: basta la luce del sole o il calore di scarto. L’acqua è purissima, priva di contaminazioni. Dopo la mineralizzazione si può bere, ma serve anche per l’agricoltura e l’uso domestico. È acqua pulita, che si rigenera ogni giorno”.
Dalla periferia di Amman al Nobel
Metà dei vincitori americani dei Nobel scientifici di quest’anno sono immigrati. Tra loro anche Yaghi, arrivato negli Stati Uniti da solo a 15 anni.
È cresciuto ad Amman, in una casa senza elettricità né acqua corrente. Dodici persone stipate in una stanza, insieme al bestiame. A dieci anni, in biblioteca, ha scoperto per caso un libro sulle strutture molecolari: la scintilla che gli avrebbe cambiato la vita.
Suo padre aveva studiato fino alla sesta elementare, sua madre non sapeva leggere né scrivere. Fu proprio il padre a spingerlo a partire. Negli Stati Uniti, Yaghi lavorò in vari impieghi, studiò in un community college, poi ottenne il dottorato all’Università dell’Illinois e infine la cittadinanza americana.
In un’intervista a The Hindu, ha definito la scienza “la più grande forza di uguaglianza al mondo”.
“Le persone di talento esistono ovunque”, ha detto. “Il nostro compito è dare loro la possibilità di esprimersi. Solo così possiamo liberare il loro potenziale”.
L’articolo originale è su Fortune.com

