Intervista a Giovanni Cassuti, Presidente di Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclo degli imballaggi in plastica.
Una confezione di plastica da mettere nel forno a microonde è programmata per una durata di forse sei mesi, un tempo di cottura di due minuti e una permanenza di secoli nella discarica. Con questa frase l’autore americano esperto di tematiche ambientali David Wann ci offre una fotografia potente – quasi palpabile – del paradosso della plastica: un materiale progettato per l’usa e getta, ma destinato a restare tra noi per generazioni.
Al centro di questa sfida c’è Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Un attore fondamentale del sistema Conai nato circa trent’anni fa da un’intuizione dell’ex ministro dell’Ambiente Edoardo Ronchi con un obiettivo chiaro: trasformare un rifiuto in risorsa, promuovendo un modello di economia circolare che sia sostenibile, efficiente e socialmente utile.
“All’inizio raccoglievamo appena un chilo e mezzo di plastica per abitante all’anno – dichiara Giovanni Cassuti, presidente del Consorzio – oggi siamo arrivati a una media di 26-27 chili a persona, con oltre un milione e mezzo di tonnellate di imballaggi gestiti ogni anno”.
Un percorso di crescita costante che ha reso il gruppo non solo un attore strategico nella filiera del riciclo, ma anche un punto di riferimento culturale nella diffusione di buone pratiche ambientali tra gli italiani.
Un processo lungo, complesso e impegnativo
Quello di Corepla è un modello virtuoso di economia circolare che coinvolge tutti gli attori della filiera, a partire dai cittadini: “La raccolta differenziata è ormai un gesto quotidiano, magari a volte noioso che è parte integrante della nostra vita. Ma non basta: il sistema funziona solo per chi ha la consapevolezza che il suo sforzo ha un impatto reale e positivo sull’ambiente e sulla società”.
Oggi il Consorzio lavora in sinergia con i comuni, circa 2.500 imprese, 33 centri di selezione in tutta Italia e 75 impianti di riciclo. “Garantiamo che da quel gesto nasca un valore economico: si creano posti di lavoro, si contribuisce alla crescita del Pil, ma soprattutto si generano benefici ambientali concreti riducendo le emissioni di CO₂ e il consumo di materia prima vergine. La plastica raccolta non finisce in discarica, ma torna a essere una risorsa utile per il Paese”.
Il sistema della raccolta differenziata richiede la collaborazione di tutti i cittadini e delle amministrazioni locali. I comuni svolgono un ruolo centrale, gestendo direttamente il servizio di raccolta dei rifiuti oppure affidandolo a soggetto specializzati. La plastica raccolta viene successivamente trasportata nei centri di selezione, dove viene separata in base alle diverse tipologie di polimero e compattata per essere avviata a riciclo.
“È importante ricordare che non esiste un solo tipo di plastica: per questo motivo, la selezione richiede tecnologie avanzate, in grado di identificare e separare materiali, per esempio distinguendo quelli contenenti cloro. Dopo il lavaggio, questi vengono frammentati per ottenere una materia prima seconda, pronti per essere riutilizzata non solo nel riciclo, ma anche nella produzione di nuovi manufatti”.
La plastica in numeri
Nel 2024 in Italia sono state raccolte in modo differenziato oltre 1.500.000 tonnellate di imballaggi in plastica, con un incremento del 4% rispetto al 2023 e una media pro capite pari a oltre 26 kg.
Un segnale concreto di un impegno verso un’economia sempre più circolare. Gli imballaggi effettivamente riciclati dal Consorzio direttamente o tramite operatori indipendenti hanno raggiunto 931.096 tonnellate contribuendo con un anno di anticipo all’obiettivo europeo che prevede di riciclare il 50% rispetto all’immesso al consumo.
“Si tratta di un dato significativo, che testimonia come il Paese abbia già superato, nel complesso, la soglia, considerando anche i risultati degli altri consorzi”. L’obiettivo europeo è chiaro: entro il 2030, almeno il 55% degli imballaggi in plastica dovrà essere riciclato.
Ciò che rende questo risultato ancora più rilevante è il modello operativo di Corepla: “Il nostro Consorzio raccoglie e gestisce tutti i tipi di imballaggi in plastica, senza concentrarsi solo sulle frazioni più facili o economicamente vantaggiose da riciclare. È un sistema inclusivo, potremmo dire ‘democratico’, che non seleziona solo ciò che conviene, ma prende in carico la complessità del materiale plastico nel suo insieme”.
Un piccolo motivo di orgoglio nazionale? “Assolutamente sì perché dimostra che, quando pubblico e privato collaborano in modo efficace, si possono ottenere risultati concreti e misurabili”.
