Licia Mattioli è uno dei personaggi più influenti nel panorama italiano. Avvocato per formazione e imprenditrice per vocazione, ha trasformato l’azienda di famiglia in un marchio di livello mondiale.
È stata la prima donna a ricoprire la carica di presidente dell’Unione Industriale di Torino. In seguito, è stata vicepresidente nazionale di Confindustria con delega all’internazionalizzazione. Nel suo curriculum vanta anche un ruolo istituzionale di rilievo come presidente di Federorafi, l’associazione degli orafi italiani. Classe 1967, torinese d’adozione, con una laurea in giurisprudenza, Licia Mattioli è sicuramente uno dei volti più influenti nel panorama imprenditoriale femminile italiano. Entusiasta, determinata, caparbia e con uno spiccato senso del gusto, oggi guida l’omonima azienda familiare specializzata nella produzione di gioielleria e oreficeria di alta qualità.
Nel corso della sua lunga carriera ha perseguito diverse “missioni”, in particolare attività commerciali in Sud America, Africa, Stati Arabi e Nord America, volte a promuovere le eccellenze italiane nel mondo e a superare le barriere doganali. Licia Mattioli ci ha raccontato la sua storia e la visione imprenditoriale che ha guidato l’ascesa dell’azienda nel settore della gioielleria, mettendo al centro la cultura come motore di sviluppo. Quella di Mattioli è una crescita inarrestabile, dominata dal desiderio di innovazione e imprenditorialità. Il suo mantra? “Mai stare fermi, perché significa morire”.
Avvocato per formazione e imprenditrice per vocazione
Avvocato per formazione e imprenditrice per vocazione, Mattioli si avvicina al mondo dei gioielli per puro caso. “Ho studiato legge e mi stavo preparando per diventare notaio, quando è arrivata questa opportunità di lavorare in un’azienda orafa che la mia famiglia aveva appena rilevato per un terzo. Mio padre voleva un ‘giocattolo della pensione’ e così è stato, sono diventata avvocato e ho iniziato a dedicarmi a questa nuova avventura” racconta.
Una scelta apparentemente casuale, che si rivela la sua vera anima. La storia dell’azienda di gioielli prende ufficialmente il via agli albori dell’industrializzazione italiana. Il marchio inizia a costruire i primi successi sulla base della sapiente tradizione orafa torinese, quella dell’Antica Ditta Marchisio che ottiene il mitico punzone “1TO” (1 Torino).
Licia racconta: “Partendo da un’azienda artigianale torinese storica, mio padre ha introdotto processi industriali e macchine a controllo numerico, un cambiamento tecnologico epocale in un settore molto tradizionale. Questa decisione ha permesso al gruppo di compensare i costi produttivi in Italia, più alti rispetto all’estero, senza sacrificare la qualità”.
Con una costante attenzione ai desideri, alle aspettative e alle abitudini delle donne, che Licia ben conosce, Mattioli diventa così protagonista nella produzione di alta gioielleria italiana, affermandosi a livello mondiale.
La filosofia tra eleganza e versatilità
Oggi Mattioli conta uno staff di 650 persone, di cui oltre 500 sono maestri orafi e incastonatori che lavorano l’oro a ciclo completo, dalla fusione al pezzo finito. Per l’imprenditrice, le persone sono la colonna portante dell’azienda. “La nostra è un’azienda familiare e il rapporto di fiducia e affetto con i collaboratori è fondamentale.
Questo è il vero valore: mettere al centro le persone”. Con 11 stabilimenti in Italia, da Valenza a Marcianese, e l’impianto principale a Torino, il brand piemontese produce per i più importanti marchi nel mondo, alcuni dei quali “preferiscono ‘il Made in Mattioli’ rispetto al Made in Italy”.
Il mercato è tanto italiano quanto internazionale, ma il futuro sarà fatto di investimenti mirati per crescere nei singoli mercati. Ogni gioiello è realizzato al 100% a mano, nel segno delle tradizioni più antiche dell’artigianato orafo, unito alle tecnologie più avanzate come la prototipazione rapida, i laser, le macchine a controllo numerico e gli strumenti ottici per l’incassatura.
Un prodotto bello e ben fatto, con uno stile italiano distintivo: è questa la filosofia di Mattioli. “Spesso l’estetica delle gioiellerie è poco differenziata, per questo noi puntiamo molto su qualità, design e autenticità”, spiega la manager. Le collezioni nascono dall’esperienza personale della loro creatrice: non a caso sono pensate per donne che amano colore, dinamismo e sostenibilità certificata.
Così, spiega, devono essere i gioielli: risultato di personalità varie e luminose, frutto di ricordi di viaggio, arte e sogni. Emblematica è la collezione Puzzle, lanciata nel 2000, che ha mantenuto il suo fascino grazie alla versatilità e alla vasta possibilità di personalizzazione.
L’evoluzione del mercato del gioiello
Il settore ha subito profonde trasformazioni nel tempo, passando dalla lavorazione tradizionale dell’oro a mano al boom di nuovi materiali e stili, come i diamanti e l’oro rosa, con gusti in continua evoluzione. Tuttavia, come sottolinea Mattioli, il gioiello rimane un bene rifugio, un valore stabile anche nei momenti di crisi.
La conferma arriva anche da Federpreziosi: cresce l’interesse verso prodotti di fascia media e design accessibile, mentre il segmento del lusso continua a performare bene, sostenuto da una clientela esigente orientata all’esperienza premium. Il futuro dell’alta gioielleria? Dipenderà dalla capacità di reinventarsi e di affrontare con successo le sfide economiche più complesse.
In questo contesto “il tema dei dazi è cruciale. Un punto di dazio sui gioielli pesa dieci volte di più rispetto ad altri prodotti, perché la materia prima è molto costosa. Inoltre, il prezzo dell’oro è in costante aumento, incidendo significativamente sui costi finali”.
Per guidare efficacemente le aziende familiari verso il successo, secondo Mattioli è fondamentale introdurre una cultura manageriale solida: “Non si può fare tutto da soli, serve una squadra con competenze diverse per compiere un vero salto dimensionale”.
Ma un’altra leva di crescita, particolarmente cara all’imprenditrice, è proprio la cultura: “Ispirarsi a modelli come quello olivettiano e valorizzare la cultura nel mondo imprenditoriale è fondamentale”.
La cultura, in tutte le sue forme – letteraria, artistica, storica – non solo arricchisce le aziende, ma anche le persone che le guidano.
“In un settore storico e artigianale come quello orafo, la capacità di innovare senza perdere le radici culturali è fondamentale. Solo con nuovi progetti e investimenti si può competere a livello globale, in un mercato come quello attuale che è dominato da giganti”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 8, anno 8)

