“Tu mi piaci troppo”, diceva il presidente Usa Donald Trump al principe ereditario Mohammed bin Salman lo scorso maggio a Riad, in occasione della firma dei ricchi accordi economici tra Usa e Arabia Saudita. Ora la consacrazione a stelle e strisce di bin Salman sta per completarsi: martedì 18 novembre verrà ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca.
Si tratta della prima visita di bin Salman in America dal 2018, anno dell’omicidio di Jamal Khashoggi da parte di agenti sauditi; un evento che non ha arrestato l’ascesa internazionale del leader de facto della monarchia saudita.
Per Donald Trump, che avrebbe previsto una cerimonia di benvenuto e una cena per bin Salman, si tratta di una visita di Stato anche se in teoria non lo è: formalmente a guidare l’Arabia Saudita è il padre quasi 90enne di ‘Mbs’, King Salman, nonostante di fatto sia il figlio a comandare.
I dossier Usa-Arabia Saudita
Sul tavolo con gli Usa c’è di tutto: petrolio, commercio, energia (anche nucleare), Difesa, tecnologia e intelligenza artificiale. Il Medio Oriente può essere una regione chiave nei piani di data center ‘Stargate’ capitanati da OpenAI, e uno di questi, negli Emirati Arabi Uniti, è stato già annunciato.
È il secondo appuntamento ufficiale Usa-Arabia Saudita dopo quello di maggio, quando fu Trump a fare visita a bin Salman. Per le aziende Usa, che aspirano ad entrare nelle filiere industriali saudite, può essere un incontro particolarmente redditizio.
Si punta a definire le promesse da 600 mld di dollari fatte dai petrolieri negli scorsi mesi, mentre per bin Salman gli Usa sono l’alleato migliore possibile in un contesto geopolitico instabile come quello mediorientale.
Cosa vuole bin Salman
Per Riad il quadro di riferimento è il piano Vision 2030, e gli Usa sono un player chiave per raggiungere molti dei suoi obiettivi.
Con l’appoggio americano bin Salman potrebbe rifornirsi di chip per la corsa all’intelligenza artificiale, che è molto accesa nello stesso Medio Oriente, con gli Emirati Arabi Uniti particolarmente attivi sui data center. A inizio novembre è stato annunciato che Microsoft manderà circa 60mila Gpu Nvidia (i Blackwell, ovvero quelli più avanzati) negli Emirati, previa autorizzazione da parte della Casa Bianca, che sta utilizzando le licenze sulle sue tecnologie per guidare la corsa mondiale all’intelligenza artificiale.
Electronic Arts: il colpo da 55 mld del genero di Donald Trump
Ma c’è anche l’energia nucleare, dove i sauditi sono indietro rispetto ai programmi degli Emirati e dell’Iran, e dove le discussioni con gli Usa ruotano intorno all’arricchimento dell’uranio e al riprocessamento del combustibile esaurito. L’America non vuole un altro Stato in grado di sviluppare una bomba atomica.
Gli Accordi di Abramo
Dal punto di vista geopolitico l’Arabia Saudita chiede da tempo un patto di difesa simile a quello che è stato fatto per il Qatar, da parte degli Usa, dopo il bombardamento di Israele a Doha per colpire obiettivi di Hamas. Il rapporto del regno con Israele sarà un fattore fondamentale per ottenere un patto di difesa ratificato dal Congresso USA, opzione meno probabile, che offrirebbe più garanzie a bin Salman.
Quello geopolitico è il quadro più complesso. L’obiettivo del presidente Usa è portare l’Arabia saudita a stringere il suo rapporto con Israele nell’ambito degli Accordi di Abramo. “Ne discuteremo”, ha detto Trump venerdì. “Spero che l’Arabia Saudita entrerà negli accordi di Abramo abbastanza presto”. Ma Israele è contrario all’idea di uno stato palestinese indipendente auspicato da Riad, una delle condizioni poste dall’Arabia Saudita.
Si cerca un potenziale accordo sugli F35, attualmente posseduti solo da Israele nella regione. L’Arabia Saudita, uno dei Paesi mediorientali che stanno spendendo di più su tecnologie militari, ne vuole acquistare quasi 50, e Trump vorrebbe approvare la vendita.
Non vanno dimenticati gli affari dello stesso presidente: la Trump Organization avrebbe diversi progetti in ballo nel regno tra Riad, Gedda e Diriyah. Il genero di Trump, Jared Kushner, è stato fondamentale per l’accordo dei sauditi su Electronic Arts, il buyout più ricco della storia di Wall Street.