La classifica delle regioni italiane più virtuose
Veneto e Sardegna si collocano stabilmente ai vertici per efficienza e risultati. Due territori molto diversi per dimensioni, struttura e geografia, ma accomunati da una forte cultura ambientale e da una determinazione concreta. “In entrambe le realtà c’è una testardaggine costruttiva, una volontà di fare le cose per bene che, alla lunga, ha dato i suoi frutti”.
Negli anni passati, le differenze tra le Regioni erano marcate, ma oggi il panorama è cambiato. “La crescente consapevolezza ambientale, unita a strumenti più efficaci messi a disposizione dei cittadini, ha ridotto il divario. Anche perché, è bene ricordarlo, se un cittadino si impegna a differenziare, ma poi vede che i rifiuti non vengono gestiti correttamente, la motivazione cala. E questo può accadere ovunque, indipendentemente dalla latitudine”.
Tra le regioni, si distinguono anche il Trentino-Alto Adige, la Lombardia e gran parte del Nord Italia, che continua a mantenere livelli di raccolta molto elevati.
Ma anche al Centro-Sud non mancano segnali positivi. “Stiamo assistendo a miglioramenti significativi in diverse aree del Mezzogiorno. I progressi più evidenti si registrano nei piccoli comuni, dove il senso di comunità è forte”. Corepla sta puntando proprio sulle grandi città per colmare il gap. “È lì che si gioca la partita più difficile, ma anche quella più importante”.
Dalla selezione alla chimica di frontiera
Nel mondo del riciclo e del recupero della plastica, la sfida tecnologica si gioca su tre fronti.
Il primo è la selezione dei materiali: quanto più si riesce a identificare e separare con precisione i diversi polimeri di cui è composta la plastica, spesso mescolati o accoppiati tra loro, tanto più efficace sarà l’intera catena del valore. Una selezione accurata è infatti la base per ottenere una materia prima-seconda di qualità e quindi un riciclo efficiente.
Il secondo fronte riguarda il processo di riciclo meccanico, che deve essere continuamente migliorato sotto il profilo tecnologico per garantire prestazioni sempre più elevate: meno sprechi, più efficienza energetica, maggiore qualità del materiale riciclato.
Ma la sfida forse più complessa è quella chimica. “Da appassionato della materia, lo considero il fronte più stimolante”, spiega il presidente. “Si tratta di lavorare su quelle plastiche che oggi non possono essere recuperate in modo efficace per tornare a essere oggetti. Qui si lavora sulla cosiddetta chimica di riciclo: processi come la pirolisi o la depolimerizzazione permettono di scomporre alcuni materiali plastici in molecole di base, riportandoli allo stato di materia prima”.
Questo approccio, noto anche come ‘closed-loop chimico’, permette attraverso il principio del ‘mass balance’ di reinserire la plastica nel ciclo produttivo, generando nuovi polimeri vergini partendo da materiali post-consumo. “È una frontiera ancora in fase di sviluppo, ma con potenzialità enormi: soprattutto per quei materiali che oggi finiscono in recupero energetico o, peggio, in discarica. Riuscire a riportarli allo stato di partenza significherebbe chiudere davvero il cerchio, trasformando un rifiuto complesso in una nuova risorsa”.

Obiettivo 2025: bottiglie in PET e raccolta diffusa
Un fronte altrettanto strategico riguarda il conferimento delle bottiglie in PET, su cui Corepla è impegnata con una campagna specifica. “Anche qui entriamo in un contesto molto preciso: quello del Green Deal europeo, spesso discusso, ma fondamentale nel fissare obiettivi concreti per il settore. Nell’ambito dell’iniziativa New Plastics Economy, i target di raccolta sono molto chiari: 77% entro fine 2025 e ben 90% entro il 2030. Siamo già vicini al 70% di raccolta e stiamo lavorando per colmare quel 7% mancante (da target 2025, ndr) con una serie di iniziative mirate, senza stravolgere il modello di gestione che l’Italia ha sviluppato finora”.
Le azioni introdotte spaziano dalla collaborazione con eventi sportivi e manifestazioni pubbliche alle scuole e ai contesti urbani ad alta frequentazione, dove il rischio di dispersione delle bottiglie è maggiore. “Portiamo la raccolta differenziata proprio nei luoghi dove queste bottigliette rischiano di finire nei cestini generici e andare perse. L’obiettivo è semplice: intercettarle prima che escano dal circuito virtuoso”.
Il presidente conclude sottolineando un’altro tema importante che impatta sul settore, ovvero la percentuale di materiale riciclato obbligatoria da utilizzare nel packaging: “Qualunque forma di incentivo, economico o normativo, finalizzato ad aumentare l’uso della materia prima seconda rappresenterebbe uno stimolo fondamentale per un’ulteriore diffusione del modello vincente dell’economia circolare italiana”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

